Pronto a cancellare Sanremo se saremo ancora in emergenza Covid“, basta un titolo per scatenare reazioni social. Il virgolettato viene attribuito ad Amadeus, titolato a conferire sul futuro del Festival, parole rilanciate dalle agenzie di stampa e da testate autorevoli. Il gioco è fatto. Parole, filtra da Viale Mazzini, dove lo streaming è stato seguito con attenzione, che non sarebbero mai state pronunciate dal direttore artistico della kermesse. E smentite a stretto giro da Lucio Presta, manager del conduttore: “Non ha detto così, ha detto piuttosto che senza pubblico meglio spostare in avanti. Per la precisione”.

Ma che il Coronavirus abbia già condizionato e condizionerà l’edizione 2021 di Sanremo è cosa nota e scontata. La data ha subito uno spostamento da febbraio a marzo (precisamente dal 2 al 6) e la pandemia influirà come immaginabile sullo spettacolo, alcune ospitate, sicuramente sui monologhi e qualche brano in gara. Quanto, il punto. “Non riesco a immaginare un Sanremo senza pubblico in sala o senza orchestra. Sarebbe un problema con la scenografia. E poi chi lo dice a Fiorello che non può sputarmi l’acqua sul collo? Ma voglio essere positivo, nel senso di pensare con positività, e dico che questo sarà il primo grande spettacolo post Covid. Non esistono piani B, piuttosto non lo facciamo“, ha dichiarato Amadeus al Festival della Tv e dei nuovi media di Dogliani intervistato da Aldo Cazzullo.

In sostanza, questo il ragionamento dalle parti dell’organizzazione, se la situazione dovesse degenerare, se ci fosse un nuovo lockdown, senza pubblico, senza stampa, senza orchestra e con molti limiti non avrebbe senso trasmettere il Festival che non sarebbe più il Festival. L’ipotesi di cancellazione non è però mai stata sul tavolo dell’amministratore delegato Fabrizio Salini, neanche mai vagliata dal direttore artistico Amadeus: se la situazione dovesse degenerare, cosa che nessuno si augura, non resterebbe che l’ipotesi di un nuovo slittamento. In condizioni di “normalità”, non al 100% ma almeno rispettando in buona parte la formula e la storia di Sanremo.

D’altronde ci sono programmi, pochi ad essere sinceri, che ripartiranno con un pubblico ridotto (Tu si que vales, Caduta Libera, Tale e Quale Show, Forum, C’è posta per te) difficile che in queste condizioni Sanremo non possa muoversi nella stessa direzione, pur considerando i limiti e gli spazi del teatro Ariston. Amadeus e il suo gruppo sono già al lavoro, la priorità è la musica: “Qualche proposta è già arrivata ma gli incontri con le case discografiche iniziano ufficialmente da lunedì. A ottobre ci saranno le cinque serate di ‘Ama Sanremo’ su Rai1, il titolo è del direttore Coletta, per scegliere i giovani. Arriveranno qualcosa come 500 proposte.” Il 17 dicembre su Rai1 la finale di Sanremo Giovani con la scelta degli otto che saliranno sul palco dell’Ariston: “La stessa sera annunceremo tutto il cast, con i big che verranno personalmente al Teatro del Casinò di Sanremo.”

“Quando ho fatto la prima volta quelle scale ero tranquillo e felice, perché è quello che ho sempre sognato di fare: come il raccattapalle che sogna di giocare in Serie A e poi fa il suo esordio. Sanremo è la cosa più importante che chi fa il mio lavoro può fare, è come giocare con la Nazionale e fare la finale del Mondiale. Mi sono assunto la piena responsabilità nel bene e nel male, non avrei mai accettato di fare solo il conduttore. Essendo io un radiofonico ho pensato che una canzone deve avere una durata sulla radio e sul web che duri. Grande soddisfazione è sapere che ancora adesso a Diodato, ai Pinguini chiedano la canzone del Festival. Prima di scegliere ascolto le canzoni centinaia di volte, devo farle mie. Pippo Baudo mi ha detto: ‘Le canzoni le devi conoscere a memoria’. Ha ragione e lo ringrazio'”, ha concluso il direttore artistico.

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