Luchino Visconti era un suo fan sfegatato, Renato Zero ha arbitrato una partita di calcio con mantello nero e piume, la grande amicizia con Charles Aznavour, Gianni Morandi e Al Bano, il padre che svenne per la sua vittoria a Sanremo con ‘Perdere l’amore’, oggi è un grande tifoso della nuova generazione musicale da Mahmood a Irama. E poi sì a un ritorno al Festival di Sanremo ma solo come conduttore (“la direzione artistica è troppa responsabilità”).

Ascoltare i racconti di Massimo Ranieri è come sfogliare una enciclopedia della cultura musicale italiana. L’occasione è la presentazione del suo nuovo album “Qui e adesso” (Ra.Ma 2000 International/Artist First) e l’inizio dello show tv omonimo su Rai Tre per quattro puntate dal teatro Sistina a Roma, in prima serata ogni giovedì. Il debutto era previsto lo scorso giovedì ma il lutto per Maradona ha colpito non solo l’artista ma la decisione di slittare tutto è stato condiviso anche con il direttore di Rete Franco Di Mare. “Non era il caso ed è stato un gesto importante per dimostrare il nostro affetto sincero a un campione immortale”, ha raccontato Ranieri. Il cantante appena riapriranno i teatri terminerà il suo tour teatrale interrotto “Il gabbiano (à ma mère)” poi concluderà i lavori del prossimo disco di inediti pronto per settembre tutto di inediti. “Ci sarà un brano firmato da Domenico Modugno e uno da Ivano Fossati”, ha anticipato.

VORREI FARE LIVE CHITARRA E VOCE PER AIUTARE I LAVORATORI

“Mi sento molto fortunato rispetto a tanti miei colleghi e tutta la filiera dello spettacolo che sta vivendo un momento terribile a causa della pandemia e degli spettacoli fermi. Noi possiamo vivere comodamente ma ci sono operai e maestranze che stanno a casa senza stipendio e non stanno lavorando con le famiglie sulle spalle con mutui e tasse da pagare tasse. Vorrei fare dei live chitarra e voce anche con sole venti persone tra il pubblico ma è tutto chiuso. Mi addolora molto non farli perché riusciremmo a far lavorare qualcuno”.

IO DIRETTORE ARTISTICO DI SANREMO? NO, MEGLIO CONDURRE

“Lo scorso anno Amadeus ha ascoltato il primo inedito di questo nuovo album ‘Mia ragione’ e mi ha invitato a partecipare in gara ma ho risposto ‘Sono troppo vecchio, no grazie‘. La canzone comunque era piaciuta moltissimo. Così quando è arrivata l’ipotesi di Tiziano Ferro abbiamo deciso di duettare insieme e io avrei anche presentato ‘Mia ragione’. Mi piacerebbe molto condurre il Festival, mentre sulla direzione artistica non vorrei proprio mettere becco perché è una responsabilità troppo grandi nei confronti dei colleghi”.

TIZIANO FERRO È IL MIO FRATELLINO

Con Tiziano Ferro al Festival di Sanremo è scoccata la scintilla. Lui spesso ha detto che dopo ‘Perdere l’amore’ ha deciso che quello del cantante sarebbe stato il mestiere della sua vita. Ci siamo salutati con una stretta di mano e la promessa di cantare insieme allo Stadio San Paolo di Napoli per il suo tour. Ci siamo confrontati con le canzoni erano in ballo ‘Anema e core’ e ‘Core ngrato’ alla fine gli ho proposto ‘Reginella’ perché sicuramente tutte e 60mila le persone nello stadio l’avrebbero cantata e poi perché non la eseguivo da oltre quindici anni. Poi è scoppiata la pandemia e sappiamo tutti com’è andata a finire. Tiziano lo considero un mio fratellino ed è incredibile quello che lui sente per me”.

RENATO ZERO ARBITRO DI CALCIO CON MANTELLO E PIUME

“’Qui e ora’ è una trasmissione confidenziale. Non volevo più fare televisione anche perché sono andato in onda lo scorso anno e poi sono state trasmesse questa estate le dieci puntate di ‘Sogno e son desto’, mi sembrava troppo. Poi ho raccolto la sfida di Rai Tre e di portare sul palco amici come Gianni Morandi, Gianna Nannini e Francesco De Gregori per farmi raccontare degli aspetti inediti della loro vita. Momenti di tristezza, amori, speranze e sogni. Poi c’è stato anche Renato Zero con il quale abbiamo ricordato una indimenticabile partita di calcio con lui che arbitrava con un lungo mantello nero e le piume in testa. Fantastico”.

