Una “città distrutta”, devastata così tanto da sembrare “Hiroshima“. È nelle parole del governatore di Beirut e nelle immagini, foto e video, che arrivano dal Libano l’enormità di quanto avvenuto martedì pomeriggio. Devastazioni per chilometri e almeno 73 morti e 3.700 feriti, anche se il numero delle vittime è certamente provvisorio. È stata la zona del porto a essere travolta da una violentissima deflagrazione: le scintille, le fiamme, i palazzi distrutti, la polvere che ha oscurato il cielo con un fungo enorme, il panico. In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all’aerostazione sono evidenti. “Sembrava un terremoto” dice chi c’era e Beirut è stata dichiarata “città sinistrata” dal Consiglio superiore di Difesa

Il premier: “I responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo” – La probabile causa di un “disastro senza precedenti”, come lo definisce il governatore Marwan Aboud, potrebbe essere stata “l’enorme quantità di nitrato di ammonio” immagazzinato nel porto come riferisce il ministro dell’Interno libanese, Mohamed Fehmi che ne parla all’emittente Mtv Lebanon. Le sue dichiarazioni coincidono con quanto riferito al canale libanese Al Mayadeen dal direttore generale delle dogane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato come fertilizzante, ma anche per la fabbricazione di esplosivi. La prima ricostruzione, dopo le fiamme, faceva riferimento invece a un possibile incendio in una fabbrica di fuochi d’artificio e al successivo coinvolgimento di “materiali esplosivi confiscati”. Tra le ipotesi, tutte da verificare, di alcune intelligence occidentali, secondo l’Adnkronos, percò c’è l’esplosione di un magazzino di armi di Hezbollah.

Le esplosioni di oggi sembravano “Hiroshima” ha detto, trattenendo a stento le lacrime Aboud, definendo quanto accaduto “un disastro nazionale senza precedenti“. Il governatore è arrivato sul posto rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l’incendio. I responsabili della “catastrofe dovranno darne conto – ha detto il primo ministro libanese Hassan Diab in un messaggio televisivo -. Quello che è successo oggi non passerà senza conseguenze. I responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo”. Diab ha chiesto ai “Paesi amici” di aiutare il Libano. “Lancio un appello urgente a tutti i Paesi fratelli che amano il Libano a stare al suo fianco e ad aiutarci a guarire le nostre ferite profonde”. La Croce Rossa libanese ha riferito di moltissimi feriti, alcuni dei quali sepolti sotto le macerie. Tra i feriti in modo lieve anche un militare italiano. I soldati di Roma stanno anche partecipando alle operazioni di soccorso e alle indagini. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e l’ambasciata in Libano, si è attivata per prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione. Nell’esplosione è rimasto ferito anche personale dell’ambasciata tedesca. Le deflagrazioni hanno causato “enormi danni” anche all’ambasciata belga a Beirut, dove due diplomatici e due loro familiari sono rimasti lievemente feriti.

Esplosione avvertita in tutta la città – La deflagrazione è stata avvertita in tutta la città, a chilometri di distanza, dove lo spostamento d’aria ha ridotto in frantumi le vetrate delle abitazioni e dei negozi, con le persone che si sono riversate in strada in preda al panico. Chi si trovava nella zona ha raccontato di feriti coperti di sangue che a piedi ha cercato di raggiungere gli ospedali della città. Davanti al centro medico di Clémenceau, a decine, si sono ammassate diverse persone compresi bambini. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di Hamra, Badaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati. I testimoni su Twitter descrivono la deflagrazione come “un terremoto“, “i palazzi tremavano“.”Un’enorme assordante esplosione ha appena avvolto Beirut. Si è sentita a chilometri di distanza”. Una donna nel centro della capitale libanese alla Afp dice: “Si è sentito ancor di più dell’esplosione nell’assassinio di Rafic Hariri nel 2005”.

L’esplosione a tre giorni da verdetto per la morte di Hariri – Proprio nei prossimi giorni, ricordano diversi media locali, il Tribunale speciale dell’Onu sull’assasinio dell’ex premier Rafik Hariri dovrà emettere il suo verdetto nei confronti dei quattro imputati, in contumacia, membri delle milizie sciite filo-iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier. Il 7 agosto la Corte, con sede all’Aja, annuncerà se sono innocenti o colpevoli. Si tratta di un verdetto, a lungo atteso, ma anche temuto perché potenzialmente potrebbe scuotere di nuovo alle fondamenta il Libano, già alle prese con la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, che ha lasciato quasi la metà della popolazione in povertà, aggravata inoltre dall’epidemia di Covid 19. In questo quadro, inoltre, negli ultimi giorni c’è stata anche una nuova fiammata di tensione con Israele, che ha affermato di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di un commando armato formato da cinque guerriglieri di Hezbollah.

Solidarietà e aiuti da Europa, Iran e Israele – Solidarietà da tutto il mondo per il Libano, Israele compresa. “I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con il grande e resiliente popolo del Libano. Come sempre, l’Iran è pienamente preparato a fornire assistenza in qualunque modo sia necessario – scrive su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif – Sii forte, Libano”. Anche Israele ha offerto al governo libanese – attraverso intermediari internazionali – “aiuti umanitari e medici e immediata assistenza di emergenza“. L’iniziativa è del ministero degli Affari esteri guidato da Gabi Ashkenazi e del ministero della Difesa di Benny Gantz. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha detto che Israele condivide “il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento difficile”.

“Le foto e i video da Beirut stasera sono scioccanti. Tutti i miei pensieri e le mie preghiere sono con coloro coinvolti in questo terribile incidente. Il Regno Unito è pronto a fornire sostegno in ogni modo possibile, incluso ai cittadini britannici colpiti” twitta il premier britannico, Boris Johnson. “L’Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione” dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L’Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con la Farnesina e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali” scrive su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Esprimo la mia fraterna solidarietà ai libanesi dopo l’esplosione che ha causato tante vittime e danni questa sera a Beirut. La Francia sta al fianco del Libano. Sempre. Soccorsi e mezzi francesi stanno arrivando sul posto” scrive il presidente francese, Emmanuel Macron, in un messaggio pubblicato in francese e in arabo sul suo profilo Twitter. Il presidente russo Vladimir Putin ha porto le sue condoglianze al presidente libanese Michel Aoun per le vittime delle esplosioni a Beirut: “La Russia condivide il dolore del popolo libanese. Per favore, porti le mie parole di solidarietà e sostegno alle famiglie e agli amici dei morti e l’augurio di pronta guarigione a tutti i feriti”, recita il telegramma ripreso dalle agenzie russe. Gli Usa si dicono pronti ad offrire assistenza: “Estendiamo le nostre più profonde condoglianze a tutte le persone colpite e restiamo pronti ad offrire tutta l’assistenza possibile”, ha dichiarato un portavoce del dipartimento di Stato americano.

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