Non mi fa respirare! Non la sopporto. Non serve a nulla! E’ un’ imposizione dei catastrofisti, pagati da Bill Gates per controllarci e imporci il vaccino. La porto al braccio, sotto il mento, col naso fuori e ogni minuto me la tocco compulsivamente per spostarla di qua e di là.

Il rapporto fra noi e la mascherina è psicologicamente molto complesso. In certi contesti ci offre conforto e senso di protezione, mentre in altri momenti la avvertiamo come un impedimento al dispiegarsi della nostra affettività. Soprattutto fra amici metterla o toglierla assume il significato di fiducia e del volersi bene. Più siamo affezionati e vicini emotivamente, più vorremmo toglierla. “Puoi fidarti di me caro amico e anch’io mi fido di te…”

Mi pare che da maggio, dopo la riapertura delle varie attività, un dato abbastanza evidente è che la mascherina sia stata efficace, se indossata da tutti. Nei primi tre mesi dopo il lockdown fino a fine luglio circa non c’è stato un grande aumento dei contagi. Tra fine luglio e l’inizio di agosto si è manifestata un’insofferenza montante verso la mascherina, complici il caldo e la voglia di divertirsi in libertà. Molti, soprattutto nei luoghi di mare, l’hanno abbandonata, assieme alla precauzione del distanziamento. Ritengo che l’aumento dei casi che stiamo registrando da due tre settimane sia collegato a questo sentimento di insofferenza verso le restrizioni, di cui la mascherina è una componente dominante.

Nell’imminenza dell’apertura della scuola il dibattito sulla mascherina si è reso incandescente con prese di posizione estreme. Da un lato ci sono persone sicure del fatto che imporre la mascherina ai ragazzi in età scolare, dai 6 anni in poi, sia impossibile e inaccettabile. Dall’altra gli estimatori della mascherina, come il sottoscritto, la vedono come un piccolo sacrificio accettabile e un male minore, rispetto alla chiusura delle scuole o delle varie attività. In attesa di cure, anticorpi monoclonali o del vaccino è indubbio che occorre continuare a fare sacrifici.

Personalmente ho sofferto a rifiutare un invito a casa di un caro amico con venti altri. Pur essendo all’aperto io e mia moglie abbiamo optato per la prudenza. Con la stessa motivazione abbiamo scelto di rinunciare a un viaggio in aereo, precedentemente programmato e anche questa è stata una pesante limitazione. La peggiore è tenere distante, non abbracciare e incontrare solo con precauzioni un figlio di anni 28 che svolge attività di dentista a rischio e che, data l’età, è molto più libero di noi genitori nelle sue frequentazioni.

Capisco che rimanere a chiacchierare con degli amici indossando le mascherine sia limitativo, ma per i prossimi sei mesi può essere accettato. Se questa condizione non fosse temporanea e durasse a lungo termine sarebbe inaccettabile. A quel punto meglio infettarsi, sperare di essere fra la maggioranza che guarisce. Fortunatamente questa necessità non ci sarà, visto che i vaccini sono in fase avanzata.

Ritengo che nei confronti della mascherina prevalgano, come avevo già scritto, remore psicologiche e simboliche, in quanto nella nostra società coprirsi il volto ha un significato negativo. Ho parlato in un precedente post dell’idea che la mascherina sia simbolo di cattiveria in quanto usata dai banditi, di sottomissione perché a noi appaiono in questo modo le donne musulmane, oppure della mancanza di sincerità in quanto spesso leggiamo nell’espressione del viso cosa pensa realmente il nostro interlocutore.

Riflettendoci più attentamente sono giunto alla conclusione che la mascherina, inoltre, ci dia fastidio perché mette in scacco il nostro vissuto onnipotente verso la natura. Dopo la rivoluzione industriale l’uomo ha vissuto la natura come qualcosa da asservire e usare perché si sentiva in grado di dominarla con l’uso di macchine sempre più sofisticate. Ora la stessa natura ci impone delle restrizioni che viviamo come inaccettabili.

Sono convinto che i ragazzi dai sei anni in su non avrebbero molti problemi ad indossare la mascherina per alcune ore della giornata, ma il senso frustrato di onnipotenza degli adulti rende intollerabile questa necessità.

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