“Le dinamiche del mercato del lavoro risentono, ancor più che nello scorso trimestre, delle notevoli perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria“. E’ il commento dell’Istat ai dati sull’andamento dell’occupazione nel secondo trimestre dell’anno, tra il lockdown e la “fase 2“. Dati fortunatamente superati da quelli di luglio, quando si è registrata una ripresa. Ma preziosi per capire quali categorie sono state travolte, più di altre, dalla crisi del Covid. Sono i giovani, i precari, le donne, le partite Iva, i lavoratori del Sud. “Aumentano i divari territoriali nella partecipazione al mercato del lavoro”, commenta l’istituto, e “tornano ad aumentare le differenze di genere“.

Nei tre mesi tra aprile e giugno, infatti, gli occupati sono diminuiti di 841.000 unità rispetto agli stessi tre mesi del 2019 e di 470mila rispetto al primo trimestre 2020. E tra questi quasi la metà sono giovani under 35. Gli under 35 hanno perso l’8% dell’occupazione scendendo a 4.776.000 unità, mentre la classe tra i 35 e i 49 anni ha perso “solo” 424.000 unità (toccando le 9.157.000 persone) e quella over 50 ha perso solo 1.000 persone arrivando a quota 8.780.000 occupati (-0,4%).​ Il tasso di disoccupazione nella fascia 15-34 è del 16,3%, quasi doppio rispetto a quello complessivo mentre l’inattività raggiunge il 53,3%. Se si guarda alla fascia 25-34, quella nella quale si dovrebbe aver terminato il percorso di studi ed essere attivi, il tasso di occupazione scende di 2,5 punti sul trimestre precedente al 59,8%. Il tasso di disoccupazione cala di 0,6 punti al 12,8% mentre l’inattività sale di 3,4 punti al 31,5%.

Giù contratti a termine e autonomi, salgono i dipendenti stabili – La caduta ha riguardato i contratti a termine e il lavoro indipendente, mentre i rapporti stabili sono stati salvaguardati dal blocco dei licenziamenti e dall’utilizzo massiccio della cassa integrazione. I dipendenti a termine sono calati di 677mila, -21,6%, e continuano a diminuire gli indipendenti (-219mila, -4,1%) a fronte invece di un lieve aumento dei dipendenti a tempo indeterminato.

Crollano le ore lavorate – Il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, per i quali nel 63,9% dei casi il part time è involontario. E diminuiscono gli occupati che hanno lavorato per almeno 36 ore a settimana (50,6%, -13,8 punti), a seguito delle assenze dal lavoro causa virus e della riduzione dell’orario legata alla cig. L’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una forte diminuzione rispetto sia al trimestre precedente (-13,1%) sia allo stesso periodo del 2019 (-20%). Andamenti “coerenti con la fase di eccezionale caduta dell’attività economica, con una flessione del Pil nell’ultimo trimestre pari al 12,8% in termini congiunturali”.

Calo maggiore al Sud – Il tasso di occupazione destagionalizzato è sceso al 57,6%, in calo di 1,2 punti, ma per gli under 35 è calato molto di più: 2,2 punti, al 39,1%. Inoltre il calo è maggiore nel Mezzogiorno (-1,6 punti) in confronto al Nord e al Centro (-1,1 e -0,9 punti, rispettivamente). “Aumentano i divari territoriali nella partecipazione al mercato del lavoro: se il tasso di occupazione diminuisce della stessa entità nel Nord e nel Mezzogiorno (-2 punti in entrambi i casi) e poco meno nel Centro (-1,7 punti), il calo del tasso di disoccupazione è maggiore nel Mezzogiorno (-3,2 punti) e nel Centro (-3,0 punti) in confronto al Nord (-0,8 punti) e si associa
all’aumento più intenso del tasso di inattività nelle regioni meridionali e centrali (+4,4 e +4 punti) rispetto al Nord (+2,7 punti)”.

Aumenta il divario di genere – Non solo: con la pandemia sono di nuove aumentate le differenze di genere: tra le donne è maggiore il calo del tasso di occupazione (-2,2 punti in confronto a -1,6 punti gli uomini) e di quello di disoccupazione (-2,3 e -1,9 punti, rispettivamente) in concomitanza al maggiore aumento del tasso di inattività (+3,9 e +3,2 punti).

Disoccupazione in calo perché salgono gli inattivi – Il risultato è che nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,3%, in calo di 0,9 punti rispetto al primo trimestre e di 2 punti rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Un’illusione ottica, ovviamente, perché si associa all’aumento – congiunturale e tendenziale – del tasso di inattività, cioè delle persone che durante l’emergenza hanno ovviamente smesso di cercare lavoro. Tuttavia, ricorda Istat, “i dati provvisori del mese di luglio 2020 indicano la ripresa del tasso di disoccupazione e il calo di quello di inattività”.

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