Fedez ha battuto il Codacons in una delle tante battaglie aperte tra l’associazione e il rapper. Il pubblico ministero Francesca Gentilini del Tribunale di Milano ha chiesto l’archiviazione per la querela che l’associazione dei consumatori aveva presentato contro Federico Lucia, in arte Fedez, rilevando una “manifesta infondatezza della notizia di reato“. La vicenda è quella dello scambio di accuse nato a marzo sulla raccolta fondi per combattere il coronavirus. Fedez aveva accusato il Codacons di voler “bloccare” tutte le raccolte fondi private, a partire da quella del rapper e della moglie Chiara Ferragni, destinata alla creazione di un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele e per la quale la coppia ha ricevuto negli scorsi giorni l’Ambrogio d’Oro, massimo riconoscimento al merito della città di Milano.

In primo luogo, scrive la pm, la querela è da ritenere “inammissibile” per questioni procedurali. Nonostante ciò, nel caso in cui il giudice non dovesse essere d’accordo con questo suo primo parere, la dottoressa Gentilini passa poi ad analizzare il contenuto della querela, che si presenta “in modo assai confuso, contorto e per certi aspetti non aderente agli stessi fatti allegati o dedotti”. Il Codacons, sottolinea il magistrato, ritiene di “essere stato offeso” dalle dichiarazioni fatte da Fedez in un video postato su Instagram e di essere stato sottoposto a “una gogna mediatica” ma, a suo dire, il rapper ha solo esercitato il suo “diritto di critica”. L’associazione potrà ora opporsi all’archiviazione.

Lo scambio di accuse tra il rapper e l’associazione parte il 27 marzo, quando Fedez carica dei video sui social accusando il Codacons di voler bloccare “tutti i milioni di euro che sono stati raccolti per gli ospedali, di cancellarli e stopparli“. Giorni prima l’associazione aveva pubblicato un comunicato in cui scriveva che “sulla raccolta fondi avviata da Fedez e Chiara Ferragni vuole vederci chiaro“. L’associazione denunciava le commissioni “ingannevoli e truffaldine” della piattaforma Gofundme, scelta dalla coppia per raccogliere i soldi, chiedendo di sapere quanto era stato “effettivamente destinato al San Raffaele”. Fedez ha da subito chiarito che Gofundme aveva già deciso di rinunciare alle commissioni e di destinarle alla loro iniziativa, ancora prima del comunicato del Codacons.

Nella querela l’associazione accusava il rapper di aver estrapolato e decontestualizzato la frase contro le raccolti fondi private. Ma secondo la pm, Fedez nel video ha dato “una giustificabile, pertinente e continente risposta all’iniziativa del Codacons, che era finalizzata a paralizzare proprio la raccolta fondi della coppia”. Anzi, continua, è lo stesso comunicato che si focalizza proprio sull’iniziativa dei Ferragnez ed emerge chiaramente la “volontà di bloccare tutte le raccolte fondi private, senza eccezioni e senza condizioni”.

Inoltre, nella vicenda ci sono anche informazioni false e non corrette: in un video, il presidente del Codacons Cola de Rienzo accusa i Ferragnaz di “aver derubato i cittadini di 200-400 mila euro, che dovranno restituire”. Non risulta che la coppia abbia incassato denaro. Per quanto riguarda, infine, la frase di Fedez che accusava il Codans di ingannare i consumatori per una colletta “anti-Covid” i cui fondi però “era destinati alle casse dell’associazione”, la pm ritiene che “le critiche siano tutt’altro che peregrine“: a riguardo, c’erano in corso delle indagini della polizia, un’interrogazione parlamentare e infine lo stesso Codacons ha corretto la campagna sul suo sito.

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