“La mia storia politica è notoria. Non c’entra assolutamente niente con questo caso. Faccio un lavoro che ritengo sacro, l’avvocato penalista, e chi associa la mia storia politica a questo caso o al mio assistito è in vigliacca malafede”. Emanuele Solari, legale di Giuseppe Montella, l’appuntato di Piacenza considerato al vertice della “squadra” di militari che taglieggiava i pusher con violenze e minacce mentre favoriva altri spacciatori, si difende dalle parole di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova che era accanto a lui quando ha tentato la corsa a sindaco di Piacenza e che oggi condanna la sua decisione di difendere il carabiniere. E risponde a chi vede l’ombra della destra eversiva allungarsi sui militari dell’Arma della Levante, la “caserma degli orrori” di Piacenza attualmente sotto sequestro in cui sarebbero state compiute torture e in cui l’appuntato aveva messo in piedi un fiorente giro di spaccio, condito da abusi di potere ed estorsioni insieme ai suoi colleghi.

Le strade dell’avvocato Emanuele Solari, (quasi) candidato sindaco di Piacenza per Forza Nuova nel 2017, e quella dell’appuntato “infedele” Peppe Montella si sono incrociate una marea di volte nelle aule di vicolo del Tribunale di Piacenza. La prima volta è stato però a causa del furto del cane della compagna di Montella, Maria Paola Cattaneo. La 44enne accusata di aver sottratto il jack russel di nome Bullo è stata poi prosciolta. Il cane sparì e ricomparve dopo poco con una ferita e senza microchip: la Cattaneo è stata rappresentata dall’avvocato Solari come parte civile, segno della fiducia tra la coppia e l’avvocato.

Chi frequenta i corridoi del tribunale conosce bene Solari: tra i più attivi legali presenti nell’elenco degli avvocati d’ufficio a gratuito patrocinio. Innumerevoli le volte che si è trovato a rappresentare pusher arrestati per spaccio dalle forze dell’ordine, anche dalla Levante. In aula, tuttavia, viene descritto come “un’altra persona” rispetto alla sua fede politica. L’ultima arringa di Solari per un 20enne nato in Nigeria, definito dal quotidiano Libertà “primatista dello spaccio”, fermato cinque volte nel giro di 40 giorni da polizia e carabinieri, è stata un inno alla tolleranza sociale: “Non ha casa, non ha lavoro, dobbiamo aiutare questo giovane ragazzo. Cosa può fare per campare?”.

D’altro canto, in questi giorni sono comparse su tutti i giornali e social le foto di Solari accanto a una collega, immortalati su Facebook con manganello e la scritta “credere, obbedire, combattere” e un fucile a canne lunghe. E Montella, a sua volta, commentava con “sei il numero uno” i post sovranisti del suo attuale avvocato che sosteneva la tesi della “sostituzione etnica” in Europa a causa dell’immigrazione “senza controllo”.

Anche se l’ha messa sul piano di una curiosa “deontologia professionale”, Roberto Fiore, dal suo profilo Twitter, ha tuonato contro il suo ex candidato sindaco a Piacenza: “La deontologia professionale di un buon avvocato non prevede la difesa di pedofili, stupratori, collaboratori di giustizia e Carabinieri gangster. Quello che fa la meteora Solari – tre mesi con noi tre anni fa e mai candidato – non è comunque affar nostro”.

Nel 2017 i neofascisti di Fiore non riuscirono a raccogliere le 350 firme necessarie per la candidatura di Solari a primo cittadino che, così, sfumò. “Non ho mai avuto la tessera di Forza Nuova – dice oggi Solari – Io difendo persone di colore, bianchi, rossi. Ma a qualche ‘rosso’ e a qualche ‘nero’ poco intelligente dà fastidio questo concetto. Il mio lavoro è cosa differente dalla mia storia politica”.

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