A Natale, Santo Stefano e Capodanno si potrà uscire dal proprio comune senza rischiare alcuna sanzione. È ormai confermata la revoca del divieto di spostamento introdotta con il decreto Covid che fa da cornice legislativa all’ultimo dpcm: dopo le pressioni di sindaci, opposizioni e parte della maggioranza, il governo ha deciso di fare una (parziale) marcia indietro. Le ipotesi sul tavolo al momento sono due: consentire una deroga a chi vive in comuni con meno di 5mila abitanti – considerati più penalizzati rispetto alle grandi città – o allentare la misura in modo generalizzato a livello provinciale. Rimane invariato lo stop agli spostamenti tra Regioni gialle dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo motivi di salute, necessità o lavoro. A decidere, fa sapere il premier Giuseppe Conte da Bruxelles, sarà il Parlamento.

Se l’Aula, “assumendosene tutta la responsabilità, vuole introdurre eccezioni sui Comuni più piccoli, in un raggio chilometrico contenuto, torneremo su questo punto. Il Parlamento è sovrano. Ma grande cautela in qualsiasi eccezione”, spiega il presidente del Consiglio in conferenza stampa, aggiungendo che i limiti agli spostamenti in effetti “possono “creare un problema oggettivo, è chiaro che chi vive in una grande città e ha i congiunti prossimi ha la possibilità di muoversi. Chi è in paesini più piccoli, può avere qualche difficoltà“. La soluzione è quindi quella di approvare un emendamento al decreto sul Natale durante la fase di conversione in legge. Tra i ministri, però, restano non poche divisioni.

“Se ho un dubbio è che a Natale bisognerebbe stringere ancora, invece che allentare. Abbiamo davanti ancora tre o quattro mesi difficili, dobbiamo tenere duro”, sostiene il ministro della Salute Roberto Speranza citato dal Corriere. “Voglio essere chiaro: io avevo proposto di fare zona rossa tutta Italia in quei tre giorni di festa. Non cambio idea”, aggiunge a Repubblica. A dargli man forte è il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che dice “no agli allentamenti, perché sarebbe da irresponsabili” e “si” a dei “piccoli chiarimenti per i comuni piccoli e di confine: se serve modificare si farà“. Poi si allinea alla posizione del premier: “Il Parlamento è sovrano. Se si vuole chiarire meglio il passaggio sui comuni confinanti, non ci sono problemi. Ma aprire un dibattito politico per aprire i confini dei comuni e province è da irresponsabili. chi vuole aprire tutto se ne assuma la responsabilità“. Anche il ministro Luigi Di Maio è d’accordo nel rivedere chirurgicamente le regole, mentre le renziane Bellanova e Bonetti hanno spinto sin dalle scorse settimane per maggiori aperture. Così come una grossa fetta di parlamentari del Pd capitanati da Andrea Marcucci e tutte le opposizioni.

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