E’ una mossa che farà storia l’Ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha sospeso la sperimentazione sui sei macachi del progetto Lightup, rinchiusi negli negli stabulari di via Volturno, a Parma, dove gli animali destinati alla ricerca vivono la loro breve vita di sofferenza e morte programmata.

Gli animalisti e le associazioni anti-vivisezione d’ispirazione scientifica festeggiano non soltanto il riposo dei macachi dalle sedie di contenzione, ma la fine di un’era: la fine dell’autocertificazione dietro cui si trincera il mondo accademico mainstream, cittadella arroccata nelle proprie certezze, refrattaria al dialogo e al confronto, ancorata a metodologie di ricerca in vivo la cui messa a punto risale a molti decenni fa e da allora immutate.

Al centro dell’Ordinanza datata 9 ottobre 2020 ci sono due importanti istituzioni accademiche, le Università di Parma e di Torino, insieme con il Ministero della Salute. E ci sono alcuni dettagli del processo di decisione scientifico-politico-tecnico-burocratico che da Bruxelles, passando per Roma, ha fatto piovere sul progetto ideato dal prof. Marco Tamietto la ragguardevole cifra di 2 milioni di euro.

Così, dopo due anni di battaglia, le obiezioni sollevate dalla Lav – Lega Anti vivisezione sull’utilizzo dei macachi per studi sulla cecità corticale che altrove vengono realizzati con metodologie d’avanguardia – non sugli animali ma sull’uomo – hanno finalmente trovato orecchie disposte ad ascoltare. In realtà, non ci sono giudizi di merito da parte del Consiglio di Stato. C’è però la benvenuta decisione che tra 70 giorni, a fine gennaio 2021, sarà un “terzo” attore (l’Irccs Fondazione Bietti presieduto da Mario Stirpe) a guardare dentro a questo complicato affaire targato Italia-Ue, vagliandone i risvolti, valutando le ragioni degli uni e degli altri.

Gli interrogativi che punteggiano l’iter di approvazione del progetto Lightup sono i più diversi. Alcuni davvero sorprendenti. Per esempio, come ricorda l’Ordinanza del Consiglio di Stato “spetta a chi sperimenta – con la certificazione degli organi indipendenti prescritti dalla legge, in base ad accertamento scientifico motivato – dimostrare che non esistono alternative alla sperimentazione su animali vivi” (pagina 2).

Un compito senz’altro impegnativo questo dell’”accertamento scientifico motivato”, che il primo dei due organismi indipendenti chiamati a valutare il progetto Lightup (trattasi dell’Opba, ovvero Organismo preposto al benessere animale) ha però risolto a modo suo. Come? Autorizzando la ricerca del prof. Tamietto in quanto “estremamente originale e particolarmente innovativa”. Sarà. Peccato che a definire la propria ricerca con gli stessi aggettivi e avverbi “estremamente originale e particolarmente innovativa” fosse stato lo stesso Tamietto nella presentazione del progetto autorizzando e poi autorizzato (pagine 3 e 4 dell’Ordinanza).

Ma anche altre contraddizioni andranno riesaminate e approfondite. Tra queste, l’idea avanzata dai ricercatori di Torino e Parma che la sperimentazione non si possa rallentare perché si metterebbe a rischio il finanziamento europeo: insomma, su un piatto della bilancia i soldi, dall’altro la vista e la vita di sei creature che la Legge europea giudica pienamente “senzienti” e che la Direttiva 2010/63 proibisce di utilizzare salvo motivi gravi e scientificamente argomentati. Anche l’inedita formulazione di questo dilemma etico-economico da parte del Consiglio di Stato segna una svolta. A fine gennaio, specie se il dibattito potrà diventare pubblico, avremo modo anche noi di approfondire e saperne di più.

Con il tempo, persino il penitenziario fortificato di Alcatraz è finito nel bidone dei ricordi. Oggi, chi festeggia l’Ordinanza del Consiglio di Stato si augura che anche le oscure cittadelle dove vivono sigillati migliaia di animali inermi facciano la stessa fine: che si aprano alla Storia e diventino un ricordo del passato; che l’autocertificazione ceda il passo a un aperto confronto fondato sui dati che sempre più numerosi anche scienziati di punta, e non solo gli animalisti, elaborino e mettano nero su bianco puntando su una ricerca tecnologicamente avanzata, trasparente e sicura per l’uomo.

Nei mesi trascorsi ci siamo imbattuti in dichiarazioni e titoli di giornale sia a proposito del progetto Lightup sia, più in generale, sulla sperimentazione animale che con la realtà hanno veramente poco a che fare. L’opacità è quanto di peggio possa capitare alla scienza; il metodo dell’autocertificazione è pessimo e fa male a tutti, anche all’informazione. Abbiamo letto, per esempio, che la vivisezione è acqua passata e che gli interventi su animali vivi e coscienti sono proibiti per legge.

Ma l’articolo 14 della Direttiva 2010/63 intitolato Anestesia dice il contrario. Dice che “se si ritiene che l’anestesia sia incompatibile con lo scopo della procedura” allora il suo uso diventa discrezionale. Peggio ancora, esso prevede l’uso di bloccanti neuromuscolari insieme con la somministrazione di semplici analgesici anziché dell’anestesia generale: significa che in nessun modo verranno mitigati il terrore e l’angoscia degli animali, completamente paralizzati e nello stesso vigili e coscienti di ciò che viene loro inflitto.

Abbiamo altresì letto che maltrattare gli animali è un reato e quindi non si fa. Ma se un nome va dato al riutilizzo multiplo dello stesso animale in procedure successive oppure a ciò che è possibile fare secondo l’Allegato VIII della Direttiva in vigore in tutti i Paesi europei, Italia compresa – e cioè la somministrazione di scosse elettriche inevitabili per indurre impotenza acquisita, la produzione di fratture instabili, l’apertura del torace dell’animale senza somministrazione di idonei analgesici, e ancora: comminare traumi intesi a produrre insufficienze organiche multiple oppure interventi chirurgici che si prevede causino dolore, sofferenza o angoscia postoperatori intensi e il deterioramento grave e persistente delle condizioni generali dell’animale… – ecco, se questi non sono insopportabili maltrattamenti, ci arrendiamo. Diteci voi che cosa sono.

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