Prima reazioni delle associazioni di commercianti e imprenditori all’ultima versione del Dpcm con le nuove misure di contenimento dei contagi. “Bisogna mantenere la guardia alta nei confronti dell’epidemia. Ma ritardi ed errori pesano tanto ed hanno contribuito a trasformare l’emergenza sanitaria in emergenza economica e sociale. Perché la soluzione di ultima istanza del “più chiusure” innesca il rischio della chiusura definitiva per decine di migliaia di imprese ed il rischio della disoccupazione per centinaia di migliaia di addetti”, scrive in un comunicato Confcommercio. “Insomma – prosegue la nota – è a rischio la cancellazione di un’Italia produttiva che, in ogni città ed in ogni territorio, ha fin qui svolto un ruolo determinante per la costruzione della crescita e della coesione sociale. Dunque, occorre far di tutto per ripristinare quanto prima normali condizioni di attività. Intanto – conclude Confcommercio – è giusto e necessario che vengano messi in campo indennizzi adeguati e tempestivi e moratorie fiscali e creditizie ampie ed inclusive. Nessuno sia lasciato senza risposte e senza aiuto. Questa volta, sbagliare è davvero vietato. Ne va della tenuta sociale del Paese”.

Confesercenti annuncia di essere pronta a fare ricorso contro la decisione di chiudere nel weekend mercati e i negozi nei centri commerciali anche nelle zone verdi. Secondo l’associazione si tratta di “Un provvedimento punitivo, anche perché queste attività sono di fatto le uniche a subire limitazioni. Sono disposizioni al di fuori di ogni logica, che vanno corrette al più presto. In caso contrario, ci troveremo costretti a ricorrere al Tar”.

“Non siamo fantasmi” scrive la Federazione moda Italia. “A seguito dell’impatto dei Decreti , i negozi di moda non vogliono sentirsi fantasmi agli occhi delle istituzioni. Il settore moda, importante pilastro dell’economia nazionale, è in grave crisi. FederazioneModaItalia stima una perdita complessiva di 20 miliardi di euro di consumi nel solo dettaglio moda a fine anno, con la #chiusura definitiva di 20 mila negozi in Italia e conseguente ricaduta sull’occupazione di oltre 50 mila addetti”.

Coldiretti stima che con le chiusure di bar e ristoranti in Lombardia si rischi di perdere circa un miliardo di fatturato. Sarebbe questo l’effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 51mila tra ristoranti, bar e pizzerie della regione. situati in Lombardia. Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si faranno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare. Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy. In mattinata quasi 200 persone su ponte Vecchio a Firenze, con cartelli e striscioni, hanno partecipato alla manifestazione che dà il via alla ‘Marcia dei ristoratorì”. A piedi, dal capoluogo toscano, raggiungeranno Roma il 13 novembre. Una marcia per portare al governo le richieste delle categorie più colpite dalle conseguenze della pandemia e del lockdown: ristoratori, ambulanti, artigiani, tassisti, Ncc e commercianti.

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