Non cancellare né sostituire, ma accompagnare. L’illustrazione, spiega Antonio Vincenti in arte Sualzo, dovrebbe rapportarsi così al testo scritto. “Creare spazi intorno alle parole e comunicare qualcosa che queste non dicono. L’immagine non deve fare né da supplente né da elemento di ridondanza. È altro”. Fumettista e disegnatore, Sualzo ha illustrato la biografia di Anne Frank – Anne Frank, la mia vita – firmata Mirjam Pressler (1940-2019), autrice e traduttrice, edito da Edizioni Sonda. Il testo, in libreria e online dal 14 gennaio, racconta la vita della ragazza delineandone i tratti caratteriali, il contesto familiare e l’impatto con il nazismo. Su tutto, i giorni passati nella casa di Prinsengracht 263, ad Amsterdam, e il rapporto con la scrittura, evidente nella realizzazione del diario divenuto poi documento storico e pietra miliare della letteratura occidentale.

L’autrice, vincitrice di numerosi riconoscimenti fra cui il German Literary Prize for Children’s Books e il Book Prize, punta a un obiettivo complesso: ritrarre Anne senza l’ombra dell’icona Anne Frank. Al contrario, presentandola come ragazza alle prese con il proprio processo di crescita e le proprie passioni. La guerra è al tempo stesso sfondo e protagonista. “Il tema è declinato in diciassette facce differenti, cioè i capitoli. La sfida più difficile è stata trovare il tono di voce adatto per descriverli. Impossibile pensare di farlo con leggerezza, sbagliato usare troppa drammaticità. Ho cercato di trovare uno stile che rispettasse la densità della storia senza appesantirla”, prosegue Sualzo. Un lavoro che prende avvio dalla documentazione: foto, archivi, immagini storiche. Visita – virtuale, causa Covid – del Museo di Anne Frank, dove è ricostruito l’alloggio in cui hanno vissuto per due anni i coniugi Frank con le due figlie, la famiglia Van Pels e Fritz Pfeffer.

“La famiglia di Anne aveva un numero molto ampio di fotografie per l’epoca. Le ho studiate, capendo come restituirle. Anche in questo caso si trattava di usare equilibrio: aderire alla realtà storiografica e riportare quindi le fisionomie dei personaggi senza però usare una precisione fotografica, che non sarebbe servita e non rientra nel mio stile”, continua. “Il personaggio che mi ha colpito di più è Otto Frank, padre di Anne. Ha un viso che, come disegnatore, ho trovato accogliente. Mi è riuscito subito, con pochi segni: quello che vorresti succedesse anche quando inventi un personaggio dal nulla”. Anne, invece, è più complessa: “Proprio perché ha un volto più regolare. Ma ci tenevo a rappresentarla nel miglior modo possibile, data anche la sua importanza nella storia”.

Fra le illustrazioni più particolari c’è quella che introduce il capitolo cinque, “I Paesi Bassi e gli ebrei”. Qui si ritrova l’iconografia tradizionale di alcuni ortodossi: gli abiti, le acconciature, i cappelli. “Ho conosciuto la storia di Anne Frank a scuola, come penso succeda a quasi tutti. Da lì ho sempre cercato di approfondire la cultura ebraica. Questo libro è stato pensato per essere letto dopo il diario, come approfondimento per capire la ragazza che lo ha scritto e il suo contesto di vita”, chiude Sualzo. “Soprattutto in una vicenda del genere, credo che le immagini e i disegni debbano ritagliarsi il ruolo di accompagnatori: come un momento di raccoglimento che predispone il lettore a capire quanto seguirà, e che lo aiuti a entrarci in contatto”.

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