Perché mai una mamma non dovrebbe far felice la sua bambina?” . Maria Monsè, madre 46enne di Perla Maria, crede che la felicità sia (anche? Ce lo auguriamo) “un ritocchino al naso“. A 14 anni. Se Irène Némirovsky potesse leggere queste parole, scriverebbe forse un secondo Jezabel (il lettore non sbuffi e sia comprensivo: alle volte è necessario tirare in mezzo i classici). È un romanzo bellissimo, Jazabel, pubblicato per la prima volta nel 1936. Il rapporto madre figlia è al centro del libro e le sfaccettature sono molte (pensate, è un giallo) ma la parte che fa al caso nostro è che Irène, morta il 17 agosto 1942 ad Auschwitz, aveva già intuito la terribile deriva che avrebbe preso l’ossessione per la bellezza.

E così Gladys Eysenach, la protagonista del romanzo, vive solo per essere ammirata e amata e quando gli anni passano mantiene “ancora, quella finta bellezza / mantenuta con cure, con espedienti labili, / per riparar degli anni le sfide irreparabili“. Disposta a tutto per mantenersi giovane, Gladys non pensa minimamente alla figlia. Irène ci perdonerà se l’abbiamo presa in prestito per raccontare una storia di copertine di settimanali di gossip. Ma il suo punto di vista è utile anche se “rovesciato”, nella storia della signora Monsé. Bella lei, vuole che anche la figlia sia “felice” per il suo aspetto e allora a 14 anni la porta a rifarsi il naso e lo racconta su Nuovo. “Primo ritocchino a 14 anni. Maria Monsé porta la figlia Perla Maria dal chirurgo estetico per correggere la “gobba” sul naso. E racconta tutti i dettagli al settimanale Nuovo. ‘Voleva correggere un piccolo difetto e io le ho detto di sì’, spiega la Monsè. ‘Perché mai una mamma non dovrebbe far felice la sua bambina?’, si chiede. Molti volti noti, però, le danno contro ‘Perla Maria è troppo giovane per farsi ritoccare’. Chi ha ragione?“, si legge sul profilo Instagram del direttore Riccardo Signoretti. Maria Monsé con sua figlia può fare quello che ritiene giusto per quanto si possa trovare avvilente, ma ci sono molte persone, mamme e ragazzine, che vendendo quella copertina possono pensare che tutto sommato vada bene, rifarsi a 14 anni. Oggi che nessuno riesce a (sop)portare l’invecchiamento con stile e dignità e si è circondati da volti tutti uguali (o quasi: nel mondo dello spettacolo, fateci caso, ci sono tre o quattro modelli di labbra, fronte e zigomi che si ripetono, roba che se la vedesse Modigliani piangerebbe per l’eternità tutta), è davvero normale mostrare in copertina una ragazzina di 14 anni con la madre che “la rende felice”portandola a rifarsi il naso? La copertina è il villain della storia. Perla Maria sarà contenta, a 20 o 30 anni, di aver fatto questa foto? E del suo nuovo naso? D’altra parte, che l’età per il ricorso alla chirurgia estetica sia sempre più “giovane” lo dicono i dati: secondo l’American Society of Plastic Surgeons, l’uso di filler è aumentato di quasi il 33 per cento dal 2010 tra le 20-29enni americane. Venti. Ci si rifà per somigliare alle foto di Instagram, è la chirurgia del selfie. Un passaggio di Jezabel sta bene a chiudere questa pagina su una copertina disturbante che racconta di una madre che rende felice la figlia minorenne rifacendosi il naso e non spiegandole che la bellezza sta nella personalità, nello stile, nell’accettarsi e in tante altre cose. Irène, scusa. Mai più verrai nominata per tali ‘beceraggini’. Ma è un quadro perfetto. Perfezione e giovinezza non sono perseguibili. “Gli altri vedevano in lei solo una donna senza età, come tutte quelle che a Parigi hanno superato la quarantina. Sotto le luci, con il suo maquillage e i suoi gioielli, appariva bella di una bellezza fragile, inquieta e patetica, e all’alba, sulla soglia del locale, sembrava una vecchia in maschera, come le altre“.


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