Casalpusterlengo ricorda i suoi morti per Coronavirus con un monumento. Un’installazione popolare, fatta dalla gente, come ci tiene a sottolineare Ottorino Buttarelli, presidente della Compagnia Casale Nostra, che lanciò la proposta lo scorso 17 aprile con un post su Facebook, trovando da subito il sostegno dell’intera comunità. L’idea è semplice: portare un sasso, un bianco e liscio sasso di fiume (del vicino Po) in ricordo dei propri cari morti per il Covid-19, in un luogo simbolico per tutti i casalini. Si tratta del Mortorino, dove sorse il primo nucleo del paese; e in particolare la prima chiesa, nell’anno 1000, con il suo cimitero. Proprio lì furono sepolte le vittime di altre epidemie e oggi sorge una piccola cappella.

“L’idea è nata proprio nei giorni del lockdown. Ci sentivamo impotenti, stavamo assistendo alla scomparsa di quasi una generazione di nostri concittadini – spiega Buttarelli, ex preside e artista, che con la sua associazione si occupa del recupero di luoghi storici e opere d’arte locali – anche alcuni dei nostri volontari se ne sono andati. Erano persone presenti nel sociale, molto conosciute e stimate, che avevano ancora tanto da dare”.

E così, al Mortorino, terminato il lockdown, si sono accumulate le “pietre della memoria”. Circa 130 i deceduti in paese, ma i sassi depositati durante lo scorso mese di giugno sono stati oltre 200. Per alcune persone ne sono stati lasciati più d’uno ed è venuto anche qualcuno dalla vicina Codogno a portare una pietra per il proprio defunto. Ha quindi preso forma l’installazione disegnata dallo stesso Buttarelli, che con la collaborazione dell’architetto Carlo Omini e di tanti altri volontari ha lavorato incessantemente in queste settimane per consegnare a tutta Casale il monumento in tempi rapidissimi: sarà inaugurato il 21 agosto, a sei mesi esatti dall’inizio dell’emergenza.

“Abbiamo realizzato un tronco di cono che abbraccia tutti i sassi – racconta Buttarelli – rappresenta la comunità che raccoglie in sé il ricordo di chi se n’è andato. Accanto c’è la punta, spezzata ma caduta in piedi, simbolo del fatto che si va avanti, ma tenendo racchiusa dentro di sé la memoria, sempre viva. Il monumento si chiama Sassi di memoria e comunanza. Dal basso viene proiettata una luce che scalda i cuori, addolorati ma uniti”.

I sassi sono stati messi a disposizione dalla stessa Compagnia Casale Nostra presso la chiesetta della vicina frazione Borasca, appunto, nel mese di giugno. E spontaneamente le persone hanno deciso di personalizzarli con i nomi dei loro cari, con la data della morte, con una dedica affettuosa. In tantissimi, che non avevano potuto dare un ultimo saluto al proprio congiunto, che non avevano potuto celebrare il suo funerale, si sono aggrappati a questa iniziativa. È stato davvero l’unico modo che hanno avuto per elaborare il proprio lutto.

Come è successo a Mattia Cantarelli, volontario del 118, tutti i sabati in servizio sulle ambulanze della Croce Casalese. Ricorda così l’emergenza dopo la scoperta del Paziente 1: “Durante i miei turni caricavamo dalle 8 alle 10 persone al giorno in condizioni gravi. Nonostante tutte le precauzioni prese, ho iniziato ad avere i primi sintomi del Coronavirus intorno al 22 marzo: ho fatto 6 settimane isolato in casa. Per poter fare il tampone c’è voluto un mese”. Nel frattempo anche la madre 89enne, ricoverata nella casa di riposo di Casalpusterlengo, iniziava a manifestare gli stessi sintomi. La donna purtroppo si è aggravata e il 10 aprile è mancata.

“Dal 21 febbraio la casa di risposo aveva chiuso le visite, solo una volta a marzo abbiamo potuto vederci con le mascherine, a distanza. Poi basta – continua Mattia – sentivo mia mamma solo per telefono. Quando ci hanno dato la notizia che era morta non mi sembrava vero: tutta la situazione era surreale, sia quello che stava capitando a me, personalmente, che quello che succedeva fuori. Sono tornato coi piedi per terra grazie a questo monumento”.

