Saranno 130 le categorie che riceveranno i contributi a fondo perduto previsti dal primo decreto Ristori e dal decreto bis. Il secondo provvedimento, bollinato dalla Ragioneria generale e atteso a breve in Gazzetta ufficiale, aggiorna l’elenco di chi avrà diritto al ristoro in virtù del primo, oltre a introdurre una lista ad hoc di codici Ateco di attività che avranno diritto al ristoro perché finite in zona rossa. Un complesso meccanismo che prevede comunque ristori automatici per chi già aveva fatto domanda per il contributo previsto dal decreto Rilancio e una nuova domanda da presentare per chi non ci avesse pensato in estate o era escluso, come le attività sopra i 5 milioni di fatturato. Confermato poi un fondo da 340 milioni nel 2020 e 70 nel 2021 per aiutare ulteriori attività se ci saranno nuove zone arancioni o rosse. Nel Ristori bis hanno trovato spazio alcune misure per i precari dello sport: si consente di utilizzare i risparmi nell’erogazione delle precedenti indennità per finanziare un nuovo bonus da 800 euro anche per i contratti scaduti e non rinnovati fino al 30 ottobre.

Nella prima lista, quella delle attività colpite dalle restrizioni del Dpcm del 26 ottobre, sono state aggiunte una ventina di voci, dagli autobus turistici alle scuole di danza, dai tatuatori ai musei ai negozi di bomboniere passando per i produttori di fuochi d’artificio, fino agli zoo e le guide alpine: questi insieme ai settori già individuati (per un totale di 73 codici Ateco) riceveranno in automatico un indennizzo tra il 100% e il 200% di quanto già ricevuto in estate (tranne le discoteche che avranno diritto al 400%), fino a un limite massimo di 150mila euro. In questa prima lista sono inclusi anche i bar che avranno il 150% nelle zone gialle e il 200% nelle zone arancioni-rosse. Lo stesso vale per gli alberghi (aggiunti nel testo finale). Chi dovesse già oggi ricevere il bonifico dell’Agenzia delle Entrate con il 150% avrà quindi un secondo bonifico con il restante 50%.

Aiuto raddoppiato, poi, per tutti quelli che dovranno chiudere nelle zone rosse: qui il secondo allegato al decreto bis include altre 57 categorie che includono tutte le tipologie di merci vendute nei negozi che dovranno abbassare la serranda – dai vestiti ai mobili alle mercerie fino alle armi e i sexy shop – e dagli ambulanti, ma anche alcuni servizi che si dovranno fermare, come le agenzie matrimoniali e l’estetista. Compresi anche tappezzieri, negozi di strumenti musicali, gioiellieri, gallerie d’arte, antiquari e case d’aste.

Prevista infine una terza tipologia di ristoro che scatterà però nel 2021 e riguarderà le attività nei centri commerciali e le produzioni industriali del comparto alimentare e bevande. Questi dovranno presentare domanda: avranno diritto a un 30% che andrà calcolato sulla base di quanto ricevuto con il primo decreto o, se non si rientra tra i destinatari, sulla base delle perdite tra aprile 2019 e aprile 2020 e in percentuale che andrà dal 20 al 10% delle perdite in base al fatturato.

Sul fronte fiscale, i versamenti di Iva e ritenute in scadenza a metà novembre sono sospesi e rinviati a marzo 2021 anche per alberghi, agenzie di viaggio e tour operator delle zone rosse, anche se queste attività non vengono esplicitamente chiuse dal Dpcm. La misura complessivamente vale 549 milioni. Rispetto alla prima versione delle bozze, la norma definitiva include anche bar e ristoranti delle zone arancioni e rosse tra le attività a cui si applica la sospensione. Confermato lo stop dei versamenti (che riguarda anche le trattenute per le addizionali regionali e comunali per chi è sostituto d’imposta) per le attività sospese a livello nazionale e per tutte quelle costrette a chiudere in zona rossa secondo la nuova lista di codici Ateco.

Confermati la cancellazione della rata Imu di dicembre e l’estensione della proroga del termine di versamento del secondo acconto per i soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale.

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