La Camera ha approvato con 280 voti a favore 176 contrari il decreto Ristori, che diventa legge. Il via libera definito al provvedimento che accorpa i quattro dl varati a partire da fine ottobre, e su cui il governo aveva posto la fiducia, non risolve però i problemi emersi in queste settimane: rimangono ancora escluse dagli aiuti molte categorie, a cui non resta che attendere gennaio. Quando, per tutte le attività che hanno subito forti perdite di fatturato durante la seconda ondata di Covid, dovrebbe arrivare un intervento di sostegno slegato dal colore della zona di appartenenza e dai codici Ateco, oltre all’esonero totale o parziale dalla ripresa dei versamenti fiscali e contributivi. Durante l’iter parlamentare del testo, infatti, sono stati “ripescati” e inseriti nella tabella che elenca chi ha diritto al ristoro solo i negozi di scarpe e alcune categorie di agenti di commercio. Ma restano fuori la maggior parte degli allestitori di fiere, i fornitori dei ristoranti, i negozi di fiori, le sartorie per abiti da sposa e da cerimonia, le mense scolastiche e aziendali, i gestori delle “macchinette” di caffè e merendine. Oltre a tante partite Iva individuali attive in settori che vanno dalla grafica pubblicitaria alla musicoterapia e ai liberi professionisti. Per loro, attraverso emendamenti alla manovra dovrebbero arrivare nel 2021 una indennità strutturale (ma solo se hanno redditi molto bassi) e la possibilità di non versare i contributi.

Il nuovo fondo perduto – I contributi a fondo perduto previsti dal decreto, che l’Agenzia delle Entrate ha già in parte erogato, sono ancora calcolati in base alle perdite di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019, come prevedeva la prima tornata di ristori prevista dal decreto Rilancio. Le cifre versate per la seconda ondata sono però più generose: a seconda del tipo di attività spetta dal 100% (taxisti) al 400% (discoteche e locali notturni) di quanto previsto dal Rilancio, che concedeva il 20% della differenza di fatturato tra aprile 2020 e aprile 2019 per chi avesse avuto ricavi 2019 sotto i 400mila euro, il 15% in caso di ricavi tra 400mila euro e 1 milione e il 10% con ricavi tra 1 e 5 milioni. Con un minimo, comunque, di 1000 euro per le persone fisiche e 2.000 per le aziende, mentre il contributo massimo è di 150mila euro. Occorre però che il codice Ateco della propria attività sia compreso tra quelli elencati negli allegati al decreto, che in teoria dovrebbero comprendere tutte le categorie danneggiate dalle nuove restrizioni.

Chi resta escluso – In pratica, però, il meccanismo degli Ateco ha lasciato fuori tante categorie. Se i quartieri fieristici sono stati risarciti, per esempio, nulla invece è stato previsto per le aziende che si occupano degli allestimenti e della costruzione e montaggio degli stand. Fuori anche i fioristi, che sono sempre rimasti aperti ma lamentano fortissimi cali di fatturato a fronte di costi fissi difficili da abbattere, perché per tenere aperto il negozio devono comprare fiori che poi vengono buttati. Idem per le imprese che distribuiscono a ristoratori e albergatori prodotti alimentari e bevande e sono state molto danneggiate dalle restrizioni alle attività di bar e ristoranti. Secondo il centro studi della Federazione italiana grossisti e distributori Horeca (Italgrob), la prima metà di dicembre ha fatto registrare un – 58% a volumi e un -65% a valore con punte nelle regioni del nord ovest di -62% a volumi e -70% a valore.

I nuovi bonus 1000 euro – Il decreto prevede poi nuove indennità da 1000 euro per alcune categorie di lavoratori, dagli stagionali ai somministrati del turismo agli intermittenti fino ai lavoratori dello spettacolo. L’Inps ha prorogato al 31 dicembre la possibilità di farne richiesta. I lavoratori stagionali, in somministrazione e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi, intermittenti, autonomi occasionali, incaricati alle vendite a domicilio, lavoratori dello spettacolo che hanno già fruito dell’indennità in base al decreto Agosto non devono presentare una nuova domanda.

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