L’aborto è diventato legale in Argentina. Ci sono voluti 15 anni e vari progetti di legge bocciati, ma oggi alle 4.12 del mattino (le 8.12 in Italia) il Senato, dopo una maratona di oltre 12 ore, ha approvato la legge sull’interruzione della gravidanza con 38 voti a favore e 29 contro. Una decisione storica, che colloca il paese tra i pochi in Sudamerica dove l’aborto è legale in tutti i casi.

La votazione sul provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, è avvenuta dopo un lungo dibattito durante il quale alcuni senatori incerti hanno alla fine deciso di appoggiare la proposta del governo. A seguirlo e attenderlo le migliaia di sostenitori e sostenitrici della Campagna per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito, con indosso i tradizionali ‘pañuelos verdes‘ (fazzoletti verdi) sulla piazza all’esterno del Parlamento, così come in altri paesi di tutto il Sudamerica.

L’annuncio ufficiale (“Il progetto è approvato!”) fatto dalla presidente del Senato, Cristina Fernández de Kirchner, ha messo fine ad uno sforzo di legalizzazione dell’interruzione della gravidanza cominciato in Argentina 15 anni fa. Il provvedimento (simile a quello che nel 2018 non era passato al Senato sotto il governo Macri) permette l’aborto fino alla 14esima settimana di gestazione, mentre non pone limiti di tempo se la gravidanza è frutto di una violenza o se la madre corre pericolo di vita (gli unici due casi in cui finora era consentito). È prevista per i medici la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza, facendo in modo però che la donna venga assistita tempestivamente da altri medici. Le minori di 13 anni potranno interrompere la gravidanza con l’assistenza di almeno uno dei genitori o di un tutore legale, le adolescenti tra i 13 e 16 anni necessiteranno di un’autorizzazione se il procedimento può compromettere la loro salute, mentre le ragazze con più di 16 anni potranno decidere da sole.

Fino ad oggi, in America Latina, ad avere una legge che legalizza l’aborto senza limiti erano Uruguay, Cuba, Guyana e Città del Messico (ma non l’intera Nazione), è totalmente proibito in Salvador, Nicaragua, Honduras, Haiti, Repubblica Dominicana, mentre altri Paesi, come il Cile, lo permettono solo in alcuni casi specifici. “L’aborto sicuro, legale e gratuito è legge. Su questo mi sono impegnato durante la campagna elettorale – ha scritto su Twitter il premier argentino, Alberto Fernandez – Oggi siamo una società migliore che amplia i diritti delle donne e garantisce la salute pubblica”.

Non tutti però hanno accolto con la stessa gioia questa decisione. Papa Francesco, senza fare esplicito riferimento al suo Paese natale, aveva scritto durante la votazione: “Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità”.

In un anno difficile, questo è un traguardo importante per il presidente Fernandez che però rischia così di perdere un alleato importante, quale è il Papa (a cui lo scorso gennaio il premier aveva chiesto aiuto), in vista della rinegoziazione del debito con il Fondo Monetario Internazionale. Il voto arriva in un momento poco opportuno secondo il clero argentino, nel mezzo della pandemia, che ha già ucciso 42mila persone, con un sistema sanitario messo a dura prova. Ha inoltre infastidito parecchio la forte pressione fatta dal presidente sui senatori e governatori e la tempistica del voto arrivato proprio poco dopo Natale, festività cara alla Chiesa che celebra la nascita. Molti ecclesiastici credono che Fernandez abbia sottostimato la reazione della Chiesa e del Papa. Oltre il 60% degli argentini si dichiara infatti cattolico e secondo un sondaggio del Consiglio nazionale la ricerca tecnica e scientifica (Conicet) più della metà dei cattolici è a favore dell’aborto solo in circostanze limitate. Inoltre, per Papa Francesco il fatto che l’aborto sia stato legalizzato nel suo Paese offre il fianco ai suoi critici più conservatori nel Vaticano.

Il prossimo anno, con l’inizio della nuova campagna elettorale per le presidenziali, il fronte kirchnerista non potrà contare sull’appoggio del Papa. Inoltre non è detto che ong pro-vita non presentino ricorsi di incostituzionalità contro la legge in tutto il Paese e si allontana ancora di più la probabilità di un viaggio del Papa nel suo Paese natale, dove ancora non è tornato da quando occupa il soglio di Pietro. Come in tutti i Paesi la legge sull’aborto troverà ostacoli, ma quella di oggi è comunque una giornata storica sul fronte dei diritti.

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