“Dolce&Gabbana potrebbero spostare la produzione a Polizzi Generosa e non pagare tributi”. Così esordisce Vincenzo Lapunzina, coordinatore del comitato Zone Franche Montane di Sicilia, per spiegare la loro protesta. Sono in presidio da 21 giorni, in un camper nel cuore dell’isola: “Siamo allo svincolo di Irosa dall’11 dicembre – spiega al telefono -, abbiamo scelto questo posto perché è un punto nodale che collega l’est con l’ovest dell’Isola. Ecco, noi da qui e non ci muoviamo fin quando non avremo rassicurazione che la legge avanzerà”.

Una legge per l’istituzione di una zona franca per i comuni sotto i 15 mila abitanti e sopra i 500 metri di altezza, già votata dall’Assemblea siciliana lo scorso anno, ma che per l’entrata in vigore deve attendere l’approvazione del Parlamento: “La copertura finanziaria in Sicilia non c’è, e non c’è un accordo finanziario tra Stato e Regione, per questo l’istituzione di una zona franca deve essere decisa dallo Stato a cui vanno i tributi dei cittadini, e noi stiamo chiedendo che una parte ritornino per salvare le comunità montane della nostra terra, avvilite dallo spopolamento: soltanto nel 2019 dalle Madonie 409 persone hanno chiesto il trasferimento del libretto sanitario”. Da Linguaglossa ad Erice, da Montalbano a Mussomeli, è la Sicilia meno estiva e forse meno patinata, di certo inginocchiata dallo spopolamento e adesso ancor di più dall’effetto Covid. La zona franca riguarderebbe la comunità montane di tutte e 9 le province, e potrebbe dare una scossa a borghi ormai quasi fantasma: “Zone ai margini: le persone da qui se ne vanno perché non hanno lavoro, non posso programmare una vita qui. L’anno scorso l’Ars ha approvato una vera legge di autentica prospettiva ma serve l’attenzione di tutto il Paese per la nostra sopravvivenza”, continua il coordinatore del comitato. Ben prima del 2019, dalle Madonie è andato via, per esempio, Domenico Dolce, non a caso Lapunzina lo citava, lo stilista ha qui le sue origini: “Un modo per dire che dell’approvazione di questa legge godranno innanzitutto gli imprenditori del Nord”.

Perché? La legge voto approvata dall’assemblea siciliana il 17 dicembre del 2019, prevede una serie di agevolazioni fiscali, tra i quali la riduzione dell’Imu per le nuove attività nei locali sfitti, esonero da contributi a scalare per le imprese, l’Iva agevolata, le agevolazioni per le startup: “Ma per vendere la provola di Montalbano, per fare un esempio, dovrò per forza acquistare le vasche del latte dall’Emilia, perché in Sicilia non ci sono. Oppure le macchine per i biscotti, ma anche i barattoli: qui non ci sono produttori di barattoli, di tappi, di inchiostro per le etichette e non ci sono produttori di macchine per i biscotti: si dovrà comprare dal Nord, per questo il presidente di Confindustria dovrebbe essere il primo a capire l’interesse di tutti perché la legge passi. Dovrebbe, anzi, venirgli l’acquolina in bocca”.

Adesso è ferma al Senato: “Più che ferma, diciamo che cede il passo – spiega ancora Lapunzina -: il vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, ha atteso un mese per farsi audire in commissione, poi il presidente della commissione gli ha chiesto una relazione, ed è passato un altro mese, e così siamo arrivati fino ad oggi”.

Al ventunesimo giorno di presidio, l’ultimo dell’anno e così inizierà il nuovo: “Ci sono 133 sindaci che turnano: ogni giorno due sindaci si danno il cambio e abbiamo previsto una turnazione almeno fino a fine febbraio ma speriamo di poter finire prima”. Dovesse essere approvata dal Senato, però, la legge deve poi passare il vaglio della Camera: “La legge voto sulle Zfm approvata all’unanimità dal parlamento siciliano merita tutta l’attenzione del parlamento nazionale”, sottolinea Gandolfo Librizzi, sindaco di Polizzi Generosa. Che ne è certo: “Può rappresentare la svolta per le aree interne e cosiddette marginali per fermare lo spopolamento. Non sono territori a perdere ma spesso custodiscono un patrimonio di ricchezze ambientali e naturali preziosi per tutti, per esempio l’acqua. Se le persone non vi vivono più si depauperano e si distruggono equilibri delicati. Perciò occorre lottare perché tutti si convincano che questa legge serve a tutti, non solo ai comuni montani”.

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