L’ipotesi della “migrazione” si faceva sempre più consistente ogni volta che Twitter decideva di bollare come potenziali fake i suoi tweet. Ma dopo la rimozione definitiva del suo account sul sito di microblogging e la sospensione per almeno due settimane su Instagram e Facebook, Donald Trump e molti dei suoi sostenitori avevano deciso di trasferirsi stabilmente su Parler, social anti-censura molto usato dalla destra americana. Adesso, però, Apple, Amazon e Google hanno deciso di rimuoverlo dai loro server, il che significa che il social ora dovrà trovare un nuovo server di web hosting entro domenica sera o scomparirà dalla rete. Decisioni che arrivano dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio, fomentato da un comizio del tycoon e da migliaia di messaggi via social che inneggiavano all’odio e alla presa del Parlamento.

Amazon afferma di aver trovato su Parler 98 post che incoraggiano alla violenza, ma il primo a decidere di rimuoverlo era stato Apple, che l’ha tolto dal suo App Store perché non ha preso le misure necessari affrontare i discorsi di odio e violenza. “Abbiamo sempre sostenuto che i diversi punti di vista dovessero essere rappresentati sull’App Store, ma non c’è spazio sulla nostra piattaforma per la violenza e l’attività illegale“, afferma Apple. “Parler non ha preso le misure adeguate per affrontare il proliferare di queste minacce sulla sicurezza della gente”.

Sono state nette le prese di posizione dei big della Rete dopo i fatti del 6 gennaio, che hanno sconvolto la politica americana e l’opinione pubblica internazionale, spingendo la Camera a proporre già lunedì l’avvio del procedimento di impeachment per Trump. Anche YouTube ha deciso di agire contro il podcast “War Room” di Steve Bannon, ex stratega del tycoon e guru dell’estrema destra americana, per aver ripetutamente violato le regole interne alla piattaforma video che proibiscono la diffusione di affermazioni false sull’esito delle elezioni del 2020. “Il canale di Bannon le ha violate per almeno tre volte nell’arco di tre mesi ed è pertanto messo permanentemente al bando”, ha indicato un portavoce. “War Room andava in onda il venerdì sera. Tra gli ultimi ospiti Rudy Giuliani, che, parlando dell’assalto a Capitol Hill, aveva addossato la responsabilità alla “gente che impone la soppressione del voto”, vale a dire i leader che non appoggiano le false pretese del presidente Donald Trump di avere perso il 3 novembre a causa di frodi elettorali.

Youtube era già intervenuto per censurare Bannon per un video in cui aveva chiesto di “decapitare” Anthony Fauci, affermazione che aveva spinto Twitter a sospendere il suo account lo scorso novembre. Ora se si digita l’indirizzo del canale “War Room” si ha il messaggio di errore.

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