Da quello che ho capito, sono iniziate le consultazioni. No, non per il governo, lì rinuncio a capire. Sono iniziate le consultazioni della ministra della Pubblica istruzione che, sollecita e materna, interpella i futuri maturandi su quale sia la forma preferibile per loro, in vista del prossimo esame di maturità.

Se qualcuno si fosse premurato di domandare a me e ai miei compagni di classe, ai nostri tempi, senza pandemia, come avremmo voluto l’esame di Stato, sono piuttosto che certa che avremmo risposto, compatti, cortesi ma fermi: “preferiremmo non farlo, grazie”. Il sogno è sempre quello di Notte prima degli esami, la cancellazione dell’esame di maturità, tipo la grazia concessa dal sovrano. Poi magari ci sono dei responsabili che l’esame lo vogliono e lo vogliono serio e impeccabile, i responsabili ci sono sempre, ci mancherebbe. Tuttavia mi pare che quest’anno si navighi un po’ a vista anche in merito alla tanto attesa maturità che è uno di quegli argomenti su cui si versano fiumi di inchiostro.

Intanto siamo alla fine di gennaio e dalle trincee scolastiche ci piacerebbe avere qualcosa in più di un sondaggio, due gossip e tre indiscrezioni. Non che le informazioni sulla maturità arrivino di regola con molto anticipo, il maturando deve soffrire e macerarsi nell’incertezza e nell’indeterminazione. Posso anche capire nel 2020, quando lo tsunami si è abbattuto sulla scuola scuotendola dalle fondamenta e ci si è ricordati dei maturandi soltanto per tranquillizzarli sulla promozione prima e poi per convocarli ad un maxi-orale dopo.

Sull’opportunità di farlo, l’esame, sostenendolo così com’è, con l’anno che abbiamo sulle spalle, le posizioni sono contrastanti. Quello che però non capisco è come, a un anno dall’emergenza che ormai dobbiamo chiamare quotidianità, la possibilità più probabile sia l’italianissimo “dài, facciamo come l’altra volta che è andata bene”.

E ci sono un paio di cose che non mi tornano. Intanto vorrei che qualcuno mi spiegasse perché al momento abbiamo più certezze sul Festival di Sanremo che sulla maturità, forse è un segnale della lista di priorità in questo paese. Poi mi chiedo, nel caso si opti per il maxi-orale un’altra volta, perché adesso, a gennaio, sia possibile avere in classe 24 studenti per volta, dieci classi alla volta, per un totale pari alla metà della popolazione scolastica degli istituti, ma a giugno, con le finestre aperte e i banchi sparpagliati nei corridoi della scuola deserta, non ci sia abbastanza sicurezza per mettere i soli alunni delle quinte davanti ad un foglio.

E’ perché gli scritti durano ore? Facciamoli uscire a metà, sanifichiamo. E poi se copiano? Copiavano anche prima, quelli che volevano copiare, e poi veniamo da un anno di Dad, ormai non sanno più come si copia in versione cartacea. Non ci sono gli spazi? E lo spazio per il pubblico dell’Ariston però c’è. E allora, già che ci siamo, facciamolo all’Ariston ‘sto benedetto esame. E in tutti gli altri teatri, che tanto sono tristemente vuoti.

Io, se il presidente di commissione mi aiuta a scendere lo scalone, faccio volentieri il commissario. Mi cambio d’abito anche, leggo le tracce dello scritto e annuncio il maestro Beppe Vessicchio. Dopo un anno di didattica a distanza ho fatto più ore in video io di Amadeus.

Diteci qualcosa, ditecelo presto. Perché Sanremo è Sanremo. Ma anche la maturità è la maturità.

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