Sicilia in zona arancione, ed è subito polemica. Un minuto dopo il discorso del presidente del consiglio, che annuncia la serrata totale per bar e ristoranti sull’isola, è lo stesso governatore siciliano, Nello Musumeci, a infiammare gli animi: “La scelta del governo nazionale di relegare la Sicilia a zona arancione appare assurda e irragionevole. L’ho detto e ripetuto stasera al ministro della Salute Speranza, che ha voluto adottare la grave decisione senza alcuna preventiva intesa con la Regione e al di fuori di ogni legittima spiegazione scientifica”.

Ed elenca subito una serie numeri: “Un dato per tutti – prosegue il governatore siciliano – oggi la Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi; la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila. Vogliamo parlare del Lazio? Ricovera oggi 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva a fronte dei nostri 148. Eppure, Campania e Lazio sono assegnate a zona gialla. Perché questa spasmodica voglia di colpire anzitempo centinaia di migliaia di imprese siciliane? Al governo Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perché ingiusto e ingiustificato. Le furbizie non pagano”.

Furbizie, scelte assurde, irragionevoli: Musumeci dà voce così ad una buona parte dell’opinione pubblica siciliana, colta di sorpresa non tanto dalla posizione in zona “chiusura”, quanto dall’assenza nella stessa posizione di regioni considerate a rischio molto più alto di quello della Sicilia, come appunto Lazio e Campania. I contagi in Sicilia sono inferiori, non c’è dubbio, ma c’è un dato che Musumeci non menziona e che affiora anche alla luce dei chiarimenti successivi alle dichiarazioni di Giuseppe Conte. La divisione in zone si basa infatti sul monitoraggio dell’Iss fatto nella settimana che va dal 19 al 25 ottobre e si basa su parametri suddivisi in 21 macroaree. Tra queste c’è l’attività di screening effettuata dai territori. Ed è su questo punto che la differenza tra la Sicilia e le altre due regioni prese a paragone dal governatore può spiegare perché l’isola è considerata a rischio elevato: nella settimana presa in analisi la Sicilia ha processato 43.630 tamponi, mentre la Campania ha fatto quasi il doppio, con 81.321 e il Lazio ha raggiunto quota 130.265 tamponi processati (mentre la Puglia, posizionata al pari della Sicilia in zona arancione si attesta a 31.747 test). L’isola ha dunque fatto 86.635 tamponi in meno del Lazio (12.376 in meno, in media, al giorno) e 37.691 meno della Campania in una settimana (5.384 in meno, in media, al giorno), a fronte di una popolazione più numerosa in queste due ultime regioni. Il Lazio conta 910mila abitanti circa in più della Sicilia, mentre la Campania circa 850mila in più, tutte e tre oscillano su una cifra che sfiora e supera i 5 milioni di abitanti. Dunque, anche se il fattore Rt – l’indice di contagio – in Sicilia più basso (nel periodo preso in esame era di 1.42, mentre in Lazio di 1.51, in Campania di 1.49 e in Puglia di 1.65) è stata l’inferiore capacità di monitorare i contagi a pesare nella scelta del governo.

Un ruolo hanno giocato anche i numeri della terapia intensiva. Lo scorso 21 ottobre Nicola Zingaretti firma un’ordinanza per l’incremento dei posti letto, per raggiungere la soglia di 552 posti Covid in terapia intensiva e sub intensiva. In Campania al 25 ottobre ne risultano 320 tra attivati e attivabili. La cifra dei posti letto di terapia intensiva in Sicilia è invece difficile da reperire con precisione. Bisogna chiamare ogni azienda ospedaliera provinciale per sapere il numero esatto, alla fine risultano circa 245 posti di terapia intensiva già attivati (Enna non ne ha nessuno e Palermo dà un dato che oscilla tra 80 e 100). Dall’assessorato regionale alla Salute però assicurano che quelli attivabili sono 500, già predisposti. Mentre da giorni indicano la vera criticità per l’attivazione: gli anestesisti. Non c’è personale a sufficienza per attivare i posti, un problema che riguarda tutto il Paese.

