“Non vogliamo diventare una cartolina”. È questo il grido di allarme degli abitanti e degli artigiani del vetro di Murano che dopo il lockdown non sono ancora riusciti a ripartire. Nei negozi e nelle botteghe, gli armadi e i cassetti sono pieni di oggetti invenduti. Mentre le strade lungo i canali rimangono vuote così come i dehor di bar e ristoranti. “Sembra di stare a gennaio” racconta Deborah Rossetto che gestisce uno dei negozi storici dell’isola. Sua madre Raffaela Lamberti lavora il vetro da quando aveva quattordici anni: “È la prima volta che mi sono dovuta fermare” racconta mentre fa il conto dell’incasso della giornata. “Quindici euro. Fino a qui ce la stiamo facendo, ma la vera incognita è per l’inverno”.

A mancare è il turismo secondo Gianfranco Rossetto, uno dei più importanti maestri vetrai al mondo. Lui ha riaperto la fornace ma tanti suoi colleghi hanno tenuto i forni spenti. “Il pane quotidiano lo prendiamo attraverso il turista che ci viene a trovare” spiega mentre controlla la qualità del vetro. Il timore è che in tanti dovranno chiudere e che l’isola continuerà a spopolarsi. L’economia dell’isola è basata sulla lavorazione del vetro e se un pezzo della catena viene a mancare va in crisi tutto il settore. “Viviamo una crisi da una quindicina di anni – spiega il titolare di un laboratorio di murrine – se non lavoro io non lavora il produttore delle canne di vetro, non lavora il negoziante, ma non lavora anche il macellaio dove compravo la carne”.

Il Covid-19 così come l’acqua alta ha dato “il colpo di grazia” ad un settore che stava vivendo una crisi. Ma gli artigiani e i commercianti dell’isola provano a resistere. C’è chi continua ad insegnare il mestiere ai ragazzi più giovani, chi ha puntato sul commercio online e chi spera nel ritorno del turismo di massa per tornare a vendere. L’unica certezza è che a Murano vuole diventare una semplice “cartolina”.

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