Se si andasse a votare con l’attuale legge elettorale mista (Rosatellum) o con il nuovo proporzionale su cui c’è l’accordo tra Pd e M5s (Germanicum), in entrambi i casi il centrodestra otterrebbe la maggioranza nel nuovo Parlamento da 600 membri. Lo rivela l’ultimo sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera, secondo cui i risultati alle Regionali e al referendum costituzionale non hanno avuto un grande impatto sull’orientamento di voto dei cittadini in caso di elezioni anticipate. Sul fronte dei partiti tutto sembra fermo a due mesi fa, quando l’istituto diretto da Nando Pagnoncelli ha condotto l’ultima rilevazione su scala nazionale. Cambia invece l’indice di gradimento dei leader: quello per il governo e per il premier Conte resta altissimo (si attestano rispettivamente al 62 e al 65%), lieve crescita per Zingaretti (30) e Di Maio (29), mentre perdono terreno sia Salvini che Meloni. Sale di un punto l’apprezzamento per Berlusconi, forse in segno di vicinanza per il contagio da Covid-19.

Secondo Ipsos, la Lega resta quindi al primo posto con il 24% (in forte calo rispetto alle Europee 2019), seguono Pd (19,3%) e M5S (18,6%), entrambi in discesa di 0,3%. Perde terreno anche Fratelli d’Italia (16,7%), in flessione di 1,5 punti. Chiudono Forza Italia (6,8%), Italia viva (3,1%) e Azione di Carlo Calenda (3%). Cosa succederebbe in caso di ritorno alle urne? La prima ipotesi di Ipsos, basata sulle rilevazioni condotte da fine maggio a fine settembre per un totale di 29mila interviste ponderate allineando i dati alle tendenze di voto attuali, si basa sull’attuale legge elettorale che prevede una quota di maggioritario e una di proporzionale. Al netto del problema dei collegi, che vanno ridisegnati dopo il taglio degli eletti, alla Camera ci sarebbe una netta maggioranza del centrodestra con 227 seggi (oltre la metà dei quali andrebbe alla Lega), contro i 114 stimati per il centrosinistra e i 55 per il M5S. Al Senato il centrodestra incasserebbe 112 eletti contro i 57 del centrosinistra e i 27 dei pentastellati. Numeri non troppo diversi qualora Pd e M5s decidessero di allearsi: il rapporto alla Camera sarebbe di 218 seggi del centrodestra contro i 161 della coalizione giallorossa. 112 a 80 a Palazzo Madama.

Se invece entrasse in vigore la nuova legge elettorale su cui è al lavoro il Parlamento, basata su un proporzionale puro con sbarramento al 5%, a Montecitorio entrerebbero solo 7 forze politiche (le 5 principali più Italia Viva e Svp). 6 al Senato (i renziani non ce la farebbero). Con una soglia al 3%, invece, farebbe il suo ingresso anche il partito fondato da Calenda. In entrambi i casi, la maggioranza andrebbe sempre al centrodestra: Lega, Fdi e Fi otterrebbero 219 seggi alla Camera e 112 al Senato. Meno ampio il divario in caso di sbarramento al 3%: 206 seggi alla Camera e 108 al Senato per il centrodestra, contro i 179 e 90 dell’eventuale coalizione giallorossa. Decisivo, in tutti gli scenari, il ruolo di Forza Italia come ago della bilancia.

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