Ed eccoli, i famosi monoclonali che l’Italia in piena seconda ondata ha rifiutato. Escono da questo stabilimento di Latina, a un’ora da Roma, 100mila dosi al mese. Dalla multinazionale americana Lilly che li ha sviluppati arriva la conferma: “L’anticorpo monoclonale, se somministrato all’insorgenza dei sintomi da Covid-19 su pazienti ad alto rischio riduce quello di ospedalizzazione dal 70-75% evitando l’ospedalizzazione dei pazienti”. Così Concetto Vasta, direttore affari istituzionali di Lilly Italia che per produrlo ha 7 stabilimenti nel mondo di cui uno in Italia, la BSP Pharmaceuticals di Latina. Qui si realizzano alcune fasi principali di produzione di bamlanivimab: formulazione e riempimento flaconi. La BSP ne produce per conto della Lilly 50mila ogni 48 ore, dedicate ai Paesi dove il farmaco è già autorizzato: Stati Uniti, Canada, Israele e Ungheria. “Abbiamo scelto la BSP perché rappresenta un’eccellenza sia per gli impianti all’avanguardia, sia per le competenze molto specifiche sugli anticorpi monoclonali” afferma Olivia Bacco, vicepresidente.
Il bamlanivimab è stato approvato lo scorso 9 novembre dalla Food and Drug Administration (FDA) ma non dall’Agenzia Europea per i Medicinali, eppure l’Italia avrebbe potuto utilizzarli grazie a una legge, la 648 del 1996, che consente l’uso di farmaci non autorizzati dall’Ema. Il nostro Paese non ha partecipato al ‘trial’, ovvero la fase di sperimentazione, preferendo puntare su un progetto alternativo tutto made in Italy, che però sta tardando nel fornire risultati. insomma, un monoclinale efficace prodotto in Italia e che l’Italia non utilizza. La vicenda è stata rivelata da Il Fatto Quotidiano.
Per ora nella sede della Lilly si evita qualsiasi polemica: “Sono certo che alla fine l’Agenzia italiana darà ai cittadini italiani la possibilità di utilizzare per migliori soluzioni” afferma Vasta. “Le cose negli ultimi tre o quattro mesi sono successe in un modo così rapido che certamente ha indotto anche a confusioni nella gestioni di certe cose. Non posso pensare altrimenti” dice l’amministratore delegato e fondatore di BSP Pharmaceuticals, Aldo Braca. Dunque, un’occasione sprecata per l’Italia? “L’Aifa in questo momento ha il nostro dossier a disposizione e confido che faranno le loro valutazioni nei tempi più veloci possibili” è l’auspicio della dottoressa Bacco

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