AZNAVOUR MAESTRO E AMICO CON LA PASSIONE PER I CAPPELLI

Charles Aznavour è stato il mio maestro. Mi sono sempre ispirato a lui e continuo a ispirarmi a lui. Il primo disco che ho comprato è stato proprio il suo, era il doppio album live all’Olympia di Parigi. Il mio rapporto con lui era fantastico, sono stato invitato ad un suo spettacolo a Piazza San Marco a Venezia. Di quei giorni ricordo che a lui piacevano i miei cappelli, così siamo andati a comprarne uno lì a Venezia perché voleva cantare una canzone e voleva indossare un cappello, come facevo io. È stato un concerto magico quello e c’era anche Franco Battiato, simpatico e adorabilissimo, un meraviglioso uomo. Dopo abbiamo passato la serata tra un bicchiere di vino e risate. Per ringraziarlo di questo rapporto d’amicizia ho chiesto al mio amico Al Bano un ulivo che ho fatto mandare in Francia e Aznavour l’ha piantato”.

AMO ASCOLTARE MAHMOOD, GHALI, IRAMA E ACHILLE LAURO

“Nei testi dei ragazzi di oggi c’è molta rabbia e disperazione e mi piacciono molto come si esprimono. Ho un istinto paterno nei loro confronti, mi fa molto male sentire questa disperazione che hanno dentro, mi piacerebbe incontrarli e parlarci. Esprimono i sentimenti in un modo diretto perché stanno vivendo un momento storico e sociale fatto di incertezze. Ne ho parlato anche con Gianni Morandi, anche se lui storce il naso con ‘eh ma ai nostri tempi’, ma io gli ho detto ‘vabbuò ma la musica è in mano a loro, sono strepitosi e bravissimi‘. Ascolto con interesse Mahmood, Ghali, Achille Lauro e mi ha stupito molto Irama che avrò ospite in trasmissione. Irama ha una passione per De André, mi ha colpito per il suo candore, il suo sorriso solare, è una persona semplice e dolce. Pensavo fosse uno dei tanti ragazzini un po’ ‘montatelli’ e invece mi sono dovuto ricredere, davvero”.

PAPÀ SVENNE PER LA VITTORIA A SANREMO 1988

“Credo di essere stato l’unico cantante nella storia del Festival a non andare a ‘Domenica In’ il giorno successivo. Scherzi a parte. Quella fu una serata pazzesca, finii con le interviste alle 4 del mattino, sono andato in un bar a prendere un caffè con il mio manager, ho chiamato alla mia fidanzata di allora, sono scappato subito a Napoli. Mio padre era svenuto per la vittoria . Arrivato a Napoli è scoppiato un secondo Capodanno tra festeggiamenti e ricongiungimenti familiari. Passata la sbornia sono tornato subito a teatro dove ero impegnato con ‘Rinaldo in campo’. Questa è stata la mia vittoria a Sanremo”.

LUCHINO VISCONTI ERA UN MIO FAN

“Avevo vent’anni ed ero impegnato in studio per il missaggio di ‘Via del Conservatorio’. Durante una pausa sono andato al bar e il priprietario mi ha sussurrato che c’era Luchino Visconti e aveva piacere a salutarmi. Mi sono presentato a lui, balbettavo, e lui con la erre arrotondata mi ha detto: ‘Sono un suo fervente ammiratore e ho saputo che lei sta incidendo una nuova canzone per Canzonissima, mi piacerebbe ascoltarla’. Sono corso subito in studio ‘ragazzi c’è Visconti vuole ascoltare la canzone’, mi hanno risposto con un ‘vaffa….’. Insomma il maestro si è messo alla porta, senza nemmeno entrare ha ascoltato la canzone sentenziando: ‘Questa canzone avrà un grande successo perché è particolare e lei è straordinario. Ora vado, mi scusi ancora per il disturbo’”.

VIVIAMO UN INCUBO TREMENDO E MI MANCA IL CONTATTO

“Oggi viviamo solo dei tremendi incubi a causa del Covid-19 e ci sembra di vivere un brutto sogno da quasi un anno. Vivevamo tutti vicini, riuniti e non so dove, magari a bere un caffè coi pasticcini, a mangiare dei rustici, ci parlavamo vis a vis stringendoci la mano, abbracciandoci. Questa cosa mi manca molto perché toccarsi è fondamentale. ‘Peau à peau’, ‘pelle a pelle’ come dicono i francesi. Adesso sono speranzoso in attesa del vaccino che, come ha affermato il ministro Speranza, sarà gratis per tutti. Speriamo”.

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