Sono tornate davanti ai giudici le tre sorelle accusate di aver ucciso nel loro appartamento di Mosca il padre che da anni abusava di loro e le picchiava. Il caso ha destato scalpore in Russia e divide l’opinione pubblica. Alcuni ritengono che le ragazze siano colpevoli e vadano condannate. Ma per altri sono loro le vere vittime, e in questi anni ci sono stati diversi cortei a favore delle giovani e per l’introduzione di un’efficace legge contro le violenze domestiche. Anche oggi, con decine di attivisti che hanno manifestato davanti al tribunale di Mosca.

L’omicidio avvenne nell’estate di due anni fa. Le tre ragazze – una delle quali minorenne all’epoca dei fatti e quindi processata singolarmente – attaccarono il padre violento nel sonno con un martello, un coltello e uno spray al peperoncino. Le due sorelle maggiori ora rischiano fino a 20 anni di reclusione, ma i loro avvocati nel corso dell’udienza preliminare hanno chiesto che anche una giuria popolare esamini la vicenda e soprattutto hanno ribadito che l’omicidio è stato commesso per autodifesa e che quindi il caso va rimandato alla procura.

Anche la procura generale aveva riconosciuto che le tre ragazze avevano a lungo subito abusi fisici e di natura sessuale e che quindi l’omicidio doveva essere considerato un atto di “legittima difesa”. A gennaio, la procura aveva confermato la versione degli avvocati secondo cui le sorelle erano state esposte a “percosse, umiliazioni, minacce e abusi costanti, violenza fisica e sessuale” e avevano quindi sviluppato una “reazione difensiva”. Viste le premesse, ci si aspettava che il caso si chiudesse lì, ma la scorsa primavera il Comitato Investigativo russo ha respinto la tesi della procura e ora le ragazze sono accusate di omicidio.

Il padre aveva aggredito le figlie anche il giorno in cui fu ucciso. Stando alla difesa, l’uomo aveva usato contro di loro lo spray al peperoncino e la sorella più grande, che soffre di asma, era svenuta. Dopo anni di torture, abusi e violenze, le ragazze decisero quindi di uccidere il padre. Lo attaccarono nel sonno. Poi si inflissero delle ferite per far credere di averlo ammazzato perché erano state aggredite con un coltello. Chiamarono la polizia e un’ambulanza. Il cadavere era sulle scale del condominio, colpito con oltre 30 coltellate.

Le sorelle però subivano quotidianamente minacce e soprusi e gli attivisti per la difesa dei diritti umani rimarcano che la mancanza di leggi adeguate contro le violenze domestiche aveva reso ancora più complicata la loro già difficile situazione. La madre delle tre giovani a maggio aveva spiegato alla Bbc che sia lei sia altre persone avevano più volte denunciato le aggressioni alla polizia ma senza ottenere nulla.

Nel 2017, sotto le pressioni dei conservatori e della Chiesa ortodossa russa, Mosca ha depenalizzato i maltrattamenti in famiglia. Le violenze tra le mura domestiche costituiscono ora reato solo in caso di recidiva o se le percosse hanno provocato gravi danni fisici. I difensori dei diritti umani sperano che la terribile vicenda delle tre sorelle moscovite possa convincere le autorità a fare un passo indietro.

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