Sono quasi 2 milioni le dosi dei vaccini anti-Covid somministrate in Italia da quando è stata avviata la campagna. Il dato emerge dal bollettino in tempo reale consultabile sul sito del ministero della Salute. Alle 18.45 di domenica 31 gennaio, il totale di fiale iniettate ammonta a 1.958.691. I cittadini che hanno ricevuto anche la seconda dose, invece, al momento sono più di 600mila. Le Regioni più avanti con la campagna sono la Campania – che ha somministrato il 98% delle dosi disponibili – e le Marche (94,4%), seguite da Umbria, Piemonte e Toscana, tutte sopra il 90%. Le categorie coinvolte per ora restano quelle degli operatori sanitari (1.394.953 iniezioni), seguiti dagli impiegati negli ospedali (363.364) e dagli anziani nelle Rsa (185.591), ma con il via libera al farmaco prodotto da Astrazeneca la platea presto verrà allargata. Proprio oggi la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, ha annunciato che la casa farmaceutica ha parzialmente ridotto il taglio alle consegne annunciato per il primo trimestre.

“AstraZeneca consegnerà 9 milioni di dosi aggiuntive nel primo trimestre (40 milioni in totale) rispetto all’offerta dell’ultima settimana e inizierà la distribuzione una settimana prima rispetto a quanto programmato”, si legge in un tweet. “Inoltre la compagnia amplierà anche la sua capacità di produzione in Europa”. Il risultato è stato ottenuto al termine di lunghe trattative con Astrazeneca, al centro del braccio di ferro con Bruxelles per la riduzione delle consegne e la pubblicazione del contratto avvenuta nei giorni scorsi. Von der Leyen ha annunciato l’incremento delle dosi dopo aver incontrato i Ceo delle aziende farmaceutiche con cui la Commissione europea ha firmato accordi di acquisto di vaccini contro il Covid-19. Già nelle prossime settimane, quindi, il siero prodotto da Astrazeneca con l’università di Oxford e l’Irbm di Pomezia potrà essere somministrato in Italia. L’Aifa ha dato il suo via libera subito dopo l’Agenzia europea del farmaco, ma ha posto una condizione: dovrà essere utilizzato “in via preferenziale” con chi ha “dai 18 ai 55 anni“. Il motivo è che “non ci sono ancora abbastanza risultati nei partecipanti più anziani” alla sperimentazione “per fornire una cifra su quanto bene funzionerà il vaccino in questo gruppo”.

Sulla questione è intervenuto in serata il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, spiegando che “con AstraZeneca avremo l’importante opportunità di ridurre la moltiplicazione dei contagi. Appena arriva, speriamo dalla settimana prossima – ha sottolineato a Che tempo che fa su Rai 3 – avremo due percorsi paralleli. Da una parte la riduzione dei decessi e delle terapie intensive” con Pfizer e Moderna “e dall’altro la riduzione dei contagi” con AstraZeneca. Sullo sfondo, però, restano i problemi legati alla riduzione delle dosi destinate a tutti i Paesi Ue, Italia compresa. “Abbiamo iniziato il piano delle vaccinazioni con uno schema che prevedeva in Italia sarebbero arrivati 28 milioni e 600 mila vaccini. Stiamo lavorando adesso con uno schema che prevede 11 milioni e 200 mila vaccini. Si tratta di oltre il 60% in meno“, ha chiarito Arcuri. Il motivo, conclude, è che “mentre c’era un grande sforzo della scienza in ricerca, sviluppo e sperimentazione non è stato fatto un uguale sforzo per attrezzare i siti produttivi nel mondo. E’ stato immaginato di poter produrre quantità di vaccino clamorosamente superiori della capacità produttiva. Non è stato fatto dai produttori sforzo di implementazione di siti produttivi”.

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