Un algoritmo “mal funzionante” e “freddo”. Un meccanismo di calcolo “non trasparente”, che avrebbe spinto la Regione Lombardia in zona rossa. Ancora di più: “A noi non è dato di sapere di un algoritmo segreto che hanno e usano solo a Roma”. Il battage di Attilio Fontana contro il metodo di calcolo dell’indice Rt impostato da Istituto Superiore di Sanità e Fondazione Bruno Keller va avanti da giorni. Il messaggio è che l’algoritmo non sia noto dentro gli uffici del Pirellone, né ai vertici né ai funzionari visto che anche il direttore generale del Welfare, Marco Trivelli, ha bocciato il meccanismo di calcolo definendolo “non noto”. Se il 15 gennaio la Lombardia si è ritrovata con le restrizioni più dure per prevenire il contagio da Sars-Cov-2, sembra di leggere tra le righe, è tutta colpa di questo “benedetto” (sempre Fontana) algoritmo. Perché le elaborazioni fatte a livello centrale sono “molto meno chiare”, secondo l’assessora al Welfare Letizia Moratti. Tanto che il governatore si è spinto a dire di ritenere “probabile” che anche altre Regioni abbiano potuto subire una sovrastima dell’indice Rt da cui dipende la collocazione in fascia gialla, arancione e rossa.

E cosa ne pensano le altre Regioni, appunto? Ilfattoquotidiano.it ne ha sentite diverse, superando anche le spiegazioni dell’Istituto Superiore di Sanità che aveva già chiarito come “si tratta di un meccanismo trasparente, noto e standardizzato a livello internazionale”. Il presidente Silvio Brusaferro aveva anche sottolineato che “è rintracciabile da ognuno sul sito dell’Istituto”. Da Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Molise è arrivata una risposta inequivocabile alle due domande. La prima: “È noto alla vostra struttura qual è l’algoritmo con il quale si calcola l’indice Rt? In altri termini, vi è stato spiegato da Iss e Fondazione Bruno Kessler?”. E poi: “Vi è stato fornito dall’Iss un software per calcolare, diciamo in via ufficiosa, qual è l’indice Rt della settimana di riferimento del monitoraggio?”. Le Regioni, amministrate sia dal centrodestra che dal centrosinistra, hanno fornito delucidazioni univoche, contrarie a quanto Fontana ripete da giorni.

“Il gruppo di lavoro delle Regioni con la cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità ha effettuato diversi incontri per affrontare l’analisi dell’indicatore Rt, sia per quanto riguarda le modalità di calcolo dell’indicatore e sia per le modalità di utilizzo e comunicazione dei parametri”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Marco Pompili, responsabile Osservatorio Epidemiologico Regione Marche. Un webinar sul tema, confermano dalla Regione Lazio, si è tenuto a giugno. Stessa risposta anche dal Molise, dove sono andati oltre: “Noi abbiamo una particolarità, perché essendo una regione molto piccola, le nostre variazioni sono ampie e spesso, nel giro di una settimana, ci ritroviamo da valori inferiori a 1 a valori alti – dice Oreste Florenzano, direttore dell’Asrem – Abbiamo approfondito il funzionamento: è certamente complicato, ma allo stesso tempo ci è sicuramente noto”. Un laconico “sì” è arrivato anche da Toscana ed Emilia-Romagna, che confermano come Istituto Superiore di Sanità e Fondazione Bruno Kessler abbiano spiegato il metodo di calcolo dell’indice Rt.

Non solo. “La Fondazione Bruno Kessler ha sviluppato un corso di formazione (webinar) per spiegare la modalità di calcolo dell’indice Rt e, in accordo con la cabina di regia dell’Iss, è stato inviato alle regioni del materiale per sviluppare algoritmi di calcolo”, dice ancora Pompili. Non è stato fornito un software, ma sono stati spiegati i “parametri di calcolo attraverso l’utilizzo di un programma”. È ciò che dalla Regione Lazio chiamano tecnicamente “script” che le strutture possono utilizzare in “un software statistico”, mentre l’assessorato alla Salute della Regione Toscana la chiama “formula”. Nulla di segreto, in ogni caso, e la possibilità di calcolarsi “in house” il valore in via ufficiosa.

Negli scorsi giorni l’Istituto Superiore di Sanità aveva già spiegato come l’algoritmo fosse stato illustrato “in dettaglio a tutti i referenti regionali” perché “lo potessero calcolare e potessero verificare da soli le stime che noi produciamo, ed è perciò accessibile a tutti”. L’Iss aveva inoltre sottolineano come l’algoritmo “segreto e che usano solo a Roma”, parole di Fontana, è stato introdotto ad aprile e “non è mai cambiato”. Il 13 gennaio ha elaborato un valore dell’indice Rt di 1,44 sulla base dei dati inviati dalla Lombardia, nonostante in una precedente mail, il 7 gennaio, l’Iss scriveva al Pirellone per evidenziare un “problema nei vostri dati”. Nelle ore successive, i funzionari regionali hanno ricevuto il risultato con una richiesta di “verifica e validazione”. Non hanno contestato la stima e 48 ore dopo il ministro Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza per collocare la regione in zona rossa, fino al nuovo invio di dati del 20 gennaio quando il Pirellone ha classificato in maniera più precisa lo ‘stato clinico’ dei casi sintomatici, riducendo di oltre 9mila unità quelli che rientrano nel calcolo dell’indice Rt facendolo crollare a 0,88. Un valore che ha permesso a 10 milioni di cittadini di tornare in zona arancione.

Hanno collaborato Martina Milone e Vincenzo Bisbiglia

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