Il Comune di Tolentino (Macerata) consegna le chiavi di 21 appartamenti alle famiglie terremotate ricavati dallo scheletro di un centro commerciale mai realizzato. Ma dentro non ci sono mobili e manca l’allaccio della luce. Stamattina la cerimonia ufficiale, alla presenza delle autorità tra cui il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, all’interno del cantiere ancora aperto di un progetto che complessivamente costerà 6 milioni di euro oltre a 700mila euro per le opere di urbanizzazione, finanziato dalla Regione Marche. Siamo nella frazione di Borgo la Rancia, quasi di fronte all’omonimo castello diviso dalla statale 77, una decina di chilometri fuori dal centro abitato del popoloso quartiere del maceratese (quasi 20mila abitanti), uno dei più grandi all’interno del cratere del terremoto che ha stravolto il centro Italia tra il 24 agosto e il 30 ottobre 2016.

L’amministrazione comunale, subito dopo la prima fase seguita al dramma delle scosse che hanno provocato danni molto ingenti e 3mila sfollati, ha scelto di differenziarsi rispetto alla quasi totalità dei Comuni delle quattro regioni colpite. Al posto delle Sae (Soluzioni abitative d’emergenza), le famose ‘casette’, il sindaco Giuseppe Pezzanesi, forte della sua maggioranza di centrodestra in consiglio, ha optato per gli appartamenti in edifici definitivi a tutti gli effetti, sempre però all’interno del concetto di ‘soluzioni di emergenza’. Il piano, con annessa graduatoria, è partito nel 2017 e prevedeva di consegnare 199 alloggi entro il mese di agosto del 2019. Siamo a gennaio del 2021 e dei circa 200 appartamenti ne sono stati consegnati appena 29: ai 21 inaugurati stamattina se ne devono aggiungere altri 4 in frazione Paterno e altrettanti a Sant’Angelo, tutti molto lontani dal centro abitato.

E gli altri? I 25 che andranno a comporre il mosaico definitivo del plesso di Borgo la Rancia, secondo l’ultimo ed ennesimo crono-programma, dovevano essere finiti e consegnati a febbraio 2020, ma slitteranno di qualche mese. Per i restanti, in particolare per tre siti più vicini alla città, siamo ancora alle fondamenta o addirittura neppure a quelle. Qui entra in ballo il concetto dell’emergenza applicata alla tempistica che le si vuole dare. A quasi quattro anni e mezzo, 1.600 giorni esatti, dalla prima e devastante scossa tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, più che di emergenza si dovrebbe parlare di cronicità di un malessere: “Sui tempi della consegna di questi appartamenti convengo con lei – ammette il capo della protezione civile Borrelli -, ma deve capire che viviamo in un Paese ostaggio della burocrazia. La mia presenza a Tolentino oggi è legata proprio alla volontà di chiedere scusa alle famiglie per le lungaggini, ripeto, non volute da noi, ma inevitabili. Una soluzione attesa a lungo eppure ponderata, perché invece delle Sae si ottengono edifici e alloggi definitivi che torneranno utili in futuro, a costi inferiori e senza consumare territorio come il plesso inaugurato. In effetti una volta entrato e notato che gli appartamenti erano sprovvisti di tutto ho subito spinto il sindaco e la Regione (presente Guido Castelli, vicesindaco e assessore al bilancio della giunta di destra guidata da Francesco Acquaroli, ndr., e Massimiliano Bianchini, presidente dell’Erap, l’ex Case Popolari, gestore della struttura) a fare qualcosa. Penso ai mobili, ad esempio, mentre il fatto che manchi l’allaccio della corrente elettrica me lo dice lei, non lo sapevo. Ne chiederò conto al sindaco in prima persona”.

E qui torniamo all’attualità quotidiana e alla grande cerimonia odierna, riservata però soltanto alle famiglie assegnatarie. Fuori tutte le scocciature e inviti non allargati all’opposizione in consiglio comunale. L’area di Borgo la Rancia è ancora un cantiere aperto visto che meno della metà delle unità abitative sono state consegnate. E non sono tutte rose e fiori. Il concetto della cessione ‘chiavi in mano’ prevede che il prodotto fornito sia comprensivo di tutto, ma non è certo questo il caso, come confermato dallo stesso Borrelli: “Queste chiavi le riporterò in Comune – reagisce uno dei cittadini inseriti nella graduatoria a cui è stato affidato l’appartamento a Borgo la Rancia -. Sono pensionato e stavo in centro prima del terremoto, adesso mi hanno buttato quaggiù. In questi anni ho vissuto in emergenza, ora dovrò spendere soldi per il trasloco delle poche cose e per il grosso dei mobili”.

Un problema, quello dei mobili negli alloggi, che riguarda la maggior parte delle famiglie assegnatarie, costrette in questi anni ad arrabattarsi tra sistemazioni di fortuna, appoggi presso parenti o anche peggio, come alcuni nuclei di origini straniere. Visto l’andazzo sui tempi della consegna delle case, alcune delle quali potrebbero diventare usufruibili non prima del 2022, nei mesi scorsi 16 famiglie che si erano iscritte alla famosa graduatoria del 2017, poi modificata e aggiornata, hanno deciso di cancellarsi. In un primo momento il Comune aveva confermato che avrebbero comunque continuato a percepire il Cas, il Contributo di autonoma sistemazione, per poi fare retromarcia. Secondo Borrelli “il Cas a quelle famiglie va interrotto perché lo Stato ha fatto investimenti su quegli edifici e in caso di mancata occupazione si rischia il danno erariale”.

Su questo argomento si esprime Flavia Giombetti, battagliera referente del Comitato Sisma 30 Ottobre, tolentinate ed essa stessa buttata fuori dalla sua casa dalle scosse dell’ottobre 2016: “Forse questi signori non hanno ben capito i drammi attraverso cui molte famiglie sono passate – attacca la Giombetti, la cui casa di proprietà dove viveva è stata classifica E, quindi gravemente lesionata -. Io stessa ho dormito in macchina per svariate notti, poi la ricerca spasmodica di un tetto sopra la testa e quindi della serenità per la famiglia. Ci aspettavamo gli alloggi due anni fa, non nel 2021, l’emergenza non può essere giustificata dopo quasi cinque anni. Nel frattempo molti si sono sistemati in attesa di poter rientrare nelle loro case d’origine una volta ricostruite e rese agibili. Questa gente si dovrebbe spostare di nuovo, in capo al mondo, in soluzioni non desiderate per poi dover ancora traslocare quando le case saranno ricostruite e la Protezione civile interrompe l’erogazione del Cas? Siamo alla follia, ma non staremo fermi a guardare. Sull’inaugurazione di stamattina, un vero e proprio teatrino per allenare l’egocentrismo istituzionale, non mi aspettavo che Borrelli decidesse di far parte a quella sceneggiata”.

(immagine d’archivio)

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