Bpm fa la prima mossa su Montepaschi: “Facciamo un matrimonio alla pari? Nascerebbe la seconda banca italiana”. Ma Intesa non ci sta
Giuseppe Castagna non vuole fare la fine del topo, stretto com’è tra l’iperattivismo di Andrea Orcel e le insidie del gruppo Unipol. E così nel bel mezzo di una domenica d’estate, l’amministratore delegato della Bpm ha rotto gli indugi su Siena proponendosi per il matrimonio bancario dell’anno. Tra pari. E lo ha fatto sapere a tutti, senza attendere neanche un beh dalla controparte.
Il Banco Bpm, fa infatti sapere una nota dell’istituto milanese diramata all’ora di pranzo di domenica 7 giugno, ha proposto al Monte dei Paschi di Siena “di discutere e concordare un’operazione di aggregazione”. L’operazione, spiegano dall’istituto, è finalizzata “alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni”. E l’aggettivo nazionale non è casuale per il nuovo gruppo che sarebbe comunque terzo per capitalizzazione di mercato dietro a Unicredit e Intesa. L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei “cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”.
Cose molto complesse e delicate, insomma, che nei rari casi in cui si sono verificate, sono state rese note solo a trattativa conclusa tra le parti. Invece l’irrituale nota di Milano fa tempestivamente sapere che il cda dell’istituto caro alla Lega del ministro Giorgetti ha deliberato all’unanimità di inviare a Siena una comunicazione sul proprio interesse ad “avviare un dialogo”, per discutere appunto di “una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti”. L’operazione, spiega ancora la nota, si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo gruppo che avrebbe una potenziale capitalizzazione di Borsa superiore ai 50 miliardi di euro.
E a proposito di Mediobanca, Bpm tiene a precisare che uno dei pilastri del matrimonio sarà la partecipazione in Generali che Mps ha rilevato insieme alla banca d’affari di Enrico Cuccia, facendone il primo azionista della cassaforte d’Italia. Nella nota si sottolineano infatti gli “ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. (“Generali”), la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del Gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders”. Complessivamente, calcolano dalla Popolare di Milano, le nozze avrebbero un “significativo potenziale sinergico a regime superiore a Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte”, con una potenziale generazione di utile netto a regime di circa 6 miliardi di euro, una crescita degli utili per azione a doppia cifra e una creazione di valore di almeno 5,5 miliardi di euro.
“Nessun commento da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca”, in calendario per lunedì 8, fanno sapere dall’istituto milanese dopo che nei giorni scorsi l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva risposto a chi gli chiedeva notizie sulle nozze che “siamo focalizzati sull’integrazione” con Mediobanca. Ancor prima il grande socio di Mps, Francesco Gaetano Caltagirone, aveva esternato tramite il Corriere della Sera, il suo disappunto per un ipotetico matrimonio tra Siena e Milano, con velati ma chiari riferimenti agli appoggi politici del Banco. “Temo che il risultato della recente assemblea (di Mps, ndr) favorisca da un lato la fusione di Mps in Bpm distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena, e dall’altro che ci possa essere un nuovo assalto al risparmio italiano. Ho la percezione che esistano forti istanze perché in un’eventuale fusione tra Bpm e Mps sia Bpm a incorporare Mps e non viceversa, con l’effetto di spostare la sede a Milano e disperdere sia l’indotto sia quel tesoro di professionalità che si è accumulato negli anni nella più antica banca del mondo”, aveva detto. E così oggi Milano prova a sua volta a mandare messaggi rassicuranti sulla parità territoriale oltre che di governo societario.
Poi però c’è la questione del socio francese primo azionista di Bpm, il Credit Agricole, che un anno fa il governo ha favorito nella scalata alla ex popolare milanese pur di tenere Unicredit fuori dalla partita. “No comment”, fanno sapere ora da oltralpe anche se i rappresentanti del gruppo francese nel consiglio del Banco hanno sostenuto la decisione di avviare un dialogo con il Monte, contribuendo all’”unanimità” con cui è passata la delibera. Da non trascurare il riassetto in corso in casa Del Vecchio, primi azionisti di Mps e secondi delle Generali, ma anche legati a doppio filo con Unicredit e l’Agricole, banche capofila del prestito di 11 miliardi che consentirà a Leonardo Maria Del Vecchio di prendere in mano le redini del gruppo. A che prezzo, ancora, non si sa.
E proprio Unicredit, come Intesa Sanpaolo e pure il governo, sono gli osservatori più interessati della partita che li riguarda da vicino. Il primo a rompere gli indugi è stata Intesa che ha riunito il cda nel pomeriggio per, riferisce il Financial Times, definire il lancio di un’offerta su Mps insieme a Bper. La proposta, scrive il quotidiano della City citando cinque fonti a conoscenza del dossier, prevede che Bper, che ha in Unipol il suo azionista di riferimento, rilevi le attività bancarie del Monte mentre Cà de Sass prenda Mediobanca e, conseguentemente, la quota del 13% nelle Generali. Secondo l’Ft Intesa sta tenendo un consiglio per definire i dettagli dell’offerta che, in caso di approvazione, potrebbe essere formalizzata già nella notte di domenica, a poche ore di distanza dalla proposta di Banco Bpm per Mps, rispetto alla quale si metterebbe in competizione.