Sbagliando si impara. Questo proverbio pone l’evidenza che per acquisire competenze e capacità, soprattutto nei campi nuovi dove non esistono precedenti, l’errore può essere utile. Esiste, però, un meccanismo psicologico per cui, al fine di essere modificato, l’errore deve essere sanzionato. Se io uso maldestramente il martello per piantare un chiodo e lo picchio sul dito capisco come fare la volta successiva, perché il dolore mi aiuta a comprendere dove ho sbagliato. Così avviene a scuola, per cui un brutto voto o una punizione mi aiutano a capire la mancanza commessa.

Se, malauguratamente, a scuola mi dessero un bellissimo voto anche quando sbaglio e non mi sgridassero, correrei il rischio di continuare a ripetere lo stesso errore, perché ignaro o comunque soddisfatto dell’errata performance.

Queste semplici valutazioni mi sono venute in mente quando ho letto sui giornali che il programma di vaccinazioni è stato affidato al commissario straordinario. Dal mio punto di vista in marzo le performance del commissario sulle mascherine sono state molto scadenti, in estate la lungimiranza sulla scuola mi pare sia stata disastrosa. Ora si persiste ad affidare alla figura del commissario l’impegnativa organizzazione dei vaccini. Non so se il problema sia nella figura del commissario, nello scoordinamento fra questa figura istituzionale e le Regioni, nel conflitto di competenze, nella cattiva organizzazione degli organismi regionali o altro, ma certamente questo meccanismo fa acqua.

Allo stesso modo le task force hanno dimostrato di essere solo dei luoghi di discussione, purtroppo poco conclusivi. Insistere con commissari e task force significa pensare che, dopo gli errori commessi, ora si è compreso come far funzionare la macchina burocratica e organizzativa? Forse attraverso le manchevolezze commesse si è arrivati a comprendere come coordinare le forze, gestire le difficoltà e trovare delle soluzioni? Speriamo di sì, ma purtroppo ne dubito perché non è stato chiarito l’errore di fondo.

I problemi più rilevanti paiono essere legati al fatto che le affermazioni della struttura commissariale statale vengono puntualmente smentite dalle organizzazioni regionali. Se il commissario afferma: “Entro il 15 settembre 2.500.000 banchi arriveranno”, le Regioni e le scuole non possono poi mostrare impietosamente che neanche fra un anno saranno utilizzati. Erano dunque i banchi (anche a rotelle?) il vero problema dell’emergenza nelle scuole? La base e i dirigenti scolastici sono stati consultati? Il commissario (a cui il tutto è stato delegato, non si sa perché) era competente nella gestione di sicurezza scolastica? E la gestione dei trasporti e l’erogazione di risorse aggiuntive per affrontare lo spinoso, vero problema della messa in sicurezza degli studenti su corriere e treni a chi competevano?

Allo stesso modo le iniziative regionali che affermano “abbiamo ordinato milioni di mascherine” sono state boicottate o sono entrate in conflitto e competizione con le aste attuate dalla organizzazione commissariale.

E’ chiaramente in atto un braccio di ferro fra diverse organizzazioni dello Stato. Se non si prende consapevolezza di questo e degli errori commessi, cambiando radicalmente, esiste il serio rischio di proseguire con dialoghi fra sordi. Anche le task force, se divengono luoghi alternativi di gestione del potere, possono alimentare una conflittualità fra organizzazioni dello Stato in cui tutto viene stritolato.

Non ho competenze per dare suggerimenti, ma ad occhio e croce mi viene da pensare che occorre far lavorare gli organismi già esistenti, senza cercarne sempre di nuovi. Esiste già il ministero della Sanità con un ministro, non c’è bisogno di un commissario. Invece di scrivere un libro lavori per gestire la sanità! Esistono già il ministero e il ministro dell’Istruzione con specifici compiti. Se non si sentono competenti e capaci si dimettano! Altrimenti si mettano a lavorare senza spostare la responsabilità su altri.

Proprio questo demandare ad altri, costruire una pletora di agenzie, organizzazioni, centri di potere, task force è il meccanismo perverso. Sottintende un pensiero nascosto forse cosciente o forse inconscio: “Tanti responsabili, nessun responsabile”. Se, malauguratamente, il piano di vaccinazione avrà intoppi o ritardi sarà colpa del ministro della Sanità, del commissario, della task force, delle regioni, degli assessori alla sanità o alla fine di nessuno?

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