Quella del Moby Prince è la più grande e grave strage della storia Repubblicana compiuta a danno di 140 vittime innocenti. A danno di chi li amava, di chi oggi avrebbe avuto bisogno di averli o averle a fianco per gestire una vecchiaia difficile, per consigliare un’età adulta complicata, per spegnersi accanto a loro con un sorriso sulle labbra.

Nel gennaio 2018 una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda ha riscritto larga parte della storia del Moby Prince. Ha definito dei tempi di sopravvivenza delle vittime compatibili con un intervento di soccorso mai arrivato. Ha definito la posizione della petroliera Agip Abruzzo fuori dalla rotta abituale verso la Sardegna seguita dal traghetto e ha ipotizzato una dinamica della collisione generata da una turbativa della navigazione non accertata.

Ha infine recuperato l’accordo assicurativo incredibile tra armatori delle navi coinvolte nell’incidente e loro assicuratori, che ha determinato una plusvalenza finanziaria per l’armatore del Moby Prince, Vincenzo Onorato, pari a tre volte il valore del traghetto e il saldo di circa 60 miliardi di vecchie lire di risarcimenti a carico e quindi danno di una compagnia assicurativa con sede in un paradiso fiscale, ad oggi silente sulla ricostruzione dei fatti, che mai ebbe contropartita dal suddetto armatore.

Mancano pochi tasselli a terminare il puzzle e dietro questi tasselli c’è la Procura di Livorno, guidata dal magistrato antimafia Ettore Squillace Greco, calabrese di origine ma toscano d’adozione. Squillace Greco sta conducendo un’indagine per atti relativi a seguito della Commissione d’inchiesta sulla vicenda Moby Prince, in forza soprattutto di un documento di cui ho parlato.

Questo documento pone “l’incidente Moby Prince” in un diagramma relativo a “rete di traffici paralleli (armi, scorie, rifiuti tossici)” che collega l’Iraq 1990-91 con la fine della guerra del Golfo, l’Italia e la Somalia. Se molti si sono concentrati sull’aspetto del collegamento tra Italia e Somalia, finora è mancata l’attenzione sul primo nodo del diagramma: Iraq-Italia. Un nodo che potrebbe definire uno scenario nel quale, durante la notte del Moby Prince, sia avvenuto un passaggio di “armi” tra comando Usa di ritorno dalla Guerra del Golfo e figure italiane. ‘Quali armi?’ è quindi la domanda.

E qui si inserisce il contributo di verità fornito da un filmato dell’emittente Granducato TV che ho personalmente portato alla Procura di Livorno nel 2019. Procura che ne era sprovvista da 28 anni, nonostante l’importanza del documento audiovisivo. Questo documento audiovisivo è la rappresentazione più prossima all’incidente tra Moby Prince e Agip Abruzzo che abbiamo. E mostra delle esplosioni difficilmente compatibili con deflagrazioni da gas provenienti dalla petroliera speronata dal Moby Prince. Potrebbe trattarsi di esplosioni da esplosivo solido?

La pista potrebbe condurre quindi ad uno scenario inquietante che racconta il porto di Livorno sotto il controllo di una o più organizzazioni criminali, usato nella sua rada come un ingrosso illegale notturno. Un mercato in ipotesi quindi noto e tollerato dalle autorità preposte alla sicurezza in mare in quello specchio d’acqua – di fronte alla città di Livorno – dove venivano fatti transitare anche esplosivi di proprietà degli Stati Uniti d’America, da imbarcazioni militarizzate richiamabili al comando Usa a imbarcazioni ignote e non registrate dalle autorità competenti.

In questo quadro l’arrivo del Moby Prince sulla scena, fortuito e dovuto ad elementi che qui per brevità dell’esposizione evito di raccontare, avrebbe rappresentato un imprevisto gestito con modalità ancora da accertare compiutamente, ma che hanno indubbiamente generato la morte di 140 persone.

A rendere parziale conferma che la pista su cui si sta muovendo la Procura è quella citata è un articolo di Simona Zecchi uscito su Il Fatto Quotidiano il 6 agosto scorso. L’articolo riporta che il super pentito della ‘ndrangheta Filippo Barreca, esponente della Santa, avrebbe reso testimonianza fino al giugno 2020 sulla strage del Moby Prince. Perché questo dato è importante? Perché pochi sanno che nel 1991 la ‘ndrangheta gestiva e, secondo la Procura di Livorno gestisce ancora, i traffici illeciti del Porto di Livorno. Barreca, da esponente di spicco, aveva accesso a tutte le informazioni su questi traffici.

Le sue testimonianze sulla “strage del Moby Prince” assumono quindi un ruolo di estremo valore. Lasciano infatti ipotizzare che quanto raccontato da Barreca potrebbe avvalorare la tesi della strage, quindi di uno o più atti deliberati volti ad uccidere quella notte. E in quella notte sono morte 140 persone. Atti compiuti da qualcuno su mandato di qualcun altro.

E in tal senso resta ancora da comprendere se va letto in questa direzione il messaggio inviato dal comandante della Gallant II, nave militarizzata americana carica di esplosivi, ancorata a poca distanza dai fatti, ad un ignoto rappresentante di una delle navi fantasma in rada quella notte (“America Cargo Vessel”) che, allarmato per l’aver udito il comando dell’Agip Abruzzo fornire ai soccorritori “la posizione della nave” riceveva l’istruzione di “avere cura della cosa”.

Allo stesso tempo le dichiarazioni di Filippo Barreca, per il solo fatto di essere state raccolte sulla “strage del Moby Prince”, potrebbero aiutare ad inserire la vicenda in un quadro più ampio che ha caratterizzato il nostro paese nella stagione stragista 1991-1992. Se infatti quella notte si stavano smerciando illegalmente esplosivi, quegli esplosivi a chi sono andati? E per fare cosa? Risulta infatti un elemento comune alla stagione stragista 1991-92, l’uso dell’esplosivo militare Semtex H.

La Procura di Livorno sta continuando le sue indagini nel più stretto riserbo e ha chiesto da tempo ai familiari delle vittime di pazientare. Correttamente va lasciata lavorare. E vorrei esprimere nel mio piccolo la mia più totale fiducia nel suo operato. Auspico che la politica nazionale protegga la Procura, protegga chi è titolare di queste indagini e torni a dare la scorta al pentito Filippo Barreca, a tre anni dal venir meno di questo fondamentale segnale di attenzione dello Stato. Lo faccia perché potremmo trovarci di fronte ad una svolta per la ricostruzione definitiva della Strage del Moby Prince e forse per molto altro ancora di cui finora nessuno aveva ipotizzato connessioni con questa vicenda.

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