di Paolo Di Falco e Andrea Leone

Suicidarsi a 14 anni, quando hai tutta una vita ancora davanti, quando non hai avuto ancora la possibilità di vedere i tuoi sogni realizzati è una delle tragedie più terribili nella nostra società. Suicidarsi a 14 anni perché ti senti respinto da ogni Paese in cui metti piede e cominci a pensare che il problema sei tu perché sei nato con un passaporto sbagliato è davvero un dramma dei nostri tempi, a cui non facciamo nemmeno caso per la nostra continua fretta, la nostra frenesia che non ci dà nemmeno il tempo per fermarci e riflettere.

E’ il caso di Ali Ghezawi, un adolescente siriano che sognava di diventare un cardiologo. Un sogno che era scaturito dalla lettura del libro Anatomy, tra le cui pagine resterà un segnalibro giallo a pagina 623. Ali parlava bene l’inglese e altre 5 lingue, ed era scappato insieme alla sua famiglia dalla Siria: dopo gli anni trascorsi in un campo in Libano, finalmente erano riusciti ad ottenere un permesso di soggiorno in Spagna, dove ad attenderli non era una vita migliore, ma una stanza, senza neanche una finestra, all’interno della quale dovevano convivere ben 8 persone. Si può questa chiamare vita?

Mossi dalla speranza di un posto migliore e di condizioni di vita più adeguate, la famiglia arrivò nei Paesi Bassi, ma fu costretta a ritornare in Spagna, dove questa volta ad attenderli non c’era una stanzetta, bensì l’asfalto della strada. Successivamente si spostò di nuovo nei Paesi Bassi, il Paese in cui Ali si sentiva al sicuro e di cui condivideva la cultura, ma l’odissea dei Ghezawi non finì; così, dopo un fallito tentativo di suicidio nel 2019, alla notizia di non poter più restare nei Paesi Bassi Ali ha deciso di abbandonare quella vita che per lui aveva già riservato troppa sofferenza, troppe atrocità sulle spalle di un adolescente.

“Vogliamo raccontare questa storia per dimostrare che i bambini rifugiati come Ali non hanno una casa sicura in Europa. Ed è tutt’altro che solo. Le procedure di asilo non solo richiedono molto tempo, ma ci sono così tante differenze nell’accoglienza per paese. La Spagna è stata un’esperienza terribile per Ali. Lo ha portato a una decisione disumana. Il suo sogno di vivere nei Paesi Bassi è andato in pezzi. La vita è diventata un incubo”

Queste le parole dei genitori di Ali, di fronte alle quali non si può non provare un sentimento di rabbia misto a vergogna. Rabbia per la morte di un adolescente la cui unica colpa era quella di essere nato dalla parte sbagliata del globo, vergogna per una burocrazia che non guarda in faccia nessuno, non guarda in faccia la tua vita, le tue emozioni. Come si può assegnare una piccola stanzetta ad una famiglia di ben 8 persone? Come si può restare indifferenti di fronte a questa storia? Mentre le nostre vite continueranno a scorrere come nulla fosse, il cuore di Ali ha cessato di battere perché troppo stanco di continuare a sopportare, di continuare a essere rifiutato. Un sogno spezzato che non potrà più essere realizzato, un segnalibro che rimarrà per sempre a pagina 623.

In un clima sempre crescente di razzismo all’interno della nostra Italia, in cui, pensate un po’, un bambino di 8 anni cerca di fermare il papà che picchiava un senegalese, la cui unica colpa era stata quella di sedersi con un telo sotto un gazebo dove l’uomo aveva preso posto con il figlio. E’ davvero questa la nostra Italia? Davvero un bambino di 8 anni deve dire al padre “Papà, qui c’è posto per tutti” per far cessare la violenza che si prospetta dinnanzi ai suoi occhi innocenti?

“Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini.”

Questa bellissima frase del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer fa riflettere su uno degli aspetti più negativi di questi due episodi: una società così “occupata” da trascurare la crescita dei bambini. Tuttavia, se nell’ultimo caso quel bambino diventa “un eroe moderno”, inusuale per questi tempi, Ali è l’ennesima testimonianza di “vittima moderna”, facile da rintracciare nella tragicità odierna.

Una delle cose più belle della gioventù è avere una vita intera davanti da poter impreziosire con progetti, sogni e obiettivi. Una delle più brutte è rendersi conto che molti di questi sogni si andranno a frantumare come le onde sugli scogli man mano che si cresce. La cosa più importante è trovare la forza e il coraggio per continuare a rincorrere le aspirazioni più grandi. Ad Ali è mancata questa forza mentale, forse perché prosciugata dalle falle della società nella quale sognava di avere un ruolo e di poterlo sfruttare per il bene altrui. Sì, perché questa società, nella quale senza accorgercene abbiamo tutti un peso, poggia i suoi pilastri sulla mentalità odierna e sui bisogni di chi un lavoro, una casa, una famiglia già ce l’ha. In poche parole, siamo una società egoista.

Siamo diventati incapaci di andare avanti insieme a chi ci sta accanto. Forse è la paura, il disinteresse o come già detto la frenesia, fatto sta che non ci voltiamo mai indietro per tendere la mano a chi ci sta a fianco.

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