La garanzia pubblica sui finanziamenti bancari concessi alle imprese ha prodotto un deciso incremento dei prestiti alle aziende, cresciuti nel periodo marzo giugno di 23 miliardi di euro. Lo certifica la Banca d’Italia che nel suo bollettino economico fotografa un aumento dei prestiti dell’11,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nella prima fase della pandemia, i prestiti garantiti sono andati principalmente a grandi aziende, da maggio in poi anche a imprese piccole e/o familiari. Sono invece scesi i finanziamenti alle famiglie (- 2,5%) com’era prevedibile vista la temporanea paralisi del mercato immobiliare.

L’azione pubblica ha anche arginato la crescita dei crediti deteriorati delle banche. Vale a dire quei prestiti di cui il pieno rimborso è diventato impossibile o difficoltoso a causa dei problemi del debitore. Come si legge nel bollettino, nel primo trimestre il flusso di nuovi crediti malati in rapporto al totale dei finanziamenti “si è mantenuto stabile rispetto al periodo precedente” , e in prospettiva “l’impatto della crisi sulla qualità del credito verrà plausibilmente mitigato dagli effetti delle misure adottate dal Governo”.

PIL IN CALO DEL 9,5%, SE VA BENE: Il bollettino dipinge poi gli scenari economici per i mesi a venire. Se tutto andrà per il verso giusto il Pil italiano subirà quest’anno una flessione del 9,5%, sintesi del crollo della prima parte dell’anno (- 5% nei primi tre mesi, – 10% nel secondo trimestre) e del recupero della seconda parte. Nel caso invece emergessero nuovi focolai “rilevanti” – avverte Bankitalia – “il Pil potrebbe scendere di oltre il 13%” con un recupero più moderato negli anni successivo, rispetto allo scenario di base, che prevede +4,8% nel 2021 e +2,4% nel 2022. Le stime potrebbero al contrario migliorare con un ulteriore rafforzamento delle politiche espansive all’esame dell’Unione europea.

IL RUOLO DELLA BCE: Banca d’Italia riporta anche come dall’inizio del programma di acquisto titoli “anti pandemico”, varato dalla Banca centrale europea lo scorso marzo, siano stati comprati titoli di Stato italiani per 37 miliardi di euro, su un valore totale degli acquisti di 187 miliardi.

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