Loredana Bertè compie oggi, 20 settembre, 70 anni e, vista l’occasione, ha deciso di festeggiare con una lunga intervista a Verissimo, dove ha ripercorso la sua vita raccontando a Silvia Toffanin diversi aneddoti privati, compresi i più drammatici. “In genere non festeggio il compleanno, ma domani (oggi, ndr) è anche il compleanno di Mimì e della mia carissima amica Asia Argento. Dicono che i 70 siano i nuovi 50, per una volta festeggerò anche io“, ha esordito la cantante dedicando un pensiero anche alla sorella Mia Martini.

Poi ha riavvolto il nastro ed ha iniziato a ricordare la sua adolescenza, fatta di serate al Piper e di una grande amicizia con Renato Zero, interrotta bruscamente da un terribile avvenimento. “Avevo 16 anni, facevo serate con le collettine ed eravamo in giro per l’Italia. Ero l’unica vergine del gruppo e tutte mi dicevano di decidermi. C’era questo tizio che mi riempiva di fiori ogni sera, così alla fine dopo un mese ho deciso di uscire con lui. Mi portò in un appartamento scannatoio e quando ho sentito che chiudeva la porta col lucchetto mi sono spaventata – ha raccontato Loredana -. Ero terrorizzata, mi ha violentata e riempita di botte, sono riuscita ad uscire per miracolo, con tutti i vestiti strappati. Mi reggevo in piedi a malapena, un taxi mi portò in ospedale. Non avevo potuto dirlo a nessuno, specialmente a casa, altrimenti le avrei prese anche da mia madre. Le uniche con cui mi sono confessata furono le mie amiche, ho tenuto tutto per me e non lo denunciai. Fu uno sbaglio, perché, care donne, al primo schiaffo bisogna denunciare”.

Poi la cantautrice ha raccontato anche un altro evento drammatico ma poco conosciuti al grande pubblico: la scomparsa di Leonardo Pastore, uno dei suoi migliori amici, ucciso dall’Aids. “Si era ammalato, andammo in ospedale a Parigi da Luc Montagnier. Allora nessuno conosceva l’HIV, c’era tanta ignoranza e si pensava che il contagio potesse avvenire anche solo stringendo la mano – ha ricordato Loredana Bertè – Montagnier è stato un figlio di pu***na, si rifiutò di curarlo dicendo che gli sarebbe rimasto solo un mese di vita o poco più, invece Leonardo visse altri quattro anni. Ho cercato di far curare Leonardo nei migliori ospedali del mondo, ma nessuna compagnia aerea voleva trasportarlo. Poi Benetton mi ha dato l’aereo privato, da Parigi ho preso Leonardo e l’ho portato alla Madonnina: Benetton è stato un angelo, lo ringrazierò in eterno. Leonardo per me era un confidente, un amico”.

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