Quattro quesiti per una verifica in modo che si possa “contemperare il fondamentale principio del favor per la ricerca libera ed originale con il principio altrettanto fondamentale – qui rafforzato dalla speciale protezione accordata ai primati non umani – per cui anche la libera ricerca deve e può essere condotta solo nel comprovato rispetto delle condizioni per la sperimentazione su tali specie di animali vivi”. Il Consiglio di Stato ha nuovamente sospeso la sperimentazione sui macachi, portata avanti dalle Università di Parma e Torino, e diventata oggetto di una battaglia legale innescata dalla Lav che sostiene l’inutilità della ricerca a fronte della sofferenza degli animali. I ricercatori, impegnati nel progetto LightUp autorizzato dal comitato etico del Consiglio Europeo della Ricerca, dall’organismo preposto al benessere animale dell’Università di Parma, e infine dal ministero della Salute (previo parere del Consiglio Superiore di Sanità) e finanziato dall’Erc (Consiglio europeo delle ricerche), hanno più volte ribadito che non esistono alternative al modello animale e che “la piccola lesione nella corteccia visiva” viene praticata in anestesia generale” e non rende ciechi i primati. La ricerca, secondo i professori Luca Bonini e Marco Tamietto, “potrà dare contributo” a studi per riabilitare chi ha perso la vista in seguito a traumi o malattie come l’ictus.

I giudici, presidente Franco Frattini (anche estensore dell’ordinanza), Giulio Veltri, Paola Alba Aurora Puliatti, Stefania Santoleri, Giovanni Pescatore, hanno quindi incaricato la Fondazione “Bietti” per lo studio e la ricerca in Oftamologia di rispondere entro 70 giorni a quattro domande per poi decidere nel merito sui test. I magistrati vogliano sapere se “il progetto rispetta il principio di sostituzione, nel senso che i risultati attesi sono perseguibili soltanto mediante sperimentazione sulla specie animale ‘primati non umani’ vivi”, se “rispetta il principio di riduzione, nel senso che il numero di sei primati è quello minimo indispensabile”, se “il principio eurounitario della sostituzione è rispettato in relazione alla originalità scientifica dei risultati attesi dal progetto, e della trasmissibilità dei risultati agli esseri umani, considerato lo stato attuale della ricerca scientifica sui profili e risultati attesi dalla ricerca posta a base della impugnata autorizzazione” e infine se “le risultanze scientifiche dei pareri tutti sopra indicati – sui quali l’autorizzazione si fonda “per relationem” – hanno considerato tutti e tre gli elementi (come indicati in motivazione) che la direttiva UE e il d.lgs 26/2014 (sulla protezione degli animali
utilizzati a fini scientifici, ndr) pongono quale condizioni per la sperimentazione, altrimenti vietata, su primati vivi non umani”

Il 2 giugno scorso il Tar aveva dato il via libera alla sperimentazione motivando con la riflessione che una ricerca, “che prevede lo studio di funzionalità cognitive superiori”, non può prescindere dal modello animale e in particolare dai primati per poter traslare in futuro i risultati sugli umani. In questo caso specifico persone diventate cieche dopo un trauma o un ictus, per esempio, e che ogni anno in Italia riguarda circa 100mila persone. Per i giudici del Tribunale amministrativo non c’era evidenza, al momento, dell’”esistenza di metodi alternativi impiegabili in sostituzione del modello animale”. Prima di questa decisione del Tar lo studio era stato congelato dal Consiglio di Stato il 25 gennaio scorso dopo un ricorso presentato dalla Lega Antivivisezione contro un precedente verdetto del Tar. In quel caso il giudice estensore, Giulia Ferrari, nell’ordinanza scriveva “che contrariamente a quanto assunto dal giudice di primo grado è necessario che sia chi sperimenta a dover provare che non esistono alternative ad una sperimentazione invasiva sugli animali e fioriera (sic) di sofferenze che la normativa europea e nazionale sul benessere animale, anche nelle sedi di sperimentazione, prescrive di evitare o ridurre entro rigorosi parametri fisiologici”. Quindi gli atti erano stati rinviati al Tribunale amministrativo perché fossero approfonditi tutti gli aspetti e la serie di ricorsi e contro ricorsi è arrivata fino alla sospensiva decisa oggi.

Per la Lega antivivisezione “questa importante pronuncia fa chiarezza oltre il ‘muro di gomma‘ che difende un progetto sperimentale in cui emergono sempre di più requisiti mancanti, incongruenze e insufficienti valutazioni di parte. Non è più possibile – commenta l’associazione – accettare che la ricerca non risponda alle leggi e che il ministero della Salute dia autorizzazioni-fotocopia senza verifiche preventive. In particolare – sostiene l’associazione animalista – la sperimentazione oggetto del progetto prevede la lesione della vista, con invasivi interventi al cervello, e l’uccisione finale degli animali, esperimento classificato dallo stesso ministero della Salute con il grado di dolore più alto ed eseguito su delle specie fortemente protette dalle norme nazionali ed europee”. La Lav, fa notare “le indebite pressioni mediatiche pervenute nelle ore immediatamente precedenti la pronuncia giudiziaria, da parte del fronte pro sperimentazione animale” e punta il dito contro il “tentativo della senatrice Cattaneo di influenzare nelle ore precedenti la sentenza del Consiglio di Stato la decisione della Commissione giudicante” e contro “una lettera aperta di professori universitari, ricercatori e società varie nella quale si parla di campagna di disinformazione Lav”. L’associazione, “nell’attesa dell’udienza finale di merito, rinnova la richiesta al ministro della Salute, Roberto Speranza, di revocare l’autorizzazione a questo esperimento – dichiara Gianluca Felicetti, presidente Lav – Confermiamo la volontà di accogliere i macachi in un centro di recupero specializzato in primati”.