“Dalla Regione c’hanno fornito tutte le attrezzature. Manca il personale”, assicura, per esempio, Angelo Aliquò, direttore generale dell’Asp di Ragusa. Sono 31 i posti attivati nel Ragusano, lì dove da poco è stata dichiarata una nuova zona rossa a Vittoria, comune con quasi 64mila abitanti. E non sono poche le zone rosse siciliane, tutte concentrate in paesi di montagna: Centuripe (5249 abitanti), Torretta (4278), Galati Mamertino (2419), Randazzo (10599), Sambuca (5792), Mezzojuso (2799), Villafrati (3275). Piccoli comuni con pochi abitanti, ma con alta contiguità tra le persone, e soprattutto con centri di Rsa, come Villafrati che è stata zona rossa sia a marzo che ad ottobre. O come Sambuca dove le immagini delle ambulanze in fila per evacuare la Rsa hanno fatto il giro del web.

Ed è proprio la gestione delle residenze degli anziani uno dei 21 parametri presi in esame dall’Iss per suddividere le regioni in zone di rischio più o meno elevato. Secondo l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, però, il tasso di occupazione di posti letto in terapia intensiva nella settimana presa in esame è passato “dal 15 al 19 percento”. Per questo sottolinea: “Leggo sulla stampa farneticazioni (qualche volta strumentali, qualche altra dettate dalla voglia di fare polemica a tutti i costi) in ordine all’occupazione dei posti letto in Sicilia e mi pare, quindi, indispensabile pubblicare il report settimanale utilizzato da Roma. Come vedete i nostri indici di occupazione erano ben al di sotto della soglia di allerta. E, riferendosi i dati alla scorsa settimana, essi non tengono neppure in considerazione il piano approvato dal Comitato tecnico scientifico che li aumenta ancora di più. Sono fatti, non analisi”. Intanto nella settimana presa in analisi, i positivi in terapia intensiva sono stati 35 in più nel Lazio, 28 in più in Campania e 23 in più in Sicilia. L’isola segna dunque un incremento in terapia intensiva molto vicino a quello campano e non lontano da quello laziale, dove processano più tamponi e quindi forse intervengono prima sui contagiati.

La polemica, non a caso, provoca la reazione anche del ministro della Salute, Roberto Speranza: “Le regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio – sottolinea il ministro in una nota -. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle regioni. È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili”. E anche le opposizioni si scatenano contro il governo regionale: “La Sicilia è area arancione perché, pur avendo meno ammalati Covid di altre regioni area gialla, non ha un numero adeguato di posti letto di terapia sub-intensiva e intensiva per garantire le cure necessarie. Se Musumeci avesse utilizzato il periodo estivo per adeguare le strutture sanitarie la Sicilia sarebbe area gialla”, dice il capogruppo dem all’assemblea regionale, Giuseppe Lupo.

“Andavano aumentati posti letto, tamponi e tracciamento, invece cosa è arrivato? L’aumento delle pensioni e dell’assegno di fine mandato dei deputati dell’Ars”, sottolineano i Cinquestelle siciliani, componenti della commissione Salute all’Ars, Giorgio Pasqua, Salvatore Siragusa e Antonio De Luca. Nei giorni scorsi i consiglierei del M5s hanno, infatti, denunciato l’avvenuto aumento della pensione per i consiglierei regionali. E adesso insistono sui tamponi: “Ci dicano perché facciamo solo 6000 tamponi al giorno. Se con 6.000 tamponi giornalieri abbiamo 1.000 contagiati al giorno, vuol dire che un siciliano controllato su 6 risulta positivo e allora quanti ce ne sarebbero se facessimo 20 o 30.000 tamponi giornalieri? Altro che arancione…”.

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