“Un progetto per fare i tamponi a chi ha gravi disabilità intellettiva, poco o per niente collaboranti, che dia diritto alla prestazione sanitaria a chi non ha accesso a strutture normali di tamponamento”, così il responsabile Stefano Capparucci presenta il nuovo programma per pazienti non collaboranti dell’ospedale San Camillo-Forlanini, di Roma, all’interno del progetto “Tobia” che offre a chi ha difficoltà relazionale l’opportunità di accedere alle procedure diagnostiche. “Loro sono particolari, sono da tutelare e vanno trattati in modo speciale”, dice una delle infermiere. “Non sapevo dove andare, la difficoltà per fare il tampone era tanta – racconta invece Elena che ha portato qui il figlio autistico di tre anni – Spesso sono trascurati”. “Riusciamo a seguire 10 pazienti in un pomeriggio, 30 in una settimana”, spiega Capparucci. Secondo il direttore generale Fabrizio D’Alba, “questa attenzione e percorsi specializzati dovrebbero esserci ovunque”.

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