Per Matteo Salvini doveva essere un 7-0, poi i primi risultati alle urne gli hanno consegnato un pareggio. Ma ora il leader leghista rischia pure il sorpasso. Nella partita delle Regionali sono arrivati soltanto ora i dati della piccola Valle D’Aosta, Regione a statuto speciale con regole tutte sue in materia di legge elettorale. Nonostante la Lega risulti primo partito con il 23,9%, in forte ascesa rispetto al 17,06% ottenuto nel 2018, il rischio è che non riesca a formare una maggioranza in Consiglio. Per ottenerla serve infatti un accordo post-elezioni, dal momento che in Valle vige il sistema proporzionale. E il Pd, che con la sua lista Progetto civico progressista porta a casa il 15% circa, si dice già pronto a stipulare un’intesa con gli autonomisti di Union Valdotaine (anche loro intorno al 15%). Sullo sfondo resta l’incognita di “Puor L’Autonomie”, la nuova creatura dell’ex presidente Augusto Rollandin che ha superato la soglia di sbarramento. Proprio lui, inserito dall’Antimafia nella lista degli “impresentabili” per una condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione, potrebbe essere l’ago della bilancia in una Regione martoriata anche dalle inchieste per ‘Ndrangheta.

“Confermo la nostra totale disponibilità a dare vita alla giunta anche in Val D’Aosta: sono possibili diverse maggioranze e siamo pronti a formare un governo con le forze autonomiste per fermare l’ipotesi di un protagonismo delle destre nazionaliste”, ha dichiarato il segretario del Pd Nicola Zingaretti in conferenza stampa al Nazareno. “Anche il risultato della Val D’Aosta è molto positivo e può portare a una svolta”, sottolinea. Parole anticipate nel pomeriggio dalla segretaria dem in Regione Sara Timpano: “Siamo pronti a governare la Valle d’Aosta. Noi siamo alternativi alla Lega e cercheremo di trovare un accordo con le forze autonomiste. Bisogna costruire su programmi e linee politiche ben definite”. Un’ipotesi che Erik Lavevaz, il presidente dell’Union valdotaine, considera “naturale e prioritaria”. “Lo abbiamo detto al nostro congresso”, spiega. “Si tratta di un percorso in continuità con quanto fatto anche ad Aosta”.

È proprio ai rosso-neri dell’Union che guarda il Pd. Una formazione che alla scorsa tornata elettorale aveva incassato il 19% (numeri insufficienti a governare da sola) e che era data per spacciata. La Valle D’Aosta, infatti, è andata al voto anticipato per la prima volta in settant’anni (le prime elezioni furono nel 1949), dopo la caduta di due giunte in due anni e due operazioni anti-‘ndrangheta che hanno terremotato la politica locale. Tra i politici della scorsa legislatura toccati dalle inchieste di mafia c’era pure il consigliere dell’Union Marco Sorbara, condannato pochi giorni fa a 10 anni di carcere nell’ambito del processo Geenna. Tutti scandali che però hanno spinto i cittadini in massa alle urne: stando agli ultimi dati, l’affluenza ha toccato il 70%, in forte aumento rispetto al 65,12% del 2018.

Resta ora da capire come si muoveranno le altre liste. A spoglio ultimato quel che è certo è che né il Movimento 5 stelle, né la lista che riunisce Forza Italia e Fratelli d’Italia sono riusciti a superare lo scoglio dello sbarramento al 6%. Situazione simile per “Vda Libra”, “Rinascimento Valle D’Aosta”, “Pas” e “Valle D’Aosta futura”. Ottiene invece oltre l’8% la lista che raggruppa Alliance valdostane, Stella alpina e Italia Viva. 8% pure per Vallée d’Aoste Unie, mentre la nuova formazione di Rollandin incassa quanto basta per strappare seggi in Consiglio regionale. Soprannominato l’”Imperatore”, sei volte presidente tra il 1984 e il 2017 e storico leader dell’Union Valdôtaine, Rollandin è ineleggibile fino a novembre (quando “scadrà” la legge Severino). Il motivo è che nel 2019 è stato condannato in primo grado per corruzione, una sentenza che gli è costata pure la sospensione da consigliere regionale nella passata legislatura. Ora il dossier delle alleanze potrebbe approdare (anche) sul suo tavolo.

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