La Corte dei Conti rilancia l’ipotesi patrimoniale. Un intervento su “un nuovo prelievo patrimoniale appare auspicabile”, ma serve “una valutazione preliminare, riguardo alla caratteristica del prelievo, che da reale potrebbe essere trasformato in personale, considerando dunque tutte le forme di patrimonio e eventualmente la base familiare anziché individuale“, ha detto il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino in audizione in commissione finanza alla Camera. Carlino ha raccomandato di evitare “una tassazione patrimoniale personale che porti a casi di duplicazione del prelievo”. Meno di un mese fa anche la Banca d’Italia aveva evidenziato alcuni degli aspetti positivi di un’imposta sui patrimoni.

Il dibattito su un’imposizione patrimoniale sta crescendo in tutto il mondo. Da un lato è visto come uno dei modi per ri-bilanciare il carico fiscale dai redditi di lavoro a quelli che derivano dal capitale, dall’altro come sostegno per finanze pubbliche esauste dopo le spese per fronteggiare la pandemia. Negli ultimi decenni le aliquote su alti redditi e grandi ricchezze si sono via via ridotte fino ad arrivare, in alcuni paesi, a situazioni paradossali. Negli Stati Uniti, ad esempio, un operaio o un impiagato paga in tasse, in proporzione, più di miliardari come Jeff Bezos, Bill Gates o Warren Buffet. Gran Bretagna, California, Sud Africa, Germania sono solo alcuni degli stati che stanno valutando la possibilità di tassare le grandi ricchezze. Svizzera, Spagna e Argentina applicano già un prelievo di questo tipo. Anche il Fondo monetario internazionale si è recentemente espresso a favore di interventi fiscali che vadano a favore di una maggiore equità. Il Fattoquotidiano.it ha lanciato una raccolta firme (già a quota 75mila sottoscrizioni) per sensibilizzare la classe politica su questo tema. Un prelievo del 2% sui patrimoni superiori ai 50 milioni di euro riguarderebbe meno di 3mila contribuenti ma garantirebbe un gettito di circa 10 miliardi di euro che potrebbero essere utilizzati per aumentare il sostegno alle fasce di cittadini e alle categorie più in difficoltà.

Il ceto medio paga troppe tasse – Più in generale la Corte dei Conti interviene anche sull’opportunità di un ripensamento e riassetto del nostro sistema fiscale perché, spiega Carlino, l‘Irpef è molto sbilanciata sui redditi medi e con inefficienze legate all’andamento irregolare delle aliquote marginali effettive. “Se la revisione dell’Irpef era stata finora immaginata con una significativa riduzione del gettito, per alleggerire il carico sui redditi medi e anche per dar corso alle reiterate richieste degli organismi internazionali di spostare il carico fiscale dal lavoro verso specifiche forme di imposizione indiretta, non si puo’ ignorare che i prossimi anni richiederanno un considerevole sforzo fiscale per far fronte ai costi della pandemia”, ha detto il presidente. “Sara’ dunque necessario guardare all’efficienza e all’equita’ del sistema tributario nel suo complesso, ipotizzando varie forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti alla copertura del bilancio”.

Il presidente Carlino ha affermato che: “Non appare lungimirante affrontare il disegno di riforma dell’Irpef senza porsi come obiettivi strategici la lotta all’evasione, che rimane a tutt’oggi il più rilevante vulnus all’equità orizzontale e verticale”. Secondo il presidente “la revisione dell’Irpef dovrebbe essere preceduta da una chiara definizione degli obiettivi che con tale imposta si vogliono raggiungere e quindi il modello” di tassazione “con una base imponibile onnicomprensiva o, al contrario, scegliere la tassazione duale, ma in una logica di organicità e coerenza”.

A evadere sono autonomi e imprese – La propensione all’evasione e all’elusione (tax gap) “in ambito Irpef è stata pari, nel 2018 al 2,8% per i redditi da lavoro dipendente (4,4 mld di euro) e al 67,6% per i redditi da lavoro autonomo e di impresa (32,7 mld di euro)”, ha riferito il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino nell’ambito della riforma dell’Irpef. “Il divario tra gettito teorico ed effettivo (tax gap) per diverse categorie di reddito, anche se non completamente ascrivibile a evasione, appare più ampio nel caso dei redditi di lavoro autonomo che non in quello dei redditi da lavoro dipendente”.

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