Aveva gli occhi aperti il piccolo Gioele e teneva la testa appoggiata sulla spalla destra della mamma. Era, dunque, vivo l’ultima volta che è stato visto. Prima di sparire nel nulla. Dopo 15 giorni dalla scomparsa non c’è ancora alcuna traccia del bimbo di 4 anni. La task force coordinata dai Vigili del fuoco continuerà pure oggi le ricerche, fino ad ora senza alcun esito. E si fanno sempre più esigue le speranze di ritrovarlo. Mentre si può adesso escludere l’ipotesi che il piccolo fosse morto nell’incidente. I testimoni, la famiglia del Nord è stata finalmente rintracciata. Non si erano resi conto che l’appello era rivolto a loro, così sembra abbiano spiegato il lungo ritardo. Dopo l’incidente si erano fermati per dare aiuto alla donna. Padre, madre e due figli, un maschio e una femmina, come raccontato da due ragazzi palermitani, anche loro fermatisi dopo l’impatto per prestare aiuto. Il padre e il figlio avevano perfino rincorso Viviana Parisi mentre fuggiva per la campagna sotto l’autostrada col figlio.

Un gesto estremo della donna che ha ucciso Gioele, lo ha nascosto sotto la sterpaglia lì sotto l’autostrada Messina – Palermo, nella campagna di Caronia, per poi salire sul traliccio dell’Enel e da lì buttarsi sotto per togliersi la vita? Oppure una volta sotto l’autostrada qualcuno l’ha aggredita? Persone, animali? Dopo 15 giorni resta un mistero la fine di Viviana Parisi e del piccolo Gioele Mondello.

Lo scorso lunedì, 3 agosto, la 43enne dj torinese è salita in auto col figlio di 4 anni, e da Venetico, paesino costiero in provincia di Messina, è andata a Milazzo. Qui dopo le 9.30 ha imboccato l’autostrada in direzione Palermo. Si è allontanata molto da casa, forse per andare alla Piramide della luce, l’installazione voluta dal mecenate Antonio Presti, così perlomeno ipotizzano i parenti, sapendo che ne fosse quasi ossessionata. Da qualche tempo Viviana viveva un disagio emotivo che l’aveva portata in ospedale ben due volte. Gridava, e sentendola i vicini si erano allarmati ed avevano chiamato i soccorsi, questo, perlomeno, ha riportato il suocero, Lillo Mondello, padre del marito Daniele, molto noto negli ambienti “Dance”, come dj e produttore.

Mentre il padre di Viviana, Luigino Parisi, ha raccontato dei video che il genero le aveva mandato: “Ce li avevo qui nel telefonino, poi ho cancellato per fare spazio ma li ricordo, lei era in terrazzo e leggeva la Bibbia a gran voce”. Una spinta spirituale sempre più pressante, così pare trovasse sfogo Viviana, che poco prima dell’incidente del 3 agosto, aveva smesso di prendere i tranquillanti che le erano stati prescritti e mostrava una evidente ripresa, così perlomeno ha raccontato Daniele. Quella mattina del 3 agosto, però, qualcosa – o qualcuno? – l’ha spinta ad uscire di casa col figlio e allontanarsi chissà con quale meta. Dopo avere preso l’autostrada la donna esce al casello di Sant’Agata alle 10.30, va presumibilmente a fare benzina, 22 minuti dopo rientra in autostrada e continua il percorso in direzione Palermo. La Piramide della luce, se è questa la sua meta, è ancora lontana, quando nella galleria Pizzo Turda, dieci minuti dopo avere ripreso l’autostrada, tenta un sorpasso e urta un furgone. La macchina va in tilt e riesce a fermarla subito dopo la galleria, in uno spiazzo. Quel punto dell’A20 non è alto, e scavalcando il guardrail riesce a raggiungere la campagna sottostante. Ha Gioele in braccio, come riferiscono i testimoni finalmente rintracciati, e nessuno la sta inseguendo.

Qui arrivano le indagini. Le registrazioni delle telecamere lungo il percorso, poi i testimoni e i biglietti dell’autostrada trovati in auto, hanno permesso agli inquirenti di avere chiaro cosa è successo fin qui. Dopo si aprono gli interrogativi e si moltiplicano le ipotesi. L’unica certezza è che la donna è stata ritrovata sotto un traliccio dell’Enel a 500 metri in linea d’aria da dove è stata vista l’ultima volta sull’A20. Cos’è successo in quel percorso è invece tutto da verificare. Il primo e più pressante interrogativo è dove sia Gioele e cosa gli sia successo. Dopo dieci giorni dal ritrovamento del corpo della madre del piccolo non c’è traccia. L’ha nascosto sotto della sterpaglia? Quattro cani specializzati nella ricerca di cadaveri sono arrivati venerdì scorso in aereo da Roma per cercare i resti. Sono intervenuti perfino i cacciatori di Calabria, specializzati nelle ricerche di latitanti, negli impervi boschi della Sila. Ma non è stato trovato ancora nulla, neanche un indumento. Le ricerche sono a un punto fermo e stamattina è previsto un vertice in prefettura per decidere come proseguire, e fino a quando proseguire le ricerche.

Intanto si attendono i risultati dell’autopsia sul corpo di Viviana. Al momento sono pochi gli elementi: le lesioni riscontrate dai medici legali sono compatibili con una caduta. Le gambe di Viviana avevano segni nei polpacci che potrebbero essere stati lasciati dagli animali, come dei morsi: in zona ci sono dei maiali selvatici e in un casolare vicino vivono due Rottweiller. Le scarpe, le Adidas bianche che aveva ai piedi non erano molto sporche, una le si è pure sfilata da un piede, finendo in un rovo sotto il traliccio. Infine, l’ultimo dato, tra quelli fin qui rivelati alla stampa: il corpo della donna ha iniziato la decomposizione nello stesso luogo in cui è stata ritrovata. Mentre è stato sentito dalla procura il padrone dei due Rottweiller. È stata aggredita dagli animali? Il bimbo divorato? Sono ipotesi al vaglio degli investigatori. Potrebbero spiegare cos’è successo da quando è scappata dal luogo dell’incidente, ma non risolvono i quesiti più pressanti: perché Viviana è uscita dall’autostrada inerpicandosi in quel territorio così poco agevole? Cosa l’ha spinta? Da cosa o da chi fuggiva? E soprattutto: che fine ha fatto Gioele?

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