Le indagini sui corpi fatti a pezzi e messi in quattro valigie, recuperate in un campo a ridosso della recinzione del carcere fiorentino di Sollicciano, si stanno concentrando su Taulant Pasho, 33 anni, il figlio maschio dei coniugi albanesi Shpetim e Teuta Pasho, 54 e 52 anni all’epoca della scomparsa nel 2015, i cui cadaveri mutilati sono stati trovati nei giorni scorsi lungo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno.

L’uomo è al centro di una serie di accertamenti e verifiche da parte degli investigatori dei carabinieri coordinati dal pubblico ministero Ornella Galeotti. I militari dell’Arma hanno attivato le richieste di verifiche all’Interpol e accertato che l’uomo, latitante da anni, è vivo e si trova detenuto in un carcere della Svizzera. La procura di Firenze ha provveduto a effettuare l’internazionalizzazione di un provvedimento di carcerazione definitivo a suo carico dato che in Italia deve scontare 3 anni e 11 mesi di reclusione per reati di droga. Il 33enne albanese era ufficialmente latitante dal novembre 2016 quando evase dai domiciliari dove si trovava agli arresti per traffico di droga dopo essere stato trovato con 6 chili di marijuana in casa.

Nel frattempo gli investigatori stanno cercando tutti gli indizi per risalire agli assassini: almeno un paio, si ipotizza, capaci di massacrare di botte e strangolare la donna e di tagliare la gola all’uomo con un fendente procurato forse con un machete. Quanto ai motivi del duplice omicidio, ogni scenario resta aperto: dalla vendetta di una banda criminale per uno sgarro a una lite finita nel sangue.

Gli accertamenti in ogni caso proseguono anche sul figlio. Taulant Pasho era uscito dal carcere di Sollicciano il 2 novembre 2015, giorno della scomparsa della coppia. Potrebbe essere stato uno degli ultimi a incontrare i genitori. Come riporta il Corriere della Sera, è al vaglio degli investigatori anche un particolare: un risarcimento di un incidente stradale – una cifra tra i 40mila e i 50mila euro – che l’uomo ricevuto come risarcimento di un incidente stradale e che sarebbero spariti.

Tra il 2016 e il 2017, l’abitazione in cui alloggiò agli arresti domiciliari Taulant Pasho era stata controllata più volte. Nel luogo – secondo quanto si è appreso da fonti investigative – non sarebbe mai stato rilevata alcuna traccia di cadaveri in decomposizione. Le verifiche erano state fatte anche perché i condomini avevano segnalato un persistente tanfo, ma gli accertamenti avrebbero sempre rilevato solo la presenza dell’odore di escrementi.

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