di Alexis Bonazzi

C’è una bellissima canzone di Fabrizio de Andrè che racconta dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini. Quella canzone si chiama Una storia sbagliata. Oggi non vi parlo di Pasolini però: oggi parliamo di un’altra vita spezzata violentemente, quella di Maria Paola Gaglione, rea di amare una persona ritenuta “infetta” dal “virus gender”.

Queste storie “sbagliate” nel nostro paese sono all’ordine del giorno e racchiudono al loro interno elementi tipici del degrado, di poca intelligenza emotiva, di abuso, e di violenza. E come tutte le storie sbagliate che si rispettino, anche questa trabocca di elementi tipici del marciume di una società dove le persone che credono che il Covid-19 non esista diventano influencers, mentre gli insegnanti di scuola statale fanno la fame.

Anche in questa storia non ci sono vincitori o vinti, ci sono solo degrado e miseria. C’è la figura del fratello che, pur essendo ignorante (perché ignora la realtà della vita di una persona FtM) come un mattone, si erige a professore decidendo di “dare una lezione” (come se ne avesse capacità) alla sorella. Non voleva ucciderla però. Umiliarla? Sì. Ferirla gravemente? Sì. Esserne il padrone a livello psicologico e fisico? Sì. Punire il compagno perché aveva infettato la sorella? Sì.

Questo essere che non esito a definire immondo (definirlo uomo sarebbe un insulto al fior di Uomini con la U maiuscola), non avendo l’intelligenza emotiva per capire che l’amore trascende genere e sesso, ha deciso di ergersi a cavaliere paladino dell’onore, non capendo che una persona onorevole non si sarebbe mai macchiata di tale delitto. Una persona onorevole avrebbe compreso che i desideri di amore e libertà possiedono ali che i condomini della provincia di Napoli non possono tarpare.

Non voleva ucciderla, però Ciro se lo è meritato. Lui ha anche preso le botte, non fosse stato abbastanza avere perso la fidanzata ammazzata da un pazzo fratricida. Se lo è meritato perché Ciro è infetto. Non dal Covid, no… dal Gender!

Sappiamo bene che i personaggi che abitano le “storie sbagliate” vivono in paesi strani dove tutti i cittadini sono, a giorni alterni, arbitri di serie A, economisti di fama mondiale, e anche epidemiologi. Va da sé che, in un mondo pullulato di finti esperti, sia facile far credere alla gente che essere trans sia contagioso o pericoloso per la salute umana. I commentatori non hanno tardato a menzionare che Ciro è solo un nome finto… forse. I sentimenti però erano veri, e il dolore di perdere la propria amata è un dolore che spero di non dover mai provare perché mi ucciderebbe.

Chi commenta in questi termini è attivamente responsabile di una violenza omofoba e transfobica dilagante. Loro si maschereranno dietro la “biologia” perché lui, in fin dei conti, era una lei. Le percezioni invece non tengono conto della biologia, il senso di disgusto e superiorità non viene sollecitato da un nostro ragionamento sulla biologia dell’essere umano: questo viene attivato da una reazione a uno stimolo visivo (con buona pace della biologia e i cromosomi X&Y).

Un altro elemento delle “storie sbagliate” che si rispettino è (sorpresa) il sessismo che, assieme alla misoginia, è spesso presente nelle più comuni storie sia per bambini che per adulti. Alla fine della fiera, chiudere una principessa in una torre o ammazzare a coltellate la propria ex sono gesti che hanno quasi tutto in comune e, per quanto uno non sia caratterizzato dall’uccisione della principessa, chiudere qualcuno in una torre per l’eternità è una condanna a morte in tutto e per tutto.

Cambiando canzone, la storia non cambia. Nel 1976 Francesco Guccini pubblica Via Paolo Fabbri 43. Un album magnifico la cui prima traccia si intitola Piccola storia ignobile e parla di una ragazza che viene abbandonata dopo essere rimasta incinta. La canzone si concentra sullo stigma che attanaglia una ragazza che, consciamente, decide di fare l’amore con una persona di cui si fidava, ma che la abbandona.

La canzone fa riflettere quando ci viene ricordato che gli uomini “non sono perseguibili per legge” e che “i politici hanno altro a cui pensare”. La storia di Maria Paola è al contempo una “storia sbagliata” e una “piccola storia ignobile”, così uguale a tante altre che, giorno dopo giorno, si accumulano su colonne di giornali troppo occupati a descriverci gli assassini e le vittime, spesso tralasciando il fatto che la meschina politica italiana butta benzina sulle fiamme che carbonizzano i corpi dei miei fratelli e sorelle.

Ciao Maria, ora potrai amare chi vorrai.

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