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Ora ci pensa anche la Gran Bretagna. Un prelievo una tantum dell’1% sui patrimoni superiori al milione di sterline (1,1 milioni di euro) per far fronte all’emergenza sanitaria. Secondo il documento conclusivo Wealth Tax Commission, che raggruppa esperti ed economisti di università come Oxford, London School of Economics e Warwhik, questo sarebbe il modo più equo ed efficiente per trovare i fondi necessari per la lotta alla pandemia. Il prelievo potrebbe fruttare fino a 260 miliardi di sterline in cinque anni ma avrebbe un impatto molto limitato sui consumi salvaguardando i redditi dei lavoratori.

Nel calcolo del patrimoni viene inclusa la prima casa, al netto del mutuo residuo oltre a ricchezze aziendali e finanziarie. Applicando la soglia del milione di sterline il prelievo riguarderebbe il 6% della popolazione adulta britannica. Il progetto prevede la possibilità di una rateizzazione quinquennale del prelievo che nel suo ammontare minimo sarebbe di 10mila sterline. Arun Advani, dell’Università di Warwick e uno dei tre estensori dello studio, ha affermato: “Ci viene sempre detto che l’unico modo per aumentare in modo significativo il gettito è alzare l’imposta sui redditi dei lavoratori o l’Iva sui consumi. Ma non è vero come mostrano le cifre dello studio. Decidere dove prendere i soldi è quindi una scelta politica“.

Pochi giorni fa l’Argentina ha deciso un prelievo sulle grandi ricchezze (dai 2,3 milioni di euro in su) per far fronte alle necessità finanziarie per la lotta al virus. L’imposta interessa 12mila cittadini argentina e si calcola sui patrimoni detenuti nel paese e all’estero.

Una tassa sulle ricchezze è agevolata dallo scambio automatico di informazioni a cui hanno aderito negli ultimi tre anni le agenzie fiscali di un centinaio di paesi. Lo scambio di informazioni sui conti esteri è in forte aumento, oggi ad esempio la Francia ha fatto sapere di aver ricevuto notificazioni su 4,8 milioni di conti, un numero cinque volte maggiore a tre anni fa. La Svizzera, che è il paese europeo dove la tassa sulla ricchezza contribuisce maggiormente al gettito complessivo, applica il prelievo anche agli asset detenuti all’estero. L’evoluzione della collaborazione fiscale internazionale rende meno acuti i timori sulla possibile “fuga di capitali” dai paesi che applicano il prelievo. Secondo gli autori dello studio inglese i tempi sono ormai maturi per parlare di una riforma del sistema fiscale che includa anche prelievi di questo tipo.

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