Mattia, sconfitto il Coronavirus e recuperate le forze, è andato insieme alla moglie a prendere il sasso per sua mamma alla chiesetta di Borasca. “L’ho scelto, lavato con cura, come se fosse una cosa preziosa. Di solito scrivo male, ma il nome di mia mamma su quel sasso l’ho scritto bene. Poi mia moglie mi ha detto di andare da solo a depositarlo e – la voce di Mattia si spezza dall’emozione – quando ho lasciato la sua pietra insieme alle altre, quella è stata la prima volta che ho veramente pianto per la scomparsa di mia mamma, è stato come se le avessi fatto il funerale. Do più importanza a questo monumento che alla lapide che c’è al cimitero. Ci passo davanti tutti i giorni per andare a lavorare e quando lo guardo penso sempre a lei. Non smetterò mai di ringraziare tutti quelli che si sono impegnati per questa iniziativa, soprattutto il signor Ottorino”.

Le pietre della memoria non sono dedicate però solo alle vittime del Coronavirus, ma anche a tutti gli altri morti di quelle tragiche settimane. Persone che erano in ospedale, che si sono aggravate proprio in quei giorni, direttamente o indirettamente per il Covid-19. E che si sono trovate divise dalle proprie famiglie, isolate nella Zona rossa, in un momento tanto delicato.

“Papà era malato oncologico, non è morto di Covid ma con il Covid”, spiega Carlo, figlio di Stefano Goi, molto conosciuto e stimato in paese. Era anche lui uno degli amici di Ottorino Buttarelli e della Compagnia Casale Nostra: quando c’era bisogno di dare una mano, Stefano era sempre disponibile. In tanti a Casale hanno pianto la sua scomparsa. “In concomitanza con l’arrivo del Covid si è ripresentata la malattia, papà è stato ricoverato in ospedale a Piacenza il 24 febbraio perché non stava bene – ricorda Carlo – non si è capito se il virus l’abbia preso prima di entrare in ospedale o durante il ricovero. Dal mio punto di vista in quelle settimane tutto quello che non era Covid però è passato in secondo piano, anche i malati oncologici”. Carlo e la sua famiglia, residenti nella Zona Rossa, non potevano nemmeno portare i cambi al padre in ospedale; in quei giorni dolorosi e complicati, hanno dovuto organizzarsi con una conoscente che abitava fuori dall’area in quarantena del Basso Lodigiano, per fargli recapitare il necessario: si incontravano al confine con la Zona Rossa.

“Non potersi vedere in quei giorni, proprio quando io, mio padre e la mia famiglia ne avevamo più bisogno, è stata la cosa più grave. Il 3 aprile papà è morto. Pochi giorni prima, il 28 marzo è nato mio figlio: l’unica consolazione è che almeno è riuscito a vederlo, anche se solo in video e foto. Appena abbiamo saputo di questa iniziativa delle pietre della memoria siamo stati felici, è stato come un saluto collettivo. È stato importante che l’abbiano fatto in tempi rapidi per chi, come noi, non ha potuto neanche celebrare un funerale. Siamo andati a portare il sasso insieme ai miei figli. Nonostante tutto il dolore e la tristezza è stato bello perché – racconta con grande commozione Carlo – i bambini hanno la capacità di sdrammatizzare: mia figlia di quasi tre anni era contenta , perché poteva portare qualcosa, un regalo, a suo nonno. E quando passiamo lì vicino vuole sempre andare al monumento perché per lei è come andare a trovarlo. Per lei è il posto più bello che c’è a Casale”.

Ci sono davvero tante storie legate a questo luogo speciale, che ha stretto ancora di più i cittadini di Casalpusterlengo: “Molte persone si sono offerte spontaneamente per aiutarci: muratori in pensione, giardinieri, fabbri, aziende – aggiunge Buttarelli – senza cercarli, ci hanno contattato loro. E poi abbiamo ricevuto anche tante donazioni e abbiamo avuto il supporto del Comune, che ci ha dato il terreno e l’allacciamento della corrente”.

E infatti il monumento delle “pietre della memoria” è diventato un punto di riferimento per l’intera comunità già prima dell’inaugurazione. È lontano dalla piazza, dai negozi, dai bar, ma davanti troverete sempre qualcuno in raccoglimento, che si ferma per una preghiera. Casale ne aveva bisogno. E non dimentica.

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