Il tempo continua ad essere galantuomo. Lo scrissi già lo scorso anno ad indagini appena aperte. Ma la sofferenza e i gravi danni che creano il populismo giudiziario, la corsa sfrenata al sensazionalismo mediatico, ai titoloni, alle vignette non simpatiche ma calunniose lasciano le cicatrici a chi né vittima.

In Italia non si aspettano le sentenze definitive, in Italia basta una velina di una mano amica per sputare veleno e fango contro il nemico di turno.

Ed ancora una volta, dopo la sentenza della Cassazione di ieri sul caso della Fondazione Open, la verità arriva sempre. Arriva ma bisogna subire nel frattempo un linciaggio mediatico assurdo.

La Suprema Corte ha annullato con rinvio al Tribunale di riesame di Firenze dichiarando illegittimo il decreto di sequestro e ordinando la restituzione dei beni ai legittimi proprietari.

Anche in questo caso Matteo Renzi non c’entrava nulla ma i titoloni accusatori e denigratori ricoprivano le prime pagine. Oltre ad alcune vignette veramente indegne.

In questi anni abbiamo assistito ad un clima preoccupante, fazioso e non corretto.

La notizia di oggi dovrebbe trovare spazio ampio sui giornali e sui notiziari. Ma non sarà così che spesso accade. L’importante è cavalcare l’onda populista e denigratoria. Questo metodo è stato eseguito in tutti i casi precedenti ma i danni rimangono.

E solo chi lo prova lo può capire veramente.

Fare politica seriamente è sempre più difficile e certi conflitti di interesse fra giornalismo, giustizia e politica sono gravemente preoccupanti.

Ed allora perché non mettere un freno definitivo a questo insano populismo giudiziario? A chi fa comodo? Di certo non ai cittadini che continuano ad essere molte volte complici involontari nell’analizzare e metabolizzare notizie parziali e non veritiere.

Non si vuole fare vittimismo ma è doveroso combattere per far emergere sempre la verità. Perché come diceva un passo del Barbiere di Siviglia di Rossini: la calunnia è un venticello…

Si dovrebbe riscoprire l’etica e la morale. Si dovrebbe seguire veramente la Costituzione e i suoi principi garantisti.

Si dovrebbe fare giornalismo su fatti accertati definitivamente.

Si dovrebbe amministrare la giustizia senza fare l’occhiolino al politico amico.

Si dovrebbe investigare senza pregiudizio.

Si dovrebbe scrivere senza rancore personale.

Si dovrebbe usare un giornale per l’amore e la passione di informare realmente i lettori e non volerli orientare e persuadere ai propri egoismi politici. Si dovrebbe ammettere quando si esagera. Si dovrebbe chiedere scusa quando si sbaglia.

Si dovrebbero usare gli stessi spazi quando si accusa e quando si assolve.

Si dovrebbe utilizzare sempre lo stesso metodo trasparente per tutti.

Questo dovrebbe essere un sistema efficiente e veramente utile ai cittadini.

Ma purtroppo prevale tutto il contrario.

Scrivere per denigrare. Usare notizie parziali per delegittimare.

Usare ipotesi di indagini per infangare. Usare giornali per colpire il nemico giurato. Fare vignette per offendere senza motivo. Seguire il venticello calunnioso ed alimentarlo per solleticare le debolezze comuni. Gridare allo scandalo senza motivo. Usare la giustizia per orientare e non per ricercare la realtà.

Insomma, questa dovrebbe essere la viva riforma sociale da fare. Ma se la fai rischi di finire nel vortice del fango sopra ricordato.

Ci vuole coraggio, forza, integrità, passione, intelligenza, cultura e pazienza per resistere a questo sistema. Altri politici avrebbero smesso da tempo dopo un certo trattamento.

Per questo se ci fosse un briciolo di onestà intellettuale oggi a Renzi si dovrebbe chiedere scusa.

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