La scienziata Elena Cattaneo aveva fatto un appello per “sostenere la ricerca scientifica al di là delle ideologie” ricordando che la decisione “non riguarda solo i colleghi di Parma e Torino, ma tutti i ricercatori italiani la libertà stessa di ricerca nel nostro Paese e l’impegno etico a perseguire finalità di studio che diano speranza a chi soffre di malattie per cui ad oggi non esiste trattamento. Libertà e impegno già ostacolati da alcuni divieti scientificamente insensati alla sperimentazione animale, presenti solo in Italia e basati su una rappresentazione distorta della realtà della scienza“.

“Una sentenza che pesa come un macigno sul futuro della ricerca italiana, sempre più in balìa dell’antiscienza e dell’aggressiva deriva animalista” si legge in una nota di Research4Life, l’associazione che ha come obiettivo di dar voce ai protagonisti della ricerca biomedica. “Un verdetto – continua la nota – che lascia senza parole attoniti e tristi”. A nulla, ricorda, “sono valse la recente relazione del ministero della Salute sulla indisponibilità di metodi alternativi e la lettera aperta dei rappresentanti scientifici di molte università italiane. Non possiamo che ribadire – immaginando di interpretare il pensiero di tutti i ricercatori italiani – che il perpetrato stravolgimento dei giudizi di merito enunciati da organismi autorevoli e competenti in ambito scientifico comporta un ulteriore logoramento dei principi di libertà di ricerca (art. 33 della Costituzione) su cui si fonda l’Università pubblica. Una condanna alla “marginalità sociale” e alla ‘irrilevanza politica”.

“Ho appreso con sconcerto del nuovo provvedimento di sospensione del progetto Lightup, volto a studiare il problema della cecità corticale in seguito a danni al cervello utilizzando la scimmia come modello sperimentale per elaborare una strategia terapeutica utile per i pazienti umani. Abbiamo ampiamente spiegato e argomentato che – dice il professore Bonini -nessuno dei metodi alternativi di indagine oggi a disposizione può sostituire il ricorso ai macachi per conseguire questi obiettivi. E ciò è stato certificato dallo European Research Council (ERC), l’organismo Europeo più prestigioso nella valutazione e promozione della ricerca, dall’organismo preposto al benessere animale dell’Università di Parma, e infine dal ministero della Salute sentito il parere tecnico-scientifico del Consiglio Superiore di Sanità, che hanno infine autorizzato il progetto. Del resto, il Tar del Lazio ha stabilito che le ragioni di Lav contro il progetto sono “infondate in fatto e in diritto”, anche sulla base di una ulteriore istruttoria effettuata dal nuovo Consiglio Superiore di Sanità. Purtroppo, l’ordinanza ha accolto affermazioni di Lav evidentemente non corrispondenti al vero, come per esempio quella secondo cui “la sperimentazione sui primati è vietata”, mentre la legge prevede che possano essere utilizzati “in via eccezionale quando è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse dai primati non umani. Come in questo caso: non esiste alcun esplicito divieto. Tant’è che, come noto, quasi 600 primati non umani vengono utilizzati ogni anno per la ricerca in Italia, il 99% dei quali nell’ambito dello sviluppo e dei test di sicurezza su farmaci e vaccini, obbligatori per legge. Dunque, come abbiamo sempre sostenuto e come la stessa Lav ha riconosciuto, questa vicenda non riguarda il solo progetto Lighup: quest’ultimo è semplicemente “il simbolo” di una ideologia secondo la quale nessun animale dovrebbe essere utilizzato per la ricerca biomedica. Personalmente, ritengo che l’uomo abbia il dovere e la responsabilità di utilizzare gli animali, ovunque ciò sia inevitabile e nel massimo rispetto possibile del loro benessere: per il progresso delle conoscenze, della medicina e per la tutela della salute umana e animale. A questo uso misurato degli animali dobbiamo le maggiori conquiste sanitarie alle quali ci affidiamo oggi. Il progetto Erc – prosegue – certamente continuerà, così come è stato pensato e approvato, senza ricorrere ad un animale in più ma neanche ad uno in meno di quanti sono scientificamente necessari. Ciò che si deciderà a Gennaio è se il progetto potrà proseguire in Italia, o se invece dovrà essere spostato in un altro paese Europeo, come già accade per la maggior parte degli Erc vinti grazie alla competenza e alla creatività di italiani che sono però attratti dalle maggiori e migliori garanzie che vengono loro offerte all’estero. Ciò che è in gioco dunque non è tanto o solo “un progetto”, ma la capacità dell’Italia di promuovere e tutelare la ricerca di eccellenza, e ancor più la credibilità e il prestigio delle istituzioni scientifiche, come il Ministero della Salute e il Consiglio Superiore di Sanità, chiamate a valutare e monitorare la ricerca nel pieno rispetto delle norme etiche che la disciplinano. Speriamo che la decisione di merito del Consiglio di Stato attesa a gennaio possa ristabilire un po’ di equilibrio in questa direzione”. Il 28 gennaio i giudici, sentito il parere della fondazione Bietti, decideranno.

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