È un tonfo del Pil “senza precedenti” quello stimato dall’Istat nel secondo trimestre 2020 in Italia: -12,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Un passo indietro di oltre 50 miliardi che si aggiunge alla forte riduzione già registrata nel primo trimestre (-5,4%). E che testimonia ancora una volta l’impatto dell’emergenza sanitaria e delle misure di lockdown sull’economia italiana, nonostante la fase 2 iniziata a maggio. “Con il risultato del secondo trimestre il Prodotto interno lordo fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica”, sottolinea l’istituto, spiegando che i numeri sono corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. Se confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno, il calo è ancora peggiore: -17,3%, sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi.

“Le stime diffuse oggi dall’Istat, pur negative a causa dell’inevitabile impatto della pandemia sui diversi settori produttivi, indicano una flessione meno grave di quanto atteso dalla maggior parte delle previsioni (la stima media era di un ribasso superiore al 15%) e pari a quasi la metà del calo atteso dalle previsioni più negative circolate nelle ultime settimane”, ha commentato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Resta il fatto che il coronavirus ci riporta indietro nel tempo a metà anni Novanta. E fa entrare ufficialmente l’Italia in recessione, dal momento che in termini congiunturali è stato rilevato il terzo ribasso consecutivo del Pil. Anche se, contrariamente alle previsioni di molti analisti, in Europa c’è chi fa peggio di noi.

Proprio oggi sono arrivati i dati della Francia: -13,8% nel secondo trimestre, a dimostrazione di quanto sia generalizzato l’impatto del Covid sulle economie mondiali. Non fa meglio la Spagna, dove il Pil è crollato del 18,5% tra aprile, maggio e giugno, mentre si stima che il 2020 si chiuda a -22,1%. La caduta del Pil italiano, spiega quindi il nostro istituto di statistica, “si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia”. Forse è anche per questo che, dopo la diffusione della notizia, lo spread fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi rimane stabile a 150 punti base, mentre il tasso sul decennale del Tesoro resta sotto l’1%, allo 0,96%. Il problema è che se le cose dovessero continuare ad andare male, cioè se si registrasse una “crescita congiunturale nulla”, aggiunge l’Istat, la variazione acquisita del Pil per tutto il 2020 sarebbe pari a -14,3%. Un dato ancora più basso rispetto a quello stimato da Bankitalia solo poche settimane fa e alle previsioni del Fondo monetario internazionale per il nostro Paese. La speranza è che a partire dal terzo trimestre l’economia italiana inizi a manifestare i primi segnali di ripresa.

Male anche l’Eurozona: nel scontro trimestre il Pil destagionalizzato è sceso del 12,1% nell’area euro e dell’11,9% nell’Ue nel suo insieme, rispetto al trimestre precedente, secondo la stima pubblicata da Eurostat. Per l’Italia la stima è di -17,3%, ben peggiore rispetto a quella diffusa da Istat. Nel primo trimestre 2020, il Pil era sceso del 3,6% nell’eurozona e del 3,2% nell’Ue a 27 . Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato è sceso del 15% nell’area euro e del 14,4% nell’Ue nel secondo trimestre 2020. Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, la Spagna (-18,5%) ha registrato il calo maggiore rispetto al trimestre precedente, seguito dal Portogallo (-14,1%) e Francia (-13,8%). La Lituania (-5,1%) ha registrato il calo minore.

Di fronte a questi dati, non si sono fatte attendere le reazioni dalla politica. La capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini parla di “campanello d’allarme per la politica e per il governo. Se è vero che in tutti i Paesi colpiti dal Covid si registrano cali di dimensioni simili, è altrettanto vero che solo in Italia questa flessione va ad innestarsi su un’economia che era già in recessione e in un Paese con un altissimo debito pubblico”. L’ex premier Enrico Letta, invece, parla di una caduta “peggiore” ovunque. “Chi pensa che la crisi sia passata e si possa ricominciare con le vecchie abitudini – scrive su Twitter – straparla, danneggia i propri concittadini e distrugge il paese”. Secondo Confesercenti, il Pil italiano ha registrato “un crollo peggiore delle aspettative, che pregiudica il raggiungimento del pur pesante -8% previsto dal Def per quest’anno, che a questo punto sarebbe un traguardo mantenere. Sicuramente ci sarà un rimbalzo da qui a dicembre ma, visti i numeri, non bisogna dare niente per scontato”. Più ottimista Nomisma, secondo cui “il dato aggregato ci spaventa ma ci racconta una realtà a metà. La metà che non ci racconta è quella positiva. Ci sono comparti che stanno procedendo bene e talune imprese crescono anche in quei settori che in termini aggregati crollano. Vi sono ampie differenze di performance connesse ai comparti, alle dimensioni dell’impresa e al contesto regionale e di filiera nel quale le imprese operano” si legge nel comunicato. “Se da un lato questo dato spaventa, dall’altro c’è una parte economica che sta crescendo e sulla quale dobbiamo edificare le basi per la ripresa del Paese nel suo complesso. Per questo non dobbiamo avere paura”.

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