Dopo la vendita di Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e Nuova Ferrara, il gruppo Gedi che fa capo alla famiglia Agnelli ridisegna le direzioni delle testate del Nordest. Con una decisione improvvisa che fa salire sulle barricate i redattori del Piccolo, entrati in sciopero contro l’editore. Fabrizio Brancoli, ex direttore del quotidiano toscano con sede a Livorno ceduto a Sae, prende la responsabilità di Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, Nuova Venezia e Mestre e Corriere delle Alpi. Omar Monestier, già direttore del Messaggero Veneto, guiderà anche Il Piccolo, con Roberta Giani (ex direttrice della Gazzetta di Modena) come condirettrice e Paolo Mosanghini condirettore. Paolo Possamai diventa direttore del Nordest Economia e secondo Primaonline costruirà un nuovo “contenitore di informazione economica” per le testate del Nordest. Enrico Grazioli lascia la direzione del Piccolo e assume la direzione della Gazzetta di Mantova al posto di Paolo Boldrini che lascia il gruppo come Alberto Bollis, finora vice direttore del Piccolo, sollevato dall’incarico. Al Corriere delle Alpi viene nominato vice direttore Luca Traini, ex direttore di La Nuova Ferrara.

La rappresentanza sindacale (cdr) dei redattori del Piccolo ha dichiarato “la propria contrarietà all’operazione che prevede, con effetto immediato da oggi, un cambio radicale dei vertici del quotidiano. L’attuale direttore del Messaggero Veneto di Udine e Pordenone Omar Monestier sarà anche direttore del Piccolo di Trieste, Gorizia e Monfalcone, concentrando nel proprio ruolo le direzioni dei due principali quotidiani del Friuli Venezia Giulia. Un fatto senza precedenti, che secondo l’assemblea dei redattori del Piccolo mina l’autonomia del quotidiano di Trieste, Gorizia e Monfalcone proprio nell’anno in cui ricorrono i 140 anni dalla nascita del giornale stesso”. Anche perché “la Venezia Giulia e il Friuli sono due realtà territoriali dalle tradizioni e dai riferimenti culturali estremamente differenti, riconosciuti e sanciti anche dalla specialità di questa Regione, non facilmente omologabili”. Subito dopo il voto di fiducia per il nuovo direttore, passato all’unanimità, l’assemblea dei redattori che era già in stato di agitazione ha proclamato uno sciopero immediato di una giornata “per esprimere contrarietà al metodo utilizzato dall’editore per i cambi alla guida del giornale, con un preavviso di meno di 24 ore rispetto all’effettiva entrata in vigore del nuovo assetto, modificato in maniera radicale anche da un punto di vista storico-culturale, che prevede una direzione unica regionale tra il Piccolo e il Messaggero Veneto”.

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