Per comprendere i meccanismi comportamentali che portano esemplari della nostra specie ad accanirsi contro altri esemplari sino ad ucciderli, consiglio la lettura del libro L’aggressività. Il cosiddetto male dello zoologo premio Nobel Konrad Lorenz. Non ripeto le sue analisi, che reputo convincenti, per ovvi motivi di spazio.

La spiegazione “accademica” di azioni come quelle che hanno portato all’omicidio di Willy, però, deve fare i conti con la vita vera. E così mi chiedo: che avrei fatto se mi fossi trovato in quella piazza, quando dei maschi dominanti “difendevano” il territorio e le femmine dall’intrusione di un maschio estraneo fino ad ucciderlo? Willy stava agendo da paciere e, quindi, intervenire per calmare gli animi avrebbe esposto il secondo paciere (io) alla stessa sorte di Willy. E quindi, ancora: che avrei fatto? Chiamare la polizia, è ovvio. Ma quando mi fossi reso conto che quelli stavano uccidendo Willy, e la polizia tardava ad arrivare, di nuovo: che avrei fatto?

Ho quasi 70 anni ma, in gioventù, ho frequentato quelle palestre. So dove e come bisogna colpire per fare molto male, anche se non l’ho mai fatto. Visto il numero e le condizioni fisiche degli aggressori, non avrei avuto alcuna possibilità di sopraffarli in un incontro “leale”. Avrei dovuto cercare un corpo contundente, tipo un paletto, una spranga. E poi avrei dovuto colpire, all’improvviso, il più grosso del gruppo, con un colpo risolutivo. Fatto questo avrei dovuto accanirmi sul secondo più grosso, magari con una bella sprangata in faccia e, senza aspettare, colpire il terzo. Con quanta più forza possibile, per stenderli alla prima botta.

Probabilità di riuscita? Diciamo 100% con il primo. Ma le probabilità diminuiscono con gli altri due. Alla fine, direi che avrei avuto il 40% delle probabilità di fermarli, certamente subendo danni fisici. E poi avrei dovuto affrontare la giustizia. Perché probabilmente il primo sarebbe morto. Vale la pena buttare via la mia vita per salvare la vita di Willy? A tavolino, penso che ci avrei provato. Confesso di non provare umana compassione nell’immaginare gli aggressori con il volto sfigurato dalle sprangate.

Su quella piazza, però, tutti i presenti hanno calcolato i rischi e non se la sono sentita di sfidare la sorte. Situazioni del genere sono talmente comuni da ispirare una letteratura (scritta e filmata) che narra le gesta individui eccezionali che affrontano i violenti, a volte fino ad ucciderli. Batman, Spider Man, Robocop, Tex Willer, e tutti i vari “eroi”, fanno sempre la stessa cosa: mettono i cattivi in condizione di non nuocere più. Spesso definitivamente. Questo stereotipo ha successo perché “compensa” con la finzione la frustrazione di non essere in grado di fare altrettanto, a fronte di situazioni del genere.

Quando i nazifascisti iniziarono a perseguitare gli ebrei, comportandosi da belve assassine, furono in pochi a intervenire in difesa delle vittime. Dopotutto quella violenza era diretta su “altri” ed era meglio mettersi al sicuro, piuttosto che esporsi al rischio di fare la stessa fine. Torniamo in quella piazza, allora. Sarebbe stato giusto ammazzare di botte i tre aggressori? Abbiamo delegato questo compito alle forze dell’ordine. Ma che si fa se tardano ad intervenire? Dobbiamo diventare tutti giustizieri?

Forse le forze dell’ordine e la magistratura non hanno abbastanza strumenti, visto che quei tipi erano già stati denunciati ed erano in circolazione. Ma no: gli strumenti ci sono. I Casamonica sono stati sgominati. Penso alla Scuola Diaz, durante il G8 di Genova. La polizia è arrivata, ha pestato a sangue i contestatori, li ha portati in caserma a Bolzaneto e li ha torturati. Così dicono le sentenze. Pensiamo a StefanoCucchi. In certi casi le forze dell’ordine vanno oltre il legittimo per “punire” chi reputano pericoloso. E spesso si tratta di persone inermi. Mentre avviene di rado che siano gli energumeni a essere sfasciati dalle botte.

È ovvio che non sto chiedendo alle forze dell’ordine di torturare i violenti: non devono torturare nessuno. Basta solo neutralizzarli e toglierli dalla circolazione. E se vengono messi fuori dopo poco, e ricominciano, si potrebbero controllare i loro tenori di vita, la liceità delle loro entrate, e altre bazzecole. I draconiani decreti sicurezza ci mettono al riparo da situazioni del genere? Oppure i violenti continuano imperterriti, e il rigore della legge si accanisce contro i deboli o gli “scomodi”, come di solito accade?

I carnefici di Willy si sono accaniti su un mingherlino, colpendolo quando era a terra. Vigliacchi. Penso a quelli che dicono che i profughi devono essere lasciati affogare in mare. Non ci vedo grande differenza. Sono predisposti culturalmente a diventare dei carnefici.

Per finire: il nazifascismo è stato sconfitto con la violenza. E una parte del popolo italiano ha riscattato l’onta del fascismo con la Resistenza. I violenti si fermano con azioni fisiche decise. Abbiamo bisogno di forze dell’ordine all’altezza della situazione, che controllino il territorio. Certamente non come quelle di Piacenza, o quelle della scuola Diaz, o di Cucchi. E abbiamo bisogno che intervengano subito, con decisione, senza che debba arrivare Batman.

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