Vita dura per i dirigenti scolastici delle scuole italiane. Dopo un’estate trascorsa in ufficio a studiare linee guida, protocolli, verbali del Comitato tecnico scientifico e a progettare la ripartenza assicurando il distanziamento, ora sono presi d’assalto dalle famiglie. Alcuni papà e mamme non sempre hanno “digerito” le regole imposte. Non solo. Tra i parenti dei ragazzi ci sono anche i negazionisti e quelli che per timore che il figlio s’ammali lo tengono a casa ma pretendono la didattica a distanza. Il puzzle delle richieste che arrivano dai genitori sulle scrivanie dei presidi è vario ma sono in molti ad aver richiesto l’istruzione parentale. Il fenomeno dell’homeschooling ha preso ancor più piede nell’epoca Covid.

Chi non vuole adottare le misure… – Testimone di queste problematiche è il preside più famoso d’Italia, Alfonso d’Ambrosio. È lui che il 14 settembre scorso ha accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua innovativa scuola a Vo, prima zona rossa d’Italia: “A noi sono arrivate richieste di genitori no vax che volevano non utilizzare le mascherine o che affermano che le mascherine creano allergie o limitano il respiro”. Altri, continua, vogliono “solo uso di acqua e sapone perché dicono che l’igienizzante causa screpolature e ferite sulle mani”. Non sono mancate nemmeno alcune richieste di istruzione parentale: “E c’è anche chi non vuole la didattica a distanza perché secondo loro causa disturbi sui bimbi”. D’Ambrosio non si è scoraggiato: “Ho spiegato loro che le regole sono di tipo sanitario e dettate da persone competenti in merito – dice a Ilfattoquotidiano.it – Alla fine abbiamo un solo caso certificato di un alunno che usa solo la visiera perché la mascherina gli causa allergie, con tanto di certificato del pediatra”.

…e chi ritene che non bastino – Ma c’è anche chi ha deciso senza troppi pensieri di non far andare il figlio a scuola. Lo sa bene Pietro Bacecchi, dirigente dell’istituto comprensivo Crema Due: “Ci son genitori che adducono alla fragilità dei propri figli e hanno scelto di non fare riprendere loro le lezioni. Ho parlato con loro ma non hanno alcuna intenzione di mandare i bambini in classe. Aspettiamo la documentazione del medico competente a questo punto”. Bacecchi è uno che non si perde d’animo, un capo d’istituto abituato a trovare le soluzioni in maniera pragmatica: “Eppure c’è chi chiede la didattica a distanza ogni giorno e chi non la vuole proprio. È difficile andare incontro a tutti”.

Da Nord a Sud la situazione non cambia – I problemi non mancano nemmeno a Claudia Gentile, preside dell’istituto comprensivo Elisa Scala di Roma: “Proprio oggi ho ricevuto la lettera di alcuni genitori. Sono persone che purtroppo ignorano il fatto che le misure prese derivano dalla normativa, dal Comitato tecnico scientifico. Il nostro ruolo è informarli ma so anche di colleghi che stanno avendo a che fare con famiglie che si rifiutano di firmare il patto di corresponsabilità”. In Sicilia, non tutte le scuole son partite ma c’è già tensione ora: “Noi a Monreale – spiega la preside Beatrice Moneti dell’istituto comprensivo Veneziano – iniziamo dopo le elezioni ma c’è già un po’ di ansia tra i genitori. Chiedono certezze che noi non siamo in grado di dare. Mi domandano dei banchi monoposto ma io su 1200 alunni non ne ho uno”.

Nemmeno tra i “grandi” – La musica non cambia nelle secondarie di secondo grado. Laura Biancato è dirigente dell’Einaudi di Bassano del Grappa: “Guardi una mamma mi ha chiesto di poter effettuare l’istruzione parentale perché teme che a scuola il figlio possa ammalarsi. Si pretende da noi il 100% della tutela per poi lasciare che i ragazzi facciano quello che vogliono fuori dall’ambiente scolastico. I ragazzi sono molto più responsabili dei loro genitori che son convinti che stiamo torturando i loro figli imponendogli l’uso della mascherina ovunque. Ma non è così”.

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