Un anno fa aveva riconosciuto che lo “scudo anti spread” concepito da Mario Draghi durante la crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona era legale. Nel frattempo la Consulta tedesca ha però censurato il programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce, che a sua volta ha avviato un nuovo quantitative easing ad hoc per aiutare le economie alle prese con la pandemia. E ora il “falco” Jens Weidmann, presidente della Bundesbank nonché membro del Consiglio direttivo dell’Eurotower, torna all’attacco. Avvertendo che “è importante che tutte le misure, comprese quelle aggiuntive, siano chiaramente limitate nel tempo” e che “la politica fiscale non dovrebbe abituarsi a un andamento lassista, né dovrebbe dipendere dal fatto che i tassi di interesse rimangano così bassi a lungo termine”.

“Una reazione rapida della politica fiscale alla crisi è corretta”, ha ammesso parlando ad Amburgo. “In tal modo fornisce un importante contributo alla stabilizzazione dell’economia, perché lo Stato si assume rischi che travolgerebbero il settore privato in una crisi”. Ma “lo Stato dovrebbe verificare costantemente se la portata e la durata dei suoi programmi di aiuto sono appropriate. Ma questo controllo dovrebbe anche prendere in considerazione se gli aiuti sono efficaci o in che misura creano falsi incentivi. Le misure politiche possono anche avere effetti indesiderati che alla fine peggiorano la situazione“. A questo proposito, Weidmann ha sottolineato che l’indennità per il lavoro a orario ridotto aiuta le imprese a mantenere i dipendenti di cui hanno bisogno dopo la crisi, ma potrebbe anche collegare i lavoratori a imprese senza futuro, “congelando strutture obsolete“, per cui quanto più persistono i problemi economici, tanto più discutibile diventa l’uso di questo strumento e lo Stato dovrebbe ridurre al minimo il rischio che le imprese utilizzino i benefici per mantenere modelli di business senza futuro.

Per il presidente della Bundesbank è “indiscutibile” che gli acquisti obbligazionari possano essere uno strumento legittimo ed efficace di politica monetaria, ma serve un costante monitoraggio dei suoi potenziali effetti collaterali e la portata del programma di acquisto di emergenza va ridotta una volta superata la crisi che ne ha giustificato la creazione. E “deve essere chiaro che se le prospettive dei prezzi lo richiedono, allora la politica monetaria nel suo complesso deve essere normalizzata”. Tuttavia, ha riconosciuto che un aumento dei tassi di interesse non piacerà a tutti e “in considerazione dell’elevato debito nazionale, la pressione sulle banche centrali per mantenere una politica monetaria lassista può aumentare più del necessario”.

Allo stesso modo, “dopo la crisi, è importante ridurre nuovamente l’elevato rapporto debito/Pil“, perché la pandemia ha dimostrato l’importanza di finanze pubbliche sane affinché lo Stato sia forte e capace di agire. La presa di posizione rigorista arriva una settimana prima che l’organo direttivo della Banca centrale europea si riunisca giovedì prossimo per affrontare l’evoluzione della crisi nell’area dell’euro, dove la ripresa mostra un raffreddamento e i prezzi sono entrati in territorio negativo per la prima volta dal 2016, calando dello 0,2% su base annua ad agosto. Sul fatto che le economie europee, Germania compresa, siano ben lontane dal recupero, Weidmann concorda: “Le case automobilistiche hanno prodotto più di 330.000 auto a luglio, quasi quante a gennaio. E da maggio in poi il settore del commercio al dettaglio stava già generando un numero di vendite notevolmente superiore rispetto a prima della pandemia. Ma sfortunatamente, non tutte le industrie decollano così rapidamente, penso al tempo libero e i viaggi. Inoltre, la nostra economia aperta può riprendersi completamente solo se i nostri partner commerciali si rimettono in piedi. Nel complesso, la fortissima crescita dei mesi estivi non dovrebbe suscitare false speranze: la ripresa della nostra economia si trascinerà”.

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