Tre impianti si fermano, per altri vengono i ridotti i turni. ArcelorMittal impone un nuovo rallentamento all’Ilva di Taranto e i sindacati scrivono al presidente del Consiglio, ai ministeri competenti, alla procura e al prefetto della città jonica denunciando i rischi per la sicurezza. La multinazionale dell’acciaio ha comunicato venerdì lo stop ai reparti Laf (Laminatoio a freddo), Zincatura 1 e decapaggio “fino a data da destinarsi”. Non solo: il Treno nastri passa da 21 a 15 turni settimanali, la Finitura nastri e Hsl passeranno da 15 a 10 turni settimanali. La causa addotta, ancora una volta, è il “calo ordini”.

Ad oggi sono impiegati giornalmente circa 4mila dipendenti diretti nell’acciaieria tarantina. E i sindacati già nei giorni scorsi avevano lasciato intendere che il rischio è il collocamento di circa altre mille persone in cassa integrazione, ma che rientrerebbero comunque nei numeri previsti dalla procedura. Da lunedì scorso è partita infatti la proroga della cassa integrazione Covid chiesta per 9 settimane per un numero massimo di 8.147 dipendenti, ovvero l’intera forza-lavoro ad eccezione dei dirigenti.

Dopo la comunicazione da parte di ArcelorMittal, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno scritto alla presidenza del Consiglio dei ministri, al ministero dello Sviluppo Economico, ai commissari di Ilva in As, al prefetto di Taranto, alla procura della Repubblica, ad Arpa e Spesal denunciando “un elevato rischio di incidente con serie ripercussioni per i lavoratori”.

E hanno annunciato che da lunedì 21 settembre si riuniranno e decideranno “le azioni di mobilitazione da intraprendere. “Nulla è escluso”, precisano perché “il tempo è abbondantemente scaduto, ArcelorMittal non è e non sarà mai un interlocutore affidabile. Il Governo intervenga immediatamente o sarà caos totale”. Ad avviso dei sindacati “le criticità impiantistiche, più volte segnalate anche agli enti ispettivi da parte dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, sono ormai evidenti”. ArcelorMittal, continuano, “mette a serio rischio la salvaguardia degli stessi impianti del siderurgico con conseguenze irreparabili ma, soprattutto, l’incolumità di chi ci lavora”.

La “totale assenza di risposte” da parte del governo “sta contribuendo pesantemente ad alimentare un clima di esasperazione, per certi versi peggiore del 2012″, sottolineano. “La situazione è oramai esplosiva e non più gestibile. ArcelorMittal ha fatto quello che ha voluto, con il silenzio assenso di un Governo che – concludono – è incapace o, peggio ancora, complice”.

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