Lo avevano detto: “Qui sotto non possiamo più vivere”. Troppa la paura per la corrosione dei piloni e per i detriti (bulloni, viti, pezzi di cemento) che precipitavano giù dall’impalcato, minacciando automobili e passanti. Ora, dopo mesi di denunce, le 29 famiglie genovesi ai piedi del viadotto Bisagno intravedono una via d’uscita. Il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha inviato una lettera al sindaco Marco Bucci in cui dice di aver individuato, in collaborazione con il sottosegretario ligure ai trasporti, Roberto Traversi, “il percorso che consentirà al Comune di Genova di acquisire l’area dove oggi sorge il condominio” a rischio, in via delle Gavette, nel quartiere di Molassana. E, al tempo stesso, “di garantire ai proprietari delle unità abitative interessate una soluzione definitiva”. In sintesi, nei piani del ministero, il Comune si occuperà del trasferimento delle famiglie e della demolizione dell’edificio. A coprire finanziariamente l’operazione, invece, sarà Autostrade per l’Italia, “nell’ambito delle risorse messe a disposizione in favore della comunità ligure”.

La sicurezza del viadotto sulla A12 è al centro – insieme al “gemello” Veilino poco distante – di uno dei filoni d’indagine aperti dalla Procura di Genova dopo il crollo del Morandi. È proprio a causa dei falsi report sulle due strutture che lo scorso anno è stato interdetto dall’esercizio della professione Antonino Galatà, ex ad di Spea (la controllata di Autostrade che si occupava della manutenzione della rete) insieme ad altri nove tra dirigenti e tecnici. Secondo la Cassazione, che ha confermato le misure cautelari disposte dai giudici liguri, la falsificazione dei report era “una vera e propria scelta strategica aziendale di contenimento dei costi di verifica, controllo e manutenzione”. In particolare, nel caso del viadotto Bisagno, i tecnici avrebbero assegnato i “voti” alla stabilità senza entrare nei cassoni, gli ambienti che custodiscono le fondamenta dell’impalcato, posizionate sotto il manto stradale. Con la conseguenza di riportare, nei documenti, un ammaloramento assai inferiore a quello effettivo.

E d’altra parte le immagini pubblicate dal Fattoquotidiano.it non lasciavano dubbi: i ferri dei piloni ormai scoperti e arrugginiti, il calcestruzzo così friabile da venire via a mani nude, le cascate d’acqua dai giunti sconnessi dell’autostrada. Ma per i tecnici di Autostrade era tutto a posto. “Noi abbiamo paura di questo ponte malconcio, che perde pezzi”, diceva in audizione in consiglio comunale Chiara Ottonello, portavoce del comitato dei residenti. Un altro abitante mostrava un grosso bullone di ferro: “Questo, se andava in testa a qualcuno, lo ammazzava. Quei palazzi devono essere buttati giù”. Adesso, promette il ministro De Micheli, l’incubo è finito. “Nei prossimi giorni la soluzione vedrà la luce”, dice in un video pubblicato sui social insieme al candidato di sinistra e Cinque Stelle in Liguria, Ferruccio Sansa. “Le 29 famiglie si trasferiranno in un’area scelta da loro, una zona migliore della città, per evitare loro i problemi che hanno avuto fino adesso”.

“Abbiamo promesso a Chiara che avremmo fatto qualcosa, ne abbiamo parlato con il ministro e abbiamo mantenuto la promessa”, dichiara Sansa. Esulta anche il Movimento 5 Stelle: “Giornata storica, frutto di mesi di battaglia”, è il commento della senatrice ligure Elena Botto. Quali, quindi, i prossimi passi? Il Mit suggerisce all’amministrazione di avviare la procedura per la cessione consensuale al Comune delle abitazioni, in vista della riprogrammazione urbanistica dell’intera area. Nessuna delle famiglie ha dubbi: tutti vogliono fuggire di lì. “La copertura dei costi per le cessioni immobiliari – si specifica – e per la demolizione dei relativi fabbricati, verrà garantita da Autostrade per l’Italia S.p.A.. Nel tempo necessario per portare a conclusione tutta l’operazione, sempre Aspi assicurerà le necessarie risorse per l’idonea sistemazione, in altre residenze, degli attuali proprietari o inquilini interessati”. Secondo l’edizione genovese di Repubblica, i fondi utilizzati saranno una parte di quei 3,4 miliardi di indennizzo che Autostrade verserà al governo in base all’accordo sulla concessione raggiunto a luglio.

Twitter: @paolofrosina

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