I tamponi rapidi per il coronavirus direttamente dal proprio medico di famiglia. Dopo l’annuncio del ministro della Salute, Roberto Speranza, ora arriva la conferma del premier Giuseppe Conte: “Arcuri sta concludendo la gara per 5 milioni di test rapidi che saranno messi a disposizione dei medici di base”. Con l’incremento dei contagi, c’è da gestire anche l’aumento delle richieste di tamponi. “Ci sono file per fare i test, stiamo lavorando per quelli rapidi”, promette ancora il premier Conte. Una delle soluzioni su cui puntano governo e regioni è appunto il coinvolgimento dei medici di base che hanno già dato la loro disponibilità a eseguire direttamente nei loro studi i tamponi rapidi per il Covid, dando il risultato in meno di un’ora.

“La disponibilità dei medici di famiglia a fare test rapidi negli studi è uno straordinario messaggio al paese e lo Stato e le Regioni devono mettersi subito al lavoro per garantire condizioni di massima sicurezza“, ha commentato Speranza. Che poi ha aggiunto: “Non possiamo dirvi ‘fate i test ma non ci sono le mascherine‘. Per questo, quei 235 milioni approvati e che servono per portare diagnostica di primo livello nei vostri studi devono arrivare subito, perché servono oggi”. Il ministro della Salute è intervenuto al congresso della Fimmg a Villasimius. “Abbiamo approvato quella norma a fine dicembre in legge di bilancio, poi c’è stata l’emergenza ma ora siamo in una fase diversa e ci serve accelerare. Abbiamo gli strumenti e possiamo farlo nel più breve tempo possibile“.

Pier Luigi Bartoletti, vice presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), ha ufficializzato mercoledì la disponibilità dei medici di famiglia, con l’obiettivo di snellire i drive-in, dove le attese per i tamponi stanno diventando molto lunghe. In serata l’annuncio del governo dopo l’incontro tra il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, quello della Salute Speranza e le regioni, le province e i comuni proprio sul tema delle nuove misure anti Covid. Questa, ha spiegato Bartoletti, “è una proposta che abbiamo fatto già dallo scorso luglio, prevedendo che con l’autunno si sarebbe determinata una forte domanda di test. Con l’aumento dei casi di Covid che si sta registrando attualmente, i drive-in per l’esecuzione dei tamponi nel Lazio non possono reggere, tanto più che la domanda è destinata a crescere anche a seguito della riapertura delle scuole”.

La disponibilità annunciata dal sindacato andrà poi verificata sui vari territori. Naturalmente, ha precisato Bartoletti, “l’adesione al bando sarà volontaria e gli studi dei medici di base disponibili effettueranno i tamponi rapidi con il materiale che sarà fornito dalla Regione tramite le Asl”. Per dare la disponibilità gli studi dovranno poter garantire un doppio accesso (‘pulito’ e ‘sporco’ , cioè dedicato ai pazienti che richiedono il tampone) ed una stanza dedicata all’esecuzione dei tamponi. In alternativa, in mancanza di una stanza riservata, lo studio dedicherà a tale attività una fascia oraria dedicata al termine della quale verrà fatta la sanificazione degli ambienti. Le persone richiedenti il tampone, ha chiarito ancora Bartoletti, “verranno ricevute su appuntamento. Nel caso il soggetto abbia la febbre, però, non potrà recarsi in studio per fare il tampone, ma sarà il medico ad andare al domicilio del soggetto per effettuare sia il tampone sia la visita”. I medici di base che aderiranno al progetto, inoltre, “potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi – conclude Bartoletti – saranno resi pubblici in una lista”. L’obiettivo, conclude, “è anche creare un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio”.

Oltre ai tamponi, c’è da gestire la crescente domanda di vaccinazione antinfluenzale: i protocolli anti-Covid allungheranno dalle 2 alle 5 volte i tempi per eseguire il vaccino. “Prima, per la campagna vaccinale, negli studi dei medici di famiglia c’erano anche fino a 20 persone in sala d’attesa e ci si metteva un minuto a persona”, spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg). Quest’anno invece “potranno entrare al massimo 1-2 persone per volta, e gli appuntamenti dovranno essere prenotati. Ci vorranno almeno 4-5 minuti a persona così”, prosegue Cricelli. Molti possono contare inoltre su studi piccoli. Ecco perché diversi medici di famiglia stanno cercano spazi più grandi per fare i vaccini, magari in collaborazione con i Comuni, “perché siano messe a disposizione delle tende o magari le sale degli oratori“. In alcune regioni “si vogliono usare dei punti drive-in, come quelli messi su per i tamponi Covid, o sfruttare quelli già allestiti a tal fine”, conclude Cricelli